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Reviews - Roberta Pagani
:: Roberta Pagani - Libera Te - (Music Force - 2013)
Esce per la Music Force di Chieti “Libera Te”, il quinto album di Roberta Pagani, cantante neo-romantica dal timbro lirico e dalle forti suggestioni elettro-pop. Piano però con le conclusioni affrettate: Roberta Pagani non è Tarja Turunen, e al di là di considerazioni di natura prettamente tecnica, il suo genere di riferimento ha poco a spartire con i finnici Nightwish. Tuttavia, è pur vero che entrambi i progetti godono della loro porzione di oscurità, ma mentre i finlandesi sono (erano?) gli alfieri del gothic più pomposo e operistico, le composizioni della cantante milanese ricordano alla lontana le melodie sbilenche della dark/wave anni ‘80. Almeno in questa sede, poiché apprendiamo dalle note biografiche come Roberta si sia spesso mossa su versanti prettamente pop, ancorché “d’autore”; sarà comunque per gli arrangiamenti essenziali e minimalisti ad opera del buon Alessio Pierro (croce e delizia del disco, come vedremo), sarà per il citato intento “d’autore” figlio della mai sopita passione per Battiato (di cui è stata apprezzata performer in occasione del suo progetto/cover band I Cancelli Della Memoria), ma l’elettro-pop delle sette tracce presenti su “Libera Te” insegue spesso sonorità care alla wave italiana, con l’opener “Nuova luna” che richiama un certo dark d’annata caro ai pugliesi CFF, “La legge di Darwin”, con il suo ritmo ostinato in sincrono di basso e batteria che ricorda i migliori Decibel, e “Libera Te”, molto vicina a qualcosa dei CCCP e in generale alla roba che usciva per i Dischi Del Mulo (anche in alcuni frangenti del testo, aggiungerei). Su un versante più “catchy” si muovono invece “Gocce d’inconscio” e la conclusiva ed evocativa “Naturale”, due potenziali hit con molte aperture melodiche. Devo però aggiungere che il timbro vocale della Pagani personalmente non mi fa impazzire, e che il lavoro presenta una schiacciante preponderanza della voce, missata a volume davvero un po’ troppo alto: in questo senso, le evoluzioni (e gli acuti) di “Respiro” evidenziano purtroppo la povertà degli arrangiamenti, e questo è valido anche per altre tracce. Il piglio lirico della singer avrebbe probabilmente meritato una maggiore ricerca intimista, un qualcosa che ne evidenziasse gli spunti vicini a Bjork o alla tradizione mitteleuropea piuttosto che avvicinarla pericolosamente a, per dire, Anna Oxa. In effetti, prendete i succitati riferimenti al dark molto con le pinze: è evidente che non si tratta dell’intento primario, e semmai l’oscurità ricreata nelle atmosfere ha un mood simile al Rondò Veneziano, o alle trovate in stile ‘80 di chiara e innegabile matrice pop. Per quanto io abbia più volte plaudito in passato al connubio tra neo-romantico e dark, la formula viene purtroppo soffocata da una produzione non buonissima (dovuta anche all’eccesso di arrangiamenti elettronici in fase di registrazione, e alla contestuale assenza di strumenti “fisici”, che avrebbero sicuramente reso il suono meno plastico); tuttavia, non mancano spunti per interessanti sviluppi futuri, tra cui gli intenti testuali – incentrati sul rapporto tra l’individuo e la società – e il potenziale che alcuni dei brani promettono di sciorinare in sede live, sia in un senso più wave, magari con un bel basso alla Gianni Maroccolo sorretto da “vere” tastiere, che in un’eventuale direzione opposta, opportunamente segnata da una decisa “metallizzazione” e dal contraltare tra tastieroni e chitarroni, esattamente come accennato ad inizio recensione quando si parlava di Tarja e della terra dei Mille Laghi. Io attendo notizie, eh!
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

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