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Reviews - Samael
:: Samael - Above - (Nuclear Blast – 2009)
Ritengo che il punto di forza e la genialità dei Samael sia sempre risieduta nella loro sterminata potenzialità di sperimentare soluzioni sempre nuove ed avanguardiste, a partire da quel capolavoro cyber dark che fu “Passage”, e che permise al combo svizzero assurgere una spanna sopra tutte le altre black metal band europee, sino agli ultimi due lavori, l’elettronico “Reign Of Light” e lo stupendo “Solar Soul”, un affascinante connubio di musica sinfonica ed epicità. Lascia pertanto perplessi il ritorno alle origini di questo “Above”, un album di black/thrash anni ’80 in cui la band elvetica ripropone il suo background culturale, quello mutuato in primis da Bathory e Venom. Questo disco, secondo quanto dichiararto dal leader Vorph, avrebbe dovuto originariamente uscire come side project, in quanto troppo, o meglio, esclusivamente sbilanciato verso la componente black metal del sound dei Samael. “Above” in sé, sebbene completamente distante dal sound degli ultimi dieci anni di carriera dei Samael, è un buonissimo disco, aggressivo ma non banale, supportato da un riffing preciso, chirurgico, che tantissime altre band black metal non dovrebbero far altro che invidiare e cercare di imitare, se volessero aggiungere valore ai propri dischi. A tutto ciò si aggiunga l’eccezionale lavoro di produzione e missaggio svolto da Frederik Nordstrom, che ha saputo rendere attuali ed accattivanti sonorità vecchie ormai di più di vent’anni. Questo non è certamente l’album che ci saremmo aspettati dai Samael, tuttavia è pur sempre un lavoro di qualità più che buona, che farà gola agli appassionati di black metal primigenio, e soprattutto il mio consiglio è quello di ascoltare il disco per intero, non saltando di traccia in traccia, perché in “Above” il meglio arriva sul finire: “On The Top Of It All” è un inno di black epico che avrebbe potuto essere scritto dall’ispirato Quorthorn di “Blood On Ice”, mentre il remix techno “Black Hole” è la dimostrazione che i Samael hanno ancora voglia di sperimentare, di contaminarsi con l’elettronica, e continueranno a farlo!
Voto: 7,5/10
Marco Cramarossa

Contact
www.samael.info
:: Samael - Solar Soul - (Nuclear blast/Audioglobe)
I Samael sono un gruppo a cui sono particolarmente legato in quanto fautori di un sound assolutamente estremo e originale allo stesso tempo. Il gruppo svizzero è in attività dalla metà degli anni ottanta visto che il demo di debutto “Into The Infernal Storm of Evil” data 1987. Nel corso di tutto questo tempo hanno contributo non poco ad allargare gli orizzonti del metallo estremo collegando black metal, Voivod e sperimentalismo elettronico in un blend devastante e paranoico. Xy e Vorph rimangono sempre gli stessi e in “Solar Soul” producono un sound che rappresenta una nuova linea di confine tra violenza elettronica e violenza elettrica. Ascoltatevi attentamente gli undici brani di “Solar Soul” e vi troverete immersi in un fluido inarrestabile di loop elettronici che cozzano violentemente con chitarre iper-elettriche e dal riff ossessionante. Questo loop alla fin fine vi fa perdere i sensi e comincerete a viaggiare all’interno di un mondo strano ed inquietante alla fine del quale sarete posti innanzi alla visione del Sole. Un album di psichedelia? Perché no? I Samael hanno una fortissima componente psichedelica….

Emanuele Gentile
:: Samael - Solar Soul - (Metal Mind - 2014)
Quanti amici di infanzia avete perso durante la vostra esistenza? Trasferimenti improvvisi, litigi disastrosi e, soprattutto, cambi di stile di vita. Questo accade anche con i gruppi musicali, alcuni te li attacchi alla pelle, altri a un certo punto li saluti. A me è capitato con i Samael. Niente trasferimenti o litigi, semplicemente abbiamo preso due strade diverse. Loro verso un black metal sempre più a tinte industrial, io sempre affezionato alle forme più classiche. Così quel percorso musicale che era partito insieme, io come ascoltatore loro come musicista, si è interrotto con Eternal. Devo ammettere che da quel momento in poi ho seguito poco le sorti degli elvetici, così oggi che devo a recensire la ristampa di Solar Soul, album di discreto successo datato 2007, e mi ritrovo a fare i conti con tutte quelle sfumature che mi avevano fatto abbandonare le sorti degli Svizzeri. Iniziamo dalla parte più fredda, quella meramente “industriale”, per poi passare a quella più propriamente “industrial”. Per quanto concerne il primo dei due aspetti, quello con la e finale, la ristampa che mi ritrovo tra le mani è firmata Metal Mind, è limitata a 2000 copie, ha una confezione digipack e un bel dischetto tutto dorato. Rispetto alla versione originale Nuclear Blast non presenta tracce aggiuntive, né note di accompagnamento: è la replica perfetta. Per quanto riguarda la parte musicale, qui mi tocca parlare dell’industrial, senza e finale, ormai predominante in questo ottavo album dei nostri cugini d’oltralpe. E’ stato strano inserire il cd nel lettore e ritrovarmi a che fare con loro, speranzoso di ritrovare in parte quei miei compagni di gioventù che mi avevano regalato almeno tre grandi capolavori (Worship Him – 1991, Blood Ritual – 1992, Ceremony of Opposites – 1994), e buone emozioni con i successivi dischi (Passage – 1993 ed Eternal – 1996) del cambiamento. Alla luce di Solar Soul rimane poco di black, qui ci troviamo a cospetto di una band che rivendica orgogliosamente una fetta della torta del successo dei Rammstein, compagine dalle sonorità simili (non uguali) che avuto ben più fortuna pur partendo in ritardo rispetto ai Samael. Da par mio non sono riuscito a farmelo piacere sto lavoro. Passage ed Eternal avevano un giusto equilibrio tra la componente black e quella industrial, SS invece no, un disco da balera per giovanotti mascarati (ai tempi miei le occhiaie sotto gli occhi ce le procuravamo in modi più genuini). Io vi consiglio di dirottare i vostri risparmi altrove, magari riscoprendo i primi capitoli della saga degli ex blackster. Se però per voi discone fa rima con cerone, allora questa ristampa fa al caso vostro.
Voto 6/10
g.f.cassatella

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www.metalmind.pl
www.facebook.com/OfficialSamael
:: Samael - Worship him - (Osmose prod. - 1990)
Mi accingo a parlarvi del primo full-lenght dei SAMAEL già del fatto che questa recensione sarà alquanto di parte, e quindi schierata a favore di questa band, che solo ultimamente a mio avviso, sta dando preoccupanti segnali di cedimento. Il platter in questione è stato preceduto del primordiale e barbaro demo-tape “Medieval Prophecy” ( 1987), che tra l’altro conteneva una cover di un altro gruppo storico gli Hellhammer. La loro formazione include Vorphalack(vocals & guitars), Masmiseim (basso) e Xytras(drums): il sound è veramente cupo, lento e angosciante, a tratti “dark”, per altri versi Celtic Frost oriented, comunque, alla fine, personalissimo come pochi altri. Quasi tutto l’album è caratterizzato da tempi cadenzati o mid-tempos, come dimostrano perle del calibro di “Knowledge of the ancient kingdom”, “Into the pentagram”, “The dark” (che si chiude con un’inquietante carillon), mentre episodi più ritmati sono “Morbid Metal” e “ The black face”; separata dal contesto è la breve ma intensa (ed occulta) “Last benediction”, con sole tastiere. La registrazione è discreta un po’ grezza ma, comunque in grado di far distinguere tutti gli strumenti e di mettere in risalto la voce demoniaca di Vorph.
Ad essere sinceri, per il sottoscritto, il picco qualitativo degli svizzeri è il loro terzo LP “Ceremony of opposites”, però le radici del SAMAEL sound vanno cercate nelle loro prime releases e nel demo-tape: il loro stile, mi ripeto, è intrigante, occulto, di classe, estremo anche se non si basa sul raggiungimento di velocità folli, come vuole il clichè del black metal. D’altra parte, purtroppo mi tocca constatare che se il gruppo merita elogi fino alla terza fatica(+ il MCD “Rebellion”, di discreta fattura), in seguito ha partorito prodotti (“Passage”, “Eternal”, “Exodus” med) ineccepibili sotto il profilo tecnico-compositivo, ma che tentano un deciso cambio attitudinale( dal satanismo colto a tematiche futuriste ed ‘astrali’), quasi rinnegando il passato, l’abbandono di tutti gli strumenti(non è per forza un male, ma erano stati proprio quelli a caratterizzarli), e composizioni molto più commerciali e canticchiabili rispetto ai tempi che furono. Comunque, una grande band.

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