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Reviews - Saxon
:: Saxon - Calls To Arms - (UDR - 2011)
Ennesima fatica per i Saxon… è inutile ricordare chi sono Biff e soci, una pietra miliare, una leggenda, una mitologia del metal… ma le leggende hanno anche una fine e credo che i Saxon siano arrivati al traguardo! In redazione il precedente album era stato ritenuto molto scarso e questo rischia di avere la stessa valutazione.
Certo a suo tempo fece piacere il ritorno a sonarità più heavy care a capolavori come “Power And The Glory” e “Wheels Of Steel” e poteva risultare piacevole all’inizio ma ora si è arrivati al limite! D’accordo , va bene un sound innovativo, ma scopiazzare qui e lì non è il massimo, specie per una band come questa che ha fatto storia.
I momenti carini e accattivanti certo non mancano, come la track 7 “Afterburner”, brano dai sapori quasi Primal Fear (la copia della copia), con sonorità power che ormai accompagnano i Saxon già da qualche album, miscelate con il loro sound rock’n’roll. Ma la scopiazzatura stilistica continua. Se si ascolta la traccia 6 “Chasing The Bullet” si arriva addirittura a copiare anche gli Ac/Dc… potrei continuare all’infinito a giudicare, ma sempre più in negativo, quindi mi fermo qui e concludo dicendo che chi possiede tutta la discografia dei Saxon mi dispiace dirlo, ma acquisterà quest’ultimo album solo perché non manchi all’appello. Se siete invece in cerca di qualcosa di veramente bello allora scartate a priori questo “Calls To Arms”!
Voto: 5/10
Antonio Abate

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:: Saxon - Crusader / Innocence Is No Excuse / Destiny - (Axe Killer - 2002 - 2000 - 2001)
L’etichetta francese Axe Killer, ormai dedita a ristampe hard-rock/classic metal si sta occupando da un po’ di tempo a questa parte, alla ripubblicazione del catalogo Saxon, accompagnando ogni uscita, con relative bonus tracks e rivisitazioni per quel che concerne i booklets.
Le tre ristampe in esame non rappresentano proprio il meglio della discografia della band inglese, ma testimoniano, oltre a spunti interessanti, di come il gruppo goda comunque di buona salute e popolarità, grazie anche all’essere protagonisti di assoluto valore nel calderone NWOBHM. I loro primi imprescindibili dischi, la particolare timbrica vocale di Byford e le due “asce” Oliver-Quinn (che all’epoca mettevano a serio rischio l’accoppiata Murray-Smith), sono tutti fattori che hanno contribuito al proprio successo.
Partendo in ordine cronologico, Crusader (Carrere, 1984) verrà sicuramente ricordato solo per la title-track, un anthem epico di rara bellezza, nonché uno dei capisaldi live fino ai giorni nostri. Il resto resto dell’album prosegue su coordinate tutt’altro che epiche, tanto che la stessa “Crusader” sembra un pesce fuor d’acqua. Canzoni come “Bad Boys”, “A Little Bit Of What You Fancy” o “Rock City”, risultano molto dirette, d’impatto, rock’n’roll style e con una registrazione non certo “pulita”. Dal vivo questi brani avrebbero avuto effetti positivi, ma il problema rimaneva: erano troppo distanti dal classico sound Saxon. Per questo motivo Crusader rimarrà solamente un episodio isolato e sottovalutato proprio per la sua “stranezza”.
In questa ristampa, tre le bonus tracks, incluso un medley di vecchi brani.
Un anno più tardi i cinque di Barnsley si ripresentano sul mercato con Innocence Is No Excuse (EMI, 1985), che al di là di una poco rassicurante copertina, si dimostra un album molto valido sotto l’aspetto compositivo, ma debole nella produzione, più soft e meno ruvida del passato.
L’opener “Rockin’ Again”, la vivace “Back On The Streets”, “Broken Heroes” e la classicissima “Rock’n’Roll Gipsy” avranno però la loro “rivincita” dal vivo, rimanendo per lunghi anni nei live act della band.
Dall’85 all’88, problemi di line-up ed un tentativo maldestro di “americanizzare” il proprio sound con massicce dosi di sinths, vengono pubblicati due dischi: Rock The Nations (il più debole della discografia secondo il sottoscritto) e Destiny.
Destiny (EMI, 1988) è un album quasi di transizione, infatti, da esso in poi i Saxon chiuderanno un ciclo per riaprirne un altro nel 1991 con Solid Ball Of Rock.
Come nel caso di Crusader, anche qui il brano più rappresentativo sarà addirittura la cover di “Ride Like The Wind”, hit firmata da Christopher Cross e uscito anche come singolo. Il resto delle songs usufruiscono sì di una buona produzione ma peccano di originalità e soprattutto di qualità (dato preoccupante); da segnalare in chiusura il brano “Red Alert”, che per lo meno fa un inchino al passato e porta un po’ di vivacità.
Anche per questa ristampa le bonus tracks sono tre: “Rock The Nation” (live), “Back On The Streets” (live) e la b-side “Live Fast Die Young”.

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:: Saxon - Heavy Metal Thunder Bloodstock Edition - (UDR - 2015)
Febbraio, tempo di ristampe. No, non è vero, ma è quello che traspare dagli intenti promozionali dell’UDR, che in un solo colpo ritira fuori due maxi release a firma Saxon, di cui prontamente ci occupiamo su queste pagine. Una è il doppio DVD “The Saxon Chronicles” (con un audio cd bonus piuttosto ghiotto, come vedremo), l’altro è questo “Heavy Metal Thunder”, uscito originariamente nel 2002 e contenente tredici classici risuonati appositamente dalla band per l’occasione, insieme all’immancabile cd live al fine di rendere sensata l’operazione stessa di ristampa. Che la prassi di riproporre un nugolo di oldies con suoni aggiornati e appetibili al pubblico contemporaneo sia ormai consolidata è un fatto, ma che si sia addirittura sentita l’esigenza di dedicare una ristampa ad un simile lavoro… questo sì, mi stupisce non poco. Misteri della gestione promozionale, e tuttavia, a livello strettamente personale, devo concludere che la UDR ha deciso di viziarmi: prima Uli Jon Roth, poi i Saxon… periodo di grazia, insomma. Sul primo disco (“Heavy Metal Thunder” propriamente detto) non c’è molto da dire: su questi lidi siamo da poco reduci dall’analisi dei remakes di lusso di “Unplugged And Strung Up”, e devo dire che la resa di pezzi tipo “Power & the Glory”, “Crusader”, “Dallas 1 PM” e “747 (Strangers In The Night)” beneficia più di una versione aderente all’originale (per quanto “pompata” dagli steroidi della modernità) piuttosto che di improbabili riarrangiamenti in chiave acustica. Che poi gli originali siano meglio, è un fatto indiscutibile, eppure… sarà un caso, sarà l’aria di “raccolta per le nuove generazioni” ma ho molto apprezzato la versione di “Power & the Glory” qui presente (forse perché inserita in un lotto di tutto rispetto e non nella tracklist originaria). Qualche perplessità per l’inclusione di “Backs To The Wall” (di classiconi che avrebbero potuto prenderne il posto ce n’erano, anche nello stesso primo album; penso a “Frozen Rainbow”, una tra tante…), ma in definitiva la tracklist scorre, e ciò è un bene: se poi avrà (o ha avuto) l’effetto di avvicinare nuovi accoliti ai cinque di Barnsley, questo è tutto da verificare. Un’osservazione si può però già fare: è la band stessa a considerare come “periodo classico” quello rappresentato dai suoi primi sei album, e questo è un fatto. Passando al cd live, va evidenziato come lo stesso raccolga l’esibizione dei Saxon al rinomato festival britannico Bloodstock, edizione 2014. Il discorso fatto sui “classici” sembra permanere anche qui – sebbene in altre occasioni la scaletta si fosse mostrata più varia ed “inclusiva” – ma si sa, gli anni passano e il passato è sempre più un Eldorado da curare e custodire. In questo senso, le inclusioni della nuovissima “Sacrifice” e di “Battalions Of Steel” (episodio non proprio memorabile, a dir la verità) rappresentano più l’eccezione che la regola, e l’attenzione si sposta piuttosto su altro, tipo la presenza di una perla come “To Hell And Back Again” e la performance della coppia Quinn/Scarrat, scialba in più punti e addirittura da dimenticare su “Power & the Glory”, con assoli fuori tono e imbarazzanti derive slayeriane. C’è da dire che la situazione migliora all’avanzare della scaletta, ma la mia perplessità resta, eccome. La voce di Biff è nella consueta forma, il pubblico apprezza, si fa sentire su “Wheels Of Steel” e Denim And Leather”, e tutto è al suo posto, parafrasando il buon Huxley. Con un simile lotto di pezzi il giudizio non può che essere positivo, ma la tentazione di premiare l’operazione va comunque mediata dai nei sopra evidenziati; potremmo osservare come gli stessi siano la migliore conferma di come i Saxon non abbiano perso la propria indole “stradaiola” e spiegarcela così, ma personalmente preferisco attendere di recensire “The Saxon Chronicles” prima di esprimere un giudizio su questa mastodontica operazione di archivio in casa di Byford e soci. Per ora, vai così!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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:: Saxon - Into The Labyrinth - (Spv – 2009)
Se non ci fosse il tradizionale logo sulla copertina del promo di Into The Labyrinth, si stenterebbe a credere che si tratti dell’ultima fatica dei Saxon. Della gloriosa band inglese, in questo album, c’è poco e questo è chiaro sin dalle prime note della song d’apertura, “Battalions Of Steel”. Sarà che il disco è stato registrato presso i Twilight Hall Studios di proprietà dei Blind Guardian, sarà che la produzione è stata affidata a Charlie Bauerfeind, produttore di fiducia degli autori di Immaginations From The Other Side, però l’album sa tanto di operazione commerciale o quanto meno di riconquista delle fasce più giovani della popolazione metallica. Scordatevi quindi quelle canzoni che puzzano di benzina e copertoni bruciati, che tanta gloria hanno donato in passato al gruppo inglese;oggi ci troviamo innanzi a un gruppo power metal, e neanche di alto livello. Per amor di cronaca un paio di brani di buon livello ci sono: “Live To Rock” e “Slow Lane Blus”. Queste due canzoni sono le uniche che contengono il DNA dei Saxon e che soprattutto non limitano le performance vocali di Biff Byford, probabilmente il più penalizzato da questo nuovo corso stilistico del gruppo. Questo album ha lo stesso fascino delle attrici degli anni cinquanta e sessanta, che dopo un bel lifting facciale, vanno a sedersi nei salotti domenicali…
Voto: 5/10
g.f.cassatella

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www.myspace.com/planetsaxon
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:: Saxon - Killing ground - (SPV - 2001)
I Saxon sono stati senza ombra di dubbio, uno dei gruppi di maggiore importanza di quello che la NWOBHM, inanellando lungo la loro carriera, successi intramontabili come Wheels of Steel, Power and Glory o Denim & Leather, ma anche episodi lievemente sottotono (su tutti Rock the Nation), frutto di quella saturazione stilistica, dovuta più ad esigenze discografiche che per cause della band stessa.
Comunque è anche vero che ben pochi nomi della scena heavy metal, hanno saputo mantenere una costanza ed una coerenza di intendi come i Saxon, senza però fossilizzarsi su classici standards musicali, ne tanto meno avventurarsi in meandri loro sconosciuti o inadeguati.
Ora, a distanza di un paio di anni dal precedente Metalhead, questo nuovo Killing Ground, conferma ancora una volta il valore e la vitalità di questi cinque musicisti in grado di essere autentici portabandiera di un sound tradizionalista e allo stesso tempo attuale.
Rispetto alle più recenti produzioni, in Killing Ground, non possiamo non notare diversi connotati epici, che ripotrano alla memoria gli echi di \"Crusader\" (il brano), oppure \"The Eagle Has Landed\", presenti in canzoni come \"Dragons Lair\" o \"Deeds of Glory\" dall\'irresistibile refrain, oppure l\'emozionale ed atmosferica \"Shadows on the Wall\", oltre per l\'epicissima copertina.
Non mancano comunque brani in classico stile come la title-track dal riff potente, la melodicissima canzoncina \"Coming Home\", \"Runnjng For the Border\" e la conclusiva \"Rock is our Life\", che ribadisce ad alta voce ciò che sono e saranno i Saxon. Citazion a parte va alla cover \"Court of the Crimson King\" dei King Crimson, decisamente personalizzata da Biff e soci e non nuovi, in esperimenti azzardati e ben riusciti (chi ricorda \"Ride Like the Wind\" di Christopher Cross?).
A proposito di Biff Byford, anni passano inesorabilmente, ma la sua prestazione si esprime ad altissimi livelli.
Killing Ground non deluderà le attese, ne sono sicuro.

R
:: Saxon - Let Me Feel Your Power - (UDR - 2016)
Probabilmente siete stanchi dei Saxon, lo metto in conto. Probabilmente siete ancora più stanchi di sentirmi parlare dei Saxon (e leggerne le gesta attraverso la mia penna), e anche questo ci può stare. Ma non chiedete a me di essere stanco dei Saxon, succederà difficilmente. Assodato questo, vediamo a parlare della loro ultima uscita, questo DVD corredato di un doppio cd live che prende il nome di “Let Me Feel Your Power” citando insieme l’omonima track presente su “The Inner Sanctum” e (alla lontana, ma con più efficacia) la sempiterna “Power And The Glory”. Dunque, che c’è di nuovo in casa Saxon? Apparentemente nulla, ed è questo il bello: dopo la pubblicazione del suntuoso “Battering Ram”, come è costume diffuso in casa Byford e soci giunge il live relativo, questa volta catturando la band sui palchi di Monaco di Baviera, Chicago e anche Brighton (con tre bonus tracks, tra cui spicca la solenne “Requiem”). Parlare del DVD o dell’audio è sostanzialmente indifferente: Biff chiama a sé i fedeli accorsi a celebrare la sua versione del rito della NWOBHM, e lo fa con importanti rimandi alla simbologia degli anni d’oro: pelle, jeans e gilet pieni zeppi di toppe. Dalla sua ha una timbrica vocale inossidabile, l’assoluta affidabilità della sezione ritmica Carter/Glocker (alla fine il buon Nibbs è riuscito a convincermi, pur essendo il sostituto dello storico Dawson, e pur non essendosi mai degnato di rispondere alla mia intervista a lui inoltrata qualche anno fa!) e le chitarre taglienti del fido Quinn e di Scarratt, quest’ultimo perfettamente a suo agio sulle sue partiture, mentre sulle parti che furono di Graham Oliver indulge spesso e volentieri su quei fastidiosi slayerismi già ampiamente rilevati in queste pagine. Ma questi sono particolari, finezze da recensore e piccole fissazioni da seguace di lunga data: quello che conta dinanzi ad un lavoro simile è rilevare i punti fondamentali che descrivono i Saxon nell’anno 2016. In primis, il fatto di essere rimasti una perfetta macchina da guerra dal vivo, ampliando anzi il proprio raggio tecnico grazie alla venatura power assunta dal suono (deleteria per alcuni lavori in studio, salutare per una scaletta live non più semplicemente incentrata sui primissimi capolavori). Poi, il fatto di poter contare su una discografia sconfinata e farlo davvero, senza focalizzarsi unicamente sull’arco temporale che va dal primo disco a “Innocence Is Not Excuse”: un modus operandi encomiabile che – al di là dei gusti personali – ci presenta una band “vera”, intenzionata ad andare avanti e non a considerare gli appuntamenti in studio come semplici passaggi obbligati per andare in tour. E poi, fattore più importante, i Saxon hanno sempre seguito una linea evolutiva nella propria formula, tanto da arricchire il proprio sound senza per questo snaturarlo, indurendolo ma restando fedeli alle origini stradaiole e un po’ epiche che erano già tutte lì, nel proto-thrash di “20,000 FT” (qui opportunamente omaggiata e incensata) nonché tra i solchi di “Saxon”, rappresentate degnamente da due episodi come “Frozen Rainbow” e “Stallions Of The Highway”. Ecco, ho appena citato due pezzi purtroppo non presenti nell’ampia scaletta della release (trentacinque tracce nel DVD, sedici per ognuno dei cd) ma poco male: da “Motorcycle Man” a “Destroyer”, da “Dallas 1 PM” a “Sacrifice”, da “Rock the Nations” a “Battering Ram”, se conoscete e amate questa band avrete pane per i vostri denti. Per quanto mi riguarda, sono ancora una volta satollo!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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:: Saxon - Lionheart - (SPV/Steamhammer/Audioglobe - 2004)
Devo confessare che sono un fan “sfegatato” dei SAXON... Questo è un gruppo che mi ha dato tante di quelle emozioni da non cessare per un attimo un rapporto fortemente affettivo... Li seguo da una vita e sono stati una colonna fondamentale e basilare della mia vita... E recensire il loro nuovo album mi da una gioia che non potete capire... Come si fa a definirli superati o “vecchi”... I SAXON sono ben più vitali ed energici di gruppi che fanno finta di esserlo... Il loro nuovo album è davvero grandioso in quanto riescono sempre e comunque a stupire grazie ad una classe innarrivabile e cristallina... C’è tutto il cuore del vero Heavy Metal in “Lionheart”... Nulla è falso o ipocrita... Qui c’è l’eterna legge dell’Heavy Metal che impera e vince sempre... Vedete, Heavy Metal non significa solo suonare “pesante”, ma aver un “mood”... uno spirito particolare... E solo ascoltando i SAXON oppure i JUDAS PRIEST od ancora gli IRON MAIDEN si capisce cos’è questo Heavy Metal che molti considerano “musica del demonio”... Qui non c’è Satana, ma solo cuore e voglia di dire qualcosa di importante e forte... Ogni brano del nuovo platter “made in Saxon” è un brano pensato ed ideato da un gruppo che ha ripreso alla grande dopo un periodo di sbandamento occorso a cavallo fra gli anni ottanta e novanta... Ogni brano è già un classico ed imprime una svolta significativa all’economia dell’album... UP THE SAXON FOREVER!!!

EMANUELE GENTILE
:: Saxon - Sacrifice - (UDR/EMI - 2013)
Chi mi conosce lo sa (come diceva l’alter ego di Alberto Tomba negli anni ‘90): i Saxon sono stati un’importante colonna sonora della mia adolescenza, e oltre. Uno di quegli ascolti fuori tempo massimo che non perdono mai quell’alone di freschezza e genuinità di cui i primi dischi sono tutt’ora espressione, pur con lo scorrere degli anni. I vinili dei sassoni sono ancora lì, e raccontano la storia di una band come tante altre: gli anni da operai, l’inseguimento del sogno americano, il fallimento con una serie di dischi scialbi, e la rinascita, rocciosa e decisa proprio come i gloriosi bei tempi. A corollario di quello che è un periodo prolifico per i Saxon, che li ha spesso visti unire la NWOBHM degli esordi a suggestioni power, non si può dimenticare l’assoluta capacità di tenere banco dal vivo, con un Biff Byford incredibilmente in forma smagliante e Paul Quinn vero regista di campo. Commento a margine, se non avete ancora avuto la possibilità di vedere la band dal vivo, colmate immediatamente questa lacuna!
Comunque sia, il nuovo disco dei nostri working class heroes si presenta bene, costituendo un onesto episodio che può contare su più di qualche momento di sicuro interesse; in altre parole, su incandescenti episodi di puro metal che pur nelle inevitabili evoluzioni si mostrano fedeli al proprio marchio di fabbrica, solo che qui il marchio di fabbrica si chiama Saxon, mica bruscolini.
Dopo l’intro “Procession” è la volta della rocciosa opener “Sacrifice”: pennata britannnica e un chorus che si pianta in testa per giorni e giorni. Tocca dunque a “Made In Belfast”, con il suo incipit legato alla tradizione irlandese, subito doppiato dal basso; uno di quei brani dalla strofa oscura che accumuna i cinque di Barnsley a tanti episodi targati Motorhead e Accept. Uno dei migliori episodi è senz’altro la maestosa “Guardians Of The Tomb”, impreziosita da quei picchi di voce che ancora oggi sono in grado di far tremare i polsi, e da un assolo quasi maideniano. Per il resto, gli ingredienti per la riuscita dell’album ci sono un po’ tutti: il rock and roll sferragliante di “Stand Up And Fight”, la cavalcata epica di “Night of the Wolf” (che si fregia del vecchio trucchetto della strofa arpeggiata), e la ritmica essenziale di “Standing In A Queue”, affine ai già citati Accept e soprattutto ai maestri Ac/Dc. Dunque, una serie di cavalli di battaglia che promettono di fare faville nella scaletta dei concerti, sempre ben calibrata tra passato e presente da parte di Biff e soci. Eppure, un dubbio mi resta: guardo la tracklist e leggo titoli come “Warriors Of The Road”, “Stand Up And Fight”, “Walking The Steel”, “Wheels Of Terror”, non potendo fare a meno di individuare un collegamento con le celebri hit dei primi album. Scelta consapevole o semplice caso di leitmotiv testuale? Ai posteri l’ardua sentenza…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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:: Saxon - St. George’s Day - Live in Manchester - (UDR/ADA - 2014)
Un’altra release Saxon, direte voi? Ebbene sì: una volta mi limitavo semplicemente a stressare i malcapitati con l’ascolto dei vinili dei cinque bomber britannici, o delle cassette riversate dai suddetti e messe su in loop continuo in macchina, ora ho in mano l’arma delle recensioni ed eccomi qui a presentarvi la loro uscita nuova di zecca, che segue a ruota il buon “Sacrifice” e il discreto “Unplugged And Strung Up”: un doppio live registrato a Manchester in occasione della festività di San Giorgio, patrono di Inghilterra. Non lo nego, mi son detto: finalmente un compendio live dei Saxon da ascoltare in macchina che possa sostituire l’ormai datato “Greatest Hits Live!” del 1990, un po’ come hanno fatto i Whitesnake con la loro recente serie di dischi dal vivo che pescano a piene mani da un po’ tutta la loro produzione (leggi: “Made In Britain”, “Made In Japan”, ecc.). Così non è, complice una qualità sonora non eccelsa nonostante la longa manus di Andy Sneap, forse a testimonianza dell’ intento di produrre un bootleg che suonasse a tutti i costi genuino e “vero”. Al di là di simili considerazioni, i Saxon sono tutto quello che trovate in questo doppio cd: gli esordi stradaioli di “And The Bands Played On”, la liricità di “Broken Heroes” (qui dedicata da Biff ai caduti delle Falklands), gli intenti speed/epic dell’ultima produzione, qui rappresentati da “Conquistador” e “Guardians Of The Tomb”, ma anche i classici intramontabili, a qualunque epoca della produzione Saxon appartengano: “Crusader” (con Paul Quinn sempre sugli scudi), “747 (Strangers In The Night)”, “Strong Arm Of The Law”, “Princess Of The Night” e tanti altri, senza trascurare la nuovissima “Made In Belfast” e “Dallas 1 PM”, unico momento in cui l’emergere della personalità di Doug Scarrat alla sei corde provoca una sensazione di straniamento nei confronti delle consolidate partiture ad opera della coppia storica Quinn/Oliver. Biff si conferma frontman di grande carisma e di altrettanta potenza vocale, ma anche questa non è una novità; sulle note conclusive dell’inno “Jerusalem” non fatemi aggiungere altro, rischierei di scadere nell’ennesimo intento celebrativo e non è mia intenzione, in questa sede. Osserverò soltanto che per i vostri viaggi in macchina la direzione consiglia il già citato live del 1990 per la sua ottima scaletta corredata da una buona qualità sonora; se però amate godervi i vinili in salotto, in religioso silenzio, non abbiate dubbi: “The Eagle Has Landed” è il live definitivo dei Saxon, diretto, essenziale e senza la necessità di un formato “doppio” per apparire esauriente. Buon ascolto.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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:: Saxon - The Eagle Has Landed III - (Spv - Audioglobe)
Se non conoscete i Saxon dovete come minimo fustigarvi i genitali fino allo svenimento (a meno che non siate dei sadici all’ultimo stadio in questo caso è meglio che evitiate questa pratica che potrebbe procurarvi dolci sensazioni e ripiegate su una tecnica di tortura cinese, che so farvi legare ad una sedia e farvi porre sotto una fonte di acqua che distilla una goccia al secondo sulla vs. capoccia fin tanto che la stessa non vi perfori il cranio, ammesso che non impazziate prima). Questo è il terzo capitolo della saga live dei Saxon band con alle spalle una onorata carriera pluridecennale iniziata quasi in contemporaneamente con band del calibro di Iron Maiden, ma che per loro sfortuna non ha mai avuto lo stesso andamento della band appena citata. The Eagle Has Landed è la fotografia dello stato di grazia che sta attraversando la band attualmente, stato si grazia che viene espresso in maniera ottimale in tutta la durata del doppio cd dove il classico sound Heavy metal degli anni ’80 viene riproposto in maniera impeccabile tenendo conto delle “evoluzioni” che la band ha apportato nel corso degli anni alla propria musica. I brani per lo più sono quelli dell’ultimo periodo, la resa sonora è più che ottima e il coinvolgimento del pubblico più che sufficiente, ma mi dispiace dirlo il tutto risulto un tantino freddino e a lungo andare annoia anche un po, forse una produzione più rozza, intesa più live, avrebbe giovato di più. Comunque, concludendo possiamo dire che se siete degli amanti dei Saxon questo cd non deve assolutamente mancare nella Vs. collezione in caso contrario sarebbe opportuno un ascolto preventivo, anche se sono convinto che sarete colpito più che positivamente dalla band.

Fabio Calandrino
:: Saxon - The Saxon Chronicles - (UDR - 2015)
I più attenti ricorderanno che ci eravamo lasciati poco fa con la disamina della famigerata Bloodstock Edition della raccolta “Heavy Metal Thunder”, ed ora rieccoci a parlare dei Saxon e della loro recente verve “enciclopedica”. Come sempre, qualcuno vedrà l’operazione con sospetto e qualcun altro plauderà alla più facile reperibilità di vari “documenti di archivio” della band; personalmente propendo per la seconda ipotesi, e il motivo è che mentre la release gemella succitata aveva come raggio d’azione il recente passato del quintetto, con live e nuove versioni dei classici, “The Saxon Chronicles” è costituito da un doppio DVD che trabocca di materiale realizzato sino al 2003 (anno della release originale) e soprattutto focalizzato sul glorioso passato. Molto meglio, insomma. Se il primo DVD raccoglie la mitica esibizione live al Wacken del 2001, indiscussa fotografia dell’ottimo stato di salute dei Saxon all’alba del nuovo millennio, è il secondo DVD a costituire la parte più succosa, con clip live e promozionali, apparizioni in TV (soprattutto anni ‘80), scene da vari tour e una galleria fotografica e di immagini varie. Godetevi pure la band vagare per l’isola di Jersey, con i commentatori che snocciolano definizioni a volte fantasiose, a volte decisamente azzeccate: è il caso della Yorkshire TV, che definisce quella di Biff Byford come “the loudest voice in the world”. Memorabile l’estratto che mostra la performance di “Frozen Rainbow” (nella versione di “Greatest Hits Live!”), e in quell’occasione si scopre che… Biff tiene appeso a casa sua l’artwork originale di Crusader, a mo’ di quadro nel salotto buono! Nella sezione dedicata ai tour, particolarmente interessante è l’esibizione all’Esbjerg Rock Festival del ‘95 in Danimarca, con 3 pezzi che testimoniano l’ingresso in line-up di Doug Scarratt per il tour di “Dogs Of War”, mentre il capitolo videoclip è particolarmente esplicativo dell’approccio dei Saxon ad un mezzo divenuto nel tempo un fenomeno di costume che spesso ha travalicato la musica. In due parole, gli autori di “Wheels Of Steel” non sono mai stati particolarmente video-dipendenti o trendy, e questo ce li fa apprezzare anche di più, se possibile. Per rendersene conto, basta guardare il “Behind The Scenes” del recente “Unleash The Beast”, ma sono sicuro che l’attenzione dei più sarà catalizzata dalla carica kitsch di “Power And The Glory” (terribile…) o dall’approccio marcatamente on the road di “Back On The Streets” e “Rockin’ Again”. Memorabile il fatto che nella precedente raccolta di clip allegata a “Live Innocence” avessero usato le immagini di “Rockin’ Again” anche per il brano “Rock’n’Roll Gypsy”, e questo la dice lunga sul giusto peso dato al mezzo, all’epoca agognato da molte band. La stessa scelta di realizzare clip promozionali per “Suzie Hold On” e “Nightmare” (non proprio i pezzi più memorabili dei dischi da cui sono tratti) parla da sola. Infine, il bonus CD, che rappresenta il vero valore aggiunto della presente release: “Rock’N’Roll Gypsies” è il secondo live ufficiale realizzato dai Saxon, registrato nel corso del tour in Est Europa del 1989, e se sinora era passato pressoché inosservato è solo perché fu immediatamente surclassato dal successivo “Greatest Hits Live!”, il vero battesimo del fuoco della nuova formazione con Nibbs Carter e il ritorno di Nigel Glocker. Un disco dal valore più documentario che emozionale, dato che ci restituisce una scaletta inconsueta, con i pezzi dell’epoca (era il tour di “Destiny”): “Rock The Nations”, “Northern Lady” e “I Can’t Wait Anymore” sono alcuni degli estratti che, purtroppo o per fortuna, sono inclusioni più uniche che rare. In effetti, stiamo parlando di un periodo buio dal punto di vista compositivo per i nostri paladini, ma al di là delle stranezze (il pubblico “fantasma” e sfumato tra un pezzo e l’altro, la scaletta che esclude accuratamente ogni pezzo già finito sul precedente “The Eagle Has Landed”, a imitazione dei live contemporanei di Scorpions e Judas Priest) si tratta comunque di una delle ultime testimonianze della coppia Quinn/Oliver in azione, un fattore che di per sé dà valore al disco e (per estensione) all’intera release! Buona visione…
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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:: Saxon - To Hell and Back Again - (2 Dvd set, Spv/Audioglobe)
Se fosse dipeso da me non avrei recensito questo sontuoso 2 Dvd set dei Saxon. Come mai? Per il semplice motivo che la recensione rischia di apparire esercizio verbale riduttivo e banale. Ecco perché ho deciso di riportarvi il comunicato stampa diffuso dal management dei Saxon che presenta meglio di qualsiasi altro scritto “To Hell and Back Again”:

“Eagerly awaited by their fans – not only since their most recent awesome show at this year’s Wacken Open Air –, British metal gladiators Saxon are scheduled to release their new double DVD, To Hell And Back Again, on 19 November 2007 (Germany: 16 November 2007, US: 20 November 2007). To Hell And Back Again comes in a top-quality DigiPak featuring over five hours of playing time and is a perfect example of an excellent price/performance ratio. The double DVD will be released in a 16:9 image format and 2.0 Dolby Digital & 5.1 Audio sound formats. DVD 1 consists of 15 chapters with lots of interesting glimpses of the band’s life between two albums, starting with the Lionheart studio recordings and continuing with heaps of clips from the subsequent tour (the tour start in Kiel, sequences from the Graspop and WOA 2004 festivals, shows in London, Glasgow, Paris, and Pratteln, among others, plus the grand finale in Prague), and scenes from the video shoots for ‘Witchfinder General’ and ‘Beyond The Grave’. Most of the 15 chapters include at least one live track, the end of DVD 1 featuring full versions of each number. Makes over two hours playing time all in all.

DVD 2 includes the official ‘Beyond The Grave’, ‘Witchfinder General’, ‘If I Was You’ and ‘Let Me Feel Your Power’ video clips, plus the brand-new, previously unreleased ‘I’ve Got To Rock (To Stay Alive)’ with guest appearances by Lemmy Kilmister (Motörhead), Angry Anderson (Rose Tattoo) and Andi Deris (Helloween). The song will be available as an Internet single download from 19 October 2007! DVD 2 is rounded off with live cuts from the Swiss Rocksound festival, the Rock For Asia event, and a live duet by Biff Byford and Doro Pesch (performing the Judas Priest classic, ‘You’ve Got Another Thing Comin’). Another three hours of Saxon pulling out all the stops!”

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Emanuele Gentile
:: Saxon - Unplugged And Strung Up - (UDR - 2013)
Lo so che siete tutti maligni e dinanzi a simili operazioni pensate al raschiamento del barile, ma anche i muri conoscono la mia passione/simpatia per i Saxon. È per questo che non bollerò “Unplugged And Strung Up” come l’ennesima mossa fatta dall’ennesima band per sfruttare i fans e spremere come un limone quanto resta dei loro risparmi, anche se ne ha tutta l’aria. Alla fine dei conti, il disco non è altro che una raccolta, anzi una “raccolta più”, per citare Alex e i suoi drughi in missione presso il Korova Milkbar; questo perché le versioni dei classici della band sono qui presentati in versioni diverse: ci sono i remix, come nel caso dell’opener “Stallions Of The Highway”, le re-recordings (tra cui spiccano “Just Let Me Rock” e “Militia Guard”), nonché gli unplugged e le versioni con l’orchestra, che sono poi quelle che danno il nome all’album. Su tutte, ho personalmente trovato interessante la riedizione orchestrale di “Crusader”, poiché al di là della forte tentazione di rendere magnificente il sound originario (una tentazione che troppe band hanno, oggi come oggi) assistiamo qui agli inserti inediti di timbriche celtiche in un brano che di sicuro ne beneficia – anche se la versione originale resta insuperabile, assurta com’è ad essere uno dei brani simbolo della band britannica. Per dire, per quanto gli arrangiamenti orchestrali siano ovunque ben fatti, non riescono comunque ad aggiungere nulla di nuovo ad un brano come “The Eagle Has Landed”, che trova già nella versione in studio il suo pieno compimento. Tra gli acustici segnaliamo “Requiem” e “Frozen Rainbow” (la cui inclusione era prevedibile…), anche se in generale trovo che la veste “unplugged” mal si adatti ad una band che ha sempre fatto della propria ruvidezza una bandiera. Per il resto, la voce di Biff non ha perso un grammo della propria potenza, ma anche questa non è una novità per chi ha avuto l’occasione di seguire la band dal vivo negli ultimi tempi. Il merito di questa operazione è sicuramente quello di pescare a piene mani da un po’ tutta la discografia della band (lasciate perdere il fatto che io mi sia soffermato a parlare degli estratti degli anni ‘80, quella è deformazione personale…), e l’unico guaio sono a questo punto i soldi da spendere… fate un po’ voi. Mi segnalano che l’edizione limitata in digipack contiene anche l’intera tracklist di “Heavy Metal Thunder”, disco antologico di classici risuonati che sinceramente non ho neanche ascoltato, preferendo tenermi il ricordo di un suono ruvido e genuino, e quanto mai foriero di emozioni.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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