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Reviews - Ryker’s
:: Ryker’s - Hard To The Core - (BDHW/Soulfood - 2014)
Mi occupo sempre piacevolmente di hardcore, e anche se prediligo la scena italiana per formazione e militanza non disdegno il sound East Coast (quello americano, non quello adriatico!) figlio del NYHC e del verbo declamato da padre Roger e zio Vinnie. Tutto questo per dire che è la volta dei Ryker’s, storico combo teutonico tornato recentemente a calcare i palchi e a diffondere un verbo che sin dagli anni ‘90 era appunto ispirato ai capisaldi del NYHC. Dunque, riferimenti facili quanto doverosi agli Agnostic Front di zio Stigma e a tutte le bands che ruotano intorno a quel giro, e d’altronde, nove pezzi compressi in meno di venticinque minuti sono una vera e propria garanzia. Ne è conferma la formula proposta dal quintetto, roccioso hardcore con decisi innesti metallici che hanno il pregio di non risultare eccessivamente monolitici e quindi, alla fine dei conti, di convincere. E spaccare, di brutto. Se l’impressione è che il politically correct non sia l’ambito preferito di Kid D. e soci (non si spiegherebbe altrimenti la scelta di chiudere il disco con un pezzo dal titolo (“The Beautiful Sound Of Broken Bottles”), non si può negare alla band di aver aperto il proprio disco con maestria, affidando all’opener “The World As I See It Today” un roboante inizio che più Slayer non si può, per poi lasciare spazio ad una tipica grattugiata diretta e tagliente ad opera della coppia di axemen Grobi e Fusel, vero e proprio preludio al moshpit che si scatena di lì a poco. Una formula vincente e allo stesso tempo rassicurante, poi doppiata anche dalla punkeggiante “Slave Cruel World” e dalla classicissima “Divided By Colours” – caratterizzata da un imperdibile break di basso. Poco importa se l’anthemica title-track strizza da vicino l’occhio a “I Hate You” dei Verbal Abuse… come dicevamo, qui c’è puzza di CBGB’s da lontano, e se vi vengono in mente Sick Of It All, Cro-Mags e compagnia cantante, oltre ai sempiterni Agnostic Front, vuol dire che siete sulla strada giusta. Non solo: “Can’t Kill A Dream” è grossa e sudaticcia proprio come i Pro-Pain, e “Time Heals…” mutua dalla band di Gary Meskil anche la passione per assoli torrenziali e dannatamente efficaci. Cos’altro aggiungere? Ah, che la produzione è opera dell’ottimo Andy Classen, e saltando di palo in frasca questo mi ricorda che devo ancora recensire l’ultimo degli Holy Moses! Nel frattempo, niente di meglio che rifarmi le orecchie con il sano hardcore dei Ryker’s!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.rykershardcore.com
www.facebook.com/rykershardcore
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