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Reviews - Sangre de Muerdago
:: Sangre de Muerdago - O Camiño das Mans Valeiras - (SickManGettingSick Records - 2015)
Punks do it better. L’ho detto più volte, e lo ripeterò altrettanto spesso, come un mantra: avere come background una delle più dirompenti controculture mai esistite assicura un’apertura mentale e una freschezza di approccio senza paragoni. Ce ne siamo accorti con l’esplosione del retro-rock di orientamento settantiano, che ha visto protagonisti tanti elementi della scena crust nordeuropea, ce ne accorgiamo giorno per giorno con gli ottimi progetti dal sapore gothic come gli Horror Vacui, che hanno saputo cogliere gli spunti già lanciati all’epoca da Misfits e TSOL per mescolarli al dark/wave, e ora ne abbiamo la conferma con gente tipo i Sangre de Muerdago, galiziani residenti da tempo a Lipsia, con un passato punk e un presente calato nelle suggestioni folk della propria terra di origine. Degli efficaci richiami al passato e alle atmosfere più suggestive della tradizione avevamo già parlato diffusamente in occasione della precedente recensione (che riguardava il disco omonimo della band, uscito nel 2010 e ristampato nel 2013 dalla nostrana Iconoclast Records) e in questa sede non possiamo che confermare quanto di buono visto (e ascoltato) all’epoca: “O Camiño das Mans Valeiras” ci restituisce l’immagine di una band che ha fatto grandi passi avanti nella ricerca della magia primigenia delle tradizioni, mostrando anche di trovarsi maggiormente a proprio agio con strumenti tipicamente rinascimentali di quanto non fosse in passato. Otto pezzi per quarantaquattro minuti di pura trance in cui gli iberici smussano le loro asperità pur sciorinando le consuete atmosfere oscure: al centro c’è sempre l’evocativa chitarra acustica, un arpeggio che va in diesis, un altro che scende in bemolle, con l’inserto del proverbiale flauto sin dalla seconda track “Xordas”… insomma, tutto quanto c’è da attendersi da un disco dei Sangre de Muerdago. Ho deciso qui di procedere per sensazioni più che per disamina tecnica, dato che “O Camiño das Mans Valeiras” è uno di quei dischi che richiama un passato magico, magari fantasioso e un po’ melanconico, ma auspica anche un futuro di maggior vicinanza alla natura e distacco dalla crescente meccanizzazione della civiltà: questo è quanto affiora all’ascolto di pezzi come “Mensaxeiros Do Pasado”, che vi ricorderà quelle sagre dalle luci soffuse e dal vino che scorre a fiumi, e di “De Musgo E Pedra”, vera e propria ballata degna dei bardi itineranti di un tempo che fu. Nulla di accademico, ma una ricerca spontanea, proprio come l’essenziale background dei componenti. Inutile citare troppe tracce, questo è un disco da scoprire: stesso discorso vale per la band, se non la conoscete già.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact
sangredemuerdago.bandcamp.com
www.facebook.com/thecrowcallstheravenblack
www.sickmangettingsickrecords.de
:: Sangre de Muerdago - Sangre de Muerdago - (Iconoclast Records - 2013)
La saudade. Una parola che per molti evoca mondi infiniti, per altri è un qualcosa di poco definibile e in generale legato a un qualcosa di vagamente esotico… era pressoché questo il monologo interiore che si svolgeva poco prima di lasciar sfregolare la puntina sul pregiatissimo vinile dei Sangre de Muerdago, e il motivo è molto semplice: da appassionato di lingue, l’occhio salta subito su preposizioni e suoni che hanno il volto del portoghese, e che spesso veicolano l’immaginazione verso i lidi capoverdiani e lo sconfinato Brasile, prima ancora di fermarsi nella natia Lusitania. Certo, chi conosce il combo ormai da anni di stanzia in Germania avrà già sorriso alla mia inesattezza: i Sangre de Muerdago sono galiziani – ossia spagnoli a tutti gli effetti, pur parlando quell’idioma che è cugino di primo grado del portoghese – e dunque con il vantaggio di esser nati in quella terra con vista sull’Atlantico che ha visto il passaggio dei Celti e dei Visigoti in epoche ormai lontane. Ecco cosa suonano i Sangre de Muerdago: folk acustico galiziano, stretto a metà tra il pristino retaggio celtico si esprime secondo gli stessi codici dei cugini nordici d’Irlanda (tanto per citare l’esempio più vivido… è grande questa famiglia dei popoli, eh?) pur mantenendo quel velo di calore e tristezza riflessiva che è proprio della penisola iberica. Folk acustico su Iconoclast Records, direte voi? E perché no, aggiungo io: per tematiche trattate, forza evocativa e atmosfere richiamate, il sestetto non ha nulla da invidiare ai vostri amati death/black metallers della foresta, con uno stile vocale che fa accapponare la pelle tanto è vicino a quelle tradizioni senza tempo che fanno parte del background di ognuno degli abitanti del Vecchio Continente (e che fa il paio con quello presente sugli episodi acustici dei Bland Vargar, tanto per rimanere in tema di Iconoclast). E poi, se vi piacciono tanto gli scandinavi che recuperano elementi folk nella loro musica non potrete che apprezzare le chitarre e i violini che costituiscono l’ossatura dello stile dei galiziani, corredati da strumenti semplici ma efficaci come le percussioni (che affiorano per la prima volta sull’epicissima “Soños”) o il flauto dolce (vera guida di “Arrastrando as cadeas”, un po’ come il suo antesignano di Hamelin). Certo, su “O home dos cornos” o sulla conclusiva “Adeus meus amigos” un’accordatina un po’ più precisa alla chitarra non avrebbe guastato, ma è un dettaglio che sposta solo di poco l’attenzione dall’atmosfera di raccoglimento a cui invitano episodi come l’accorata evocazione di “Onde as almas van a morrer” o il sommesso commiato della già citata “Adeus…”. Potrei citarvi i Madredeus per darvi un’idea alla lontana, ma farò di meglio: se le tante parole chiave evocate su queste righe fanno parte del vostro background musicale, non ho che da consigliarvi questo disco. D’altronde, sono sicuro che il mio amico Aldo Brandi non se l’è fatto sfuggire, nella sua continua ricerca musicale decorata dalla saudade…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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sangredemuerdago.bandcamp.com
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www.iconoclastrecords.org
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