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Reviews - Sancta Sanctorum
:: Sancta Sanctorum - The Shining Darkness - (Black Widow – 2010)
A un certo punto della carriera dei Death SS, qualcosa è cambiato. Mi riferisco a tutto ciò che avvenuto dopo la pubblicazione di Do What Thou Wilt, disco che rappresenta una sorta di spartiacque nel curriculum artistico di Steve Sylvester e del suo baraccone di mostri. I germi di sperimentazione presenti in quel lavoro, sarebbero con gli anni esplosi, sino all’apoteosi Humanomalies. Solo in parte, alcune sonorità tipiche del Death SS sound sarebbero state recuperate in The Seventh Seal. Quel che è certo, è che i Death SS del nuovo millennio hanno poco da spartire con quella band che nel 1977 diede vita alle prime gemme oscure della propria produzione. In tutto questo bailamme di cambiamenti, Steve Sylvester ha creato un posto nascosto in cui mantenere quasi del tutto immutata la formula iniziale dei Death SS, mi riferisco agli album solisti usciti tra il 1993 e il 1999 (Free Man – 1993, Brocken Soul - 1994 e Mad Mesiah - 1999). Queste pubblicazioni hanno rappresentato delle occasioni per tornare al passato, non solo musicalmente parlando, ma anche dal punto di vista “sociale”. Intorno a sé il vampiro raccoglieva vecchi compagni d’avventura dei Death SS (persino Paul Chain) per dar vita ad album che rappresentavano il Sancta Sanctorum dello spirito Death SS. Come fan, avevo intuito che solo un album uscito a nome Steve Sylvester mi avrebbe potuto garantire l’ascolto di un certo tipo di musica. Mi sono sbagliato, ma non troppo. Eccomi nel 2010 a recensire un disco in pieno stile Death SS pre Heavy Demons. Non c’è la doppia S della firma del vampiro, sostituita da quella dei Sancta Sanctorum, però l’idea di fondo è quella degli album solisti: vecchi amici e vecchio sound. Thomas Hande Chaste, batterista della prima line-up dei Death SS, è l’altra metà oscura del cielo Sancta Sanctorum. I due si ritrovano dopo un quarto di secolo, ma poco sembra essere cambiato. The Shining Darkenss è polveroso, mistico, arcano come deve essere l’album che i die hard fan dei Death SS desiderano. Doom, pisichedilia, prog anni 70 si fondono dando vita a una miscela, che pur non avendo quel fascino artigianale delle prime opere del duo SS-THC, ha dalla sua una maggiore maturità. A dar man forte ai due, intervengono un altro ex compagno nei Death SS, Danny Hughes (basso), e sangue nuovo: Federick Dope (chitarra) e John DI Lallo (tastiere). In particolare, il chitarrista, smaccatamente blacksabbathiano (l’estetica dei 4 autori di “Iron Man” è richiamata più volte in TSD, per esempio, foto e logo sono un palese tributo alla band di Birmingham), rende il sound pesante come quello di mastro Paul Chain (i brani contenuti negli album che vanno da Heavy Demons in poi erano tutto tranne che doom), mentre la tastiera di John apporta un pizzico acidità sixties (caratteristica presente anche nella copertina e nell’artwork)che rinnovano il sound originale dei Death SS, senza snaturarlo, ma arricchendolo. A impreziosire l’opera intervengo artisti del calibro di Mario “The Black” Di Donato, Ilario “Piranha” Supressa, Mario De Luca, Paolo Montebelli e BJ dei grandiosi Doomraiser. Io ho aspettato questo disco per dieci anni e più, ora finalmente è qui… come potrei non consigliarvelo? Magari nell’edizione in vinile viola limitata a 66 copie con tanto di quadro su tela e cartolina firmata e numerata da Steve Sylvester. Bentornati Death SS!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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