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Reviews - Rhapsody Of Fire
:: Rhapsody Of Fire - Dark Wings Of Steel - (AFM Records - 2013)
La mia curiosità da fan finalmente può avere fine, e posso essere tranquillo.
Chiaramente, come in altre recensioni eviterò di fare gossip e soap opera su questa band, cercando di concentrarmi sul lavoro musicale
“Dark Wings Of Steel” è il nuovo album dei Rhapsody Of Fire, il primo senza Turilli e il primo a non essere legato a un concept.
Ho avuto alla fine dell’estate l’opportunità di parlare con Fabio Lione di questo nuovo lavoro: lo stesso mi aveva detto che il nuovo dei Rhapsody è un disco un po’ diverso, ma sempre nel loro stile; infatti, l’impatto sonoro è cambiato poco: troviamo sempre il sound Hollywood, contornato da bellissime melodie, cori e tanti arrangiamenti orchestrali che ritornano, suonati da una vera orchestra come all’epoca di “Symphony Of Enchanted Lands II” e “Triumph Or Agony”. Ma allora, cosa è cambiato? Semplice: non c’è Turilli! Direte voi: è un male o un bene? A mia opinione, la separazione ha giovato a tutte e due i progetti, permettendo a Turilli di seguire la sua maniacale indole compositiva e a Staropoli di dare sfogo alla sua vena orchestrale, meno pacchiana rispetto al suo ex socio, e permettendo ai singoli di esprimersi al meglio nella stesura dei brani. Proprio su questo volevo soffermarmi, tutti i brani sono stati composti dai fratelli Staropoli (Alex e Manuel), supportati chitarristicamente dall’ultimo arrivato Roberto De Micheli, e per questa volta le linee vocali e testi sono state affidate interamente nelle mani di Fabio Lione, che da anni dava prova di creatività nelle sue eccezionali liriche, basta ritornare indietro nel tempo all’epoca del primo dei Labyrinth e delle ultime cose fatte con i Vision Divine, che ci hanno regalato inni del metal di casa nostra e non solo.
Altre volte Lione aveva avuto spazio dal duo Turilli/Staropoli, ma mai per un intero album. L’innesto di De Micheli alla chitarra ha dato nuova linfa, essendo lo stesso in possesso di uno stile chitarristico più “dotto” rispetto a Turilli (grande e unico anche lui, ma in possesso di uno stile più istintivo); il buon De Micheli ha modo di far vedere la sua duttilità, passando dai classici soli neoclassici che eravamo abituati a sentire a quelli più calibrati. Si nota una scelta dei riff più variegata che vanno a sfociare nel prog più caro a gruppi americani e all’attuale chitarrista (gli amanti del prog di qualità ascoltino i primi due album dei Sinestesia, gruppo di De Micheli); questa varietà nei riff di chitarra, dà maggiore aria alla sezione ritmica affidata ai fratelli Holzwarth, per la prima volta insieme in studio con i Rhapsody.
Il fatto che i testi non siano legati a un concept ha potuto dare libertà di scrittura a Lione, eliminando i punti morti come narrazioni, parlati, ecc. (sì eleganti, ma da ascolto più “da poltrona” che da auto o da walkman), rendendo immediato e alleggerendolo.
Inutile soffermarsi sulla produzione, pulita perfetta e soprattutto potente!
Ogni singolo brano è una colonna portante di questo nuova fatica dei Rhapsody Of Fire: si parte da una intro dalle tinte gregoriane da film di Dario Argento (Alex Staropoli ha sempre ammesso un suo debole per i Goblin), ma questa volta come su detto senza narrazioni, per dare subito il via al primo brano “Rising From Tragic Flames”. Riff che ricorda un po’ Dawn Of Victory per arrivare a un ritornello molto Enchanted Lands II e fino qua non cambia nulla, ma arrivati alla fine del primo ritornello un riff ponte alla seconda strofa fa rizzare i capelli, con il suo sapore prog accompagnato dalla maestosa orchestra che rende il tutto fantastico, per arrivare alla parte dei soli dove De Micheli dà subito sfogo alla sua creatività. Arrivando alla seconda track si comincia a capire che il combo italiano fa davvero sul serio: “Angel Of Light”, bellissima cavalcata mid tempo, dove Lione incomincia a dare sfogo alla sua liricità, trasformandolo con la sua voce camaleontica in un brano dalle venature gothic; per chi ancora non ha capito le vere intenzioni della band, basta arrivare a “Tears Of Pain”: parte la strofa con un riff sincopato che dà il via a un bridge cantato in italiano, per arrivare a un ritornello in puro Rhapsody style; il successivo brano “Fly To Crystal Skies” è una super cavalcata teutonica che sfocia in un ritornello strappa lacrime che darà vita di sicuro a un nuovo inno della band; per un attimo si prende fiato con “My Sacrifice”, introdotto da un’intro lenta e malinconica di Lione che si trasforma in un epico brano accompagnato da un altro riff potente, altro bridge in italiano e poi ritornello esplosivo dall’eleganza spettacolare. “Silver Lake Of Tears” è la mia preferita: fino a questo punto il combo italiano non aveva dato ancora sfogo allo speed e ai brani veloci a loro tanto cari, ma ecco arrivare questa meraviglia, dove l’ugola operistica di Lione dà sfoggio delle sue doti, grazie all’arioso e melodico ritornello, accompagnato da una sezione solistica da paura grazie a una vorticosa staffetta di De Micheli e Staropoli. “Custode Di Pace”: dopo “Power Of The Dragonflame”, ogni disco dei Rhapsody aveva avuto una canzone in italiano, da ricordare le bellissime “Lamento Eroico”, “Danza Di Fuoco e Ghiaccio”, fino ad arrivare a “Tempesta Di Fuoco”; ecco arrivare questa nuova meraviglia, stupenda ballata che di sicuro infuocherà dal vivo; nel mio promo, gentilmente fornitomi da Staropoli, ho trovato anche una versione in inglese con un arrangiamento diverso e una uguale alla lingua di casa nostra ma cantata in francese. Dopo questo attimo magico si passa per il riff epicissimo di “A Tale Of Magic”: in questa seconda parte del disco dove di solito l’ascoltatore si sente stanco, “purtroppo” la stanchezza sarà cancellata grazie all’immediatezza che regalano questi brani, semplici e diretti e mai appesantiti dai vari arrangiamenti; arriviamo alla title track, bellissimo brano dalle influenze prog che mette in atto tutto quello che in questo disco i Rhapsody ci hanno fatto sentire, passando dai riff più duri alle melodie e ai classici passaggi orchestrali; chiude il lotto “Sad Mystic Moon”, altro particolare mid tempo contornato dai riff in chiave prog e da un altro ritornello epocale azzeccatissimo.
Tiriamo le somme... “Dark Wings Of Steel” è un disco bellissimo! In primis per essersi messi in gioco, cercando di provare altre strade che fino ad ora non si erano mai tentate, in secondo luogo cambiare senza snaturale quello che il fan ama ascoltare da loro non era facile e vi posso assicurare che da fan sfegatato ci sono riusciti alla grande.
Come detto all’inizio, la mia curiosità è stata saziata, personalmente mi posso definire contento.
Faccio un grande complimento a De Micheli, per la sua grande personalità che ha dato di sicuro altra maschera a questa band; uno immenso a Fabio Lione per avermi regalato momenti magici grazie alle suoi ritornelli spettacolari, e un super complimento a Staropoli maestro e direttore di questa magnifica orchestra!
“Silver Lake Of Tearssssss!!!!!!!!”... passo e chiudo!!!
Voto: 10/10
Antonio Abate

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:: Rhapsody Of Fire - From Chaos To Eternity - (Nuclear Blast - 2011)
Ecco ritornare i Rhapsody Of Fire! Questo nuovo album, che esce a distanza di un anno ricco di soddisfazioni meritatissime grazie a un album e ad un e.p. eccezionali, segna un momento importante che chiude non un ciclo, ma una vera e propria era! Un milione di copie vendute, tanti successi, classifiche mondiali scalate alla grande e la conferma della nostra band più blasonata nell’olimpo dell’heavy metal internazionale!
“From Chaos To Eternity”, questo è il titolo del nuovo album, è il disco che chiude la saga che Luca Turilli e Alex Staropoli iniziarono nel 1997 con “Legendary Tales”. Da lì a breve sono successe tante cose; l’assestamento della formazione e il cambio del nome con l’aggiunta di quel “Fire” che non ha influito assolutamente sui fans (tanti in tutto il mondo)… sempre dei Rhapsody si tratta.
Ora…le domande che un fan come me si farebbe sono tante, come chiedersi se sia solo la fine di una saga oppure la fine di tutto.. Mah, uno spera che sia solo la fine di un qualcosa che aprirà un nuovo ciclo che porterà ancora successi e conferme. In questi anni ho visto decine di gruppi, anche i più famosi, tentare invano di imitarli (Blind Guardian, Dimmu Borgir, Manowar, eccc…) cercando di sinfonizzare la propria musica, ma sempre con scarso successo.
Un anno fa esatto ci siamo lasciati col bellissimo “The Frozen Tears of Angels” seguito dall’e.p. “The Cold Embrace of Fear - A Dark Romantic Symphony”. Questi due gioielli segnarono la rinascita dopo un “Triumph Or Agony” spento, una grande rinascita sì, ma non fresca, che ricalcava ciò che di bello la band italiana aveva fatto. Oggi con questo magnifico “From Chaos…”, oltre alla bellezza il duo Turilli-Staropoli rimette quella freschezza mancante al loro manufatto, dando impatto, suono stupendo e immediatezza.
Nove tracce di splendido sympho – prog – power – folk- speed , godimento allo stato puro per chi ha amato e osannato questa eccezionale band!
Il lotto parte con un intro meno sinfonico, ma più chitarristico e molto corto rispetto a quelli soliti a cui siamo abituati, per poi lanciarsi nella battaglia con la title track; riff alla Rhapsody che dà subito spazio a lui, il diamante di questa band: Fabio Lione! Il vocalist per l’occasione ci regala la sua prestazione migliore, la più teatrale e la più camaleontica di sempre, partendo con una strofa quasi sofferente che subito si lancia in un ritornello da film. Si passa poi all’eccezionale seconda traccia “Tempesta Di Fuoco”, niente di nuovo compositivamente, ma la cosa straordinaria sta nel fatto che fino ad ora i Rhapsody avevano sì fatto brani in italiano, ma si trattava di ballate, oppure di piccole strofe inserite nel testo in inglese, ma fare un brano speed completamente in italiano dà un risultato magnifico, dato che Lione esprime un’enfasi incredibile! Cosa che si nota per tutto l’album è l’utilizzo di soli neoclassici da parte di un Turilli oggi più che mai ispirato solisticamente e uno Staropoli sempre più geniale negli arranggiamenti e nei soli. Ma i due vantano anche la presenza nella band di un nuovo componente, Tom Hess, chitarrista di grande esperienza che ha registrato la maggior parte delle ritmiche e partecipato a due soli. Questo a mio avviso ha dato maggiore qualità al disco, in quanto ha permesso a Turilli di gestire al meglio la regia irrobustendo i riff di chitarra e dando un tocco di power scandinavo nel sound che rende fresco l’impatto di tutto l’album. Si arriva alla traccia quattro, “Ghosts Of Forgotten Worlds” brano sontuoso e veloce, in cui si nota maggiormente l’eccelso lavoro chitarristico di Hess. E’ il momento della ballata in italiano di rito, “Anima Perduta”; è ormai chiaro a tutti come nel tempo i Rhapsody abbiano preferito fare le loro ballate in italiano, questa volta una ballata operistica, meno immediata, ma più complessa, con un incalzare fantastico quasi da opera classica. Ma la soave calma si trasforma in un attimo in battaglia grazie alla traccia seguente, “Aeons Of Raging Darkness”. Come già visto in passato i Rhapsody avevano sperimentato l’estremo per rendere più belliche le situazioni raccontate ed ecco un brano fatto come sempre nel loro stile, ma arricchito di parti vocali screem che si alternano a tempi blast passando per le melodie a loro care. Qui si nota come un Lione in gran forma esibisca per l’ennesima volta la bellezza della sua voce camaleontica! Si arriva quindi a “I Belong To The Stars”, a mio avviso il pezzo più bello del disco, brano mid-tempo dall’eleganza disarmante, che passa dai mondi cari ai gruppi power più fedeli ai più corali ma fantastici ritornelli e cambi di tempo nelle parti solistiche. “Tornato” è la penultima traccia dall’intro puramente sinfonico, in cui in pochissimi secondi Staropoli dà sfoggio della sua eccezionale genialità facendo partire subito un sali e scendi di tempi veloci accompagnati da parti pulite e screem alla Lione, che dopo una strofa complessa dà il via a un ritornello dall’epicità assoluta. Siamo all’ultima traccia, una magnifica suite di 19 minuti aperta dalla voce di Sir Christopher Lee seguito da un cantato in italiano in stile celtico, che dà subito spazio alla battaglia. Mai come prima qui si sfocia nella megalomania più assoluta con cambi di tempo da rimanere senza fiato!
È inutile dire come l’innesto di Alex Holzwarth e Patrice Guers abbiano dato qualità ai Rhapsody, migliorando di molto le sezioni ritmiche.
La mia votazione, a dispetto di invidiosi e di critiche stupide, segue a ruota le precedenti e premio dunque con un 10 pieno questo fantastico capolavoro! Anzi se potessi mettere di più lo farei con piacere e senza alcun problema. Faccio quindi i miei complimenti ai Rhapsody Of Fire, con l’auspicio che possano continuare ad emozionarci con la loro grande musica come hanno sempre saputo fare in questi anni, facendo onore alla nostra bella Italia nel mondo dell’heavy metal!
Voto: 10/10
Antonio Abate

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:: Rhapsody Of Fire - Into The Legend - (AFM Records - 2016)
Ormai è risaputa la mia debolezza per questa band e tutto quello che gira intorno al monicker Rhapsody; non smetterò mai di osannarla e di dispensare complimenti. Subito dopo Natale i Rhapsody Of Fire ci regalano il loro decimo album in studio, il secondo per l’esattezza dallo storico split con Luca Turilli. Vorrei proprio cominciare a ritroso per arrivare ad oggi, ricordando il precedente “Dark Wings Of Steel”, dove Staropoli e soci avevano sì ricalcato i canoni Rhapsody, cercando però di modificare il tiro, rimanendo comunque fedeli a un approccio vincente. Seppur diverso, “Dark Wings Of Steel” si è dimostrato un album vincente grazie all’attenta scelta – come al solito – di melodie accattivanti e soprattutto a un lavoro chitarristico maiuscolo di un grande Roberto De Micheli. Eccoci arrivare al presente: “Into The Legend” è semplicemente il perfezionamento di quello che, appunto, avevano iniziato con “Dark Wings…”, sound sinfonico Rhapsody style ma lasciando maggiore spazio alla chitarra di De Micheli, abile e straordinario chitarrista. Un accattivante mix di pura melodia, chitarre potenti che si vanno a mescolare al solito lavoro straordinario di Alex Staropoli, artefice e anima indiscussa dei Rhapsody Of Fire; la solita ciliegina è lo straordinario Fabio Lione, che ci regala ogni volta straordinarie prestazioni da brivido; stupenda la sezione ritmica di Alex Holzwarth e del nuovo bassista Alessandro Sala. Ora entriamo nel cuore di questo “Into The Legend”: da qualche giorno si può già ammirare il primo videoclip estratto dall’album, l’omonima track “Into The Legend”, brano che ricalca il classico stile power/symphonic della band, veloce e di facile assimilazione. Non preoccupatevi, non rimarrete delusi dalla sua semplicità, poiché è comunque un brano di alta fattura: il nuovo album è pieno di sfaccettature e particolarità che faranno rimanere a bocca aperta i fan. Si inizia con il solito intro che ormai accompagna qualsiasi disco della band triestina, “In Principio”, si parte subito in quarta con “Distant Sky”, brano che ricorda i fasti di uno dei brani più popolari e di maggior successo del passato del gruppo come “Dawn Of Victory”: subito De Micheli scalda le mani e si lancia in uno solo da guitar hero, per dare spazio a un Lione meno cattivo del solito ma quasi sofferente, che ci offre un ritornello che rimane subito nei cuori. Per non far abbassare la guardia, si passa alla summenzionata “Into The Legend”, che messa lì in quel punto del disco fa capire subito il suo perché e aumenta notevolmente di punteggio, candidandosi da subito come uno dei nuovi must. Fin qui è tutto nei canoni a cui la band ci abituato, ma ecco che si incomincia a capire in cosa è diverso “Into The Legend”, e lo si intuisce in “Winters Rain” dove il geniale De Micheli parte con un riff dal sapore prog, che si va a intrinsecare con il solito notevole lavoro orchestrale di Staropoli, dando alla luce a un brano di pura solennità ed epicità; il resto viene lasciato nelle mani del buon Lione, che ci regala una performance atipica ma di pura epicità; si passa a “A Voice In The Cold Wind”, brano dai sapori folk tanto cari ai Rhapsody, regalando momenti gioiosi a chi ha sempre amato brani come “The Village Of Dwarves”; di solito dopo la tempesta c’è la quiete, ma non è questo il caso questa volta, perché dopo la quiete ecco la tempesta: “Valley Of The Shadows” si apre con un riff spacca ossa e tempi serrati per dare spazio al Lione cattivo e aggressivo in assetto da guerra. Finalmente la quiete arriva davvero, grazie a un’emozionante “Shining Star” ballatone classico della band che lascia spazio alla stupenda voce di Fabio Lione; un sali e scendi di emozioni, che danno fiato all’ascoltatore. Subito dopo la calma viene disturbata (chiaramente in bene) grazie a “Realms Of Light”, cavalcata dal sapore gotico ma solenne; ma la solennità dà subito spazio a “Rage Of Darkness”, appartenente a quel filone speed power a cui la band ci ha sempre abituato; si chiude con una suite di quasi 17 minuti, “The Kiss Of Light”, brano che anche se lungo si lascia ascoltare con semplicità, grazie alla melodie azzeccate e gli arrangiamenti sontuosi che ammorbidiscono l’ascolto.
Ora tiriamo le somme… “Into The Legend” è un disco maturo, pieno di sfaccettature e soprattutto prodotto alla grande, anche se quando si parla di questi signori si dà per scontato che le loro produzioni siano superlative e soprattutto innovative e mai simili ad altre. I Rhapsody Of Fire sono in grande spolvero e regalano un altro gioiello a chi ama questa band. I fans potranno tranquillamente comprare e gustarsi questo disco, perché non verranno delusi, e farà di sicuro contenti anche chi negli anni li ha ritenuti ripetitivi, grazie a una variegata scelta compositiva, quasi a strizzare l’occhio un po’ al prog, ma rimanendo sempre loro, perfezionando il discorso intrapreso con “Dark Wings Of Steel”. Purtroppo non riesco a non essere largo di maniche, confermando il voto messo in precedenza agli altri dischi, premiando la voglia di essere sempre al top senza battere ciglio. Semplicemente grandi!
Voto: 10/10
Antonio Abate

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:: Rhapsody Of Fire - Live - From Chaos To Eternity - (AFM - 2013)
Un anno fa usciva sul mercato uno dei dischi più attesi dal mondo heavy metal, il primo lavoro targato Luca Turilli’s Rhapsody; questo disco ha alzato un grande polverone, dando modo ai più cattivi di esprimere opinioni molto cattive, dando per finiti gli altri Rhapsody, che hanno tenuto per sé il monicker “Fire”; pochi mesi dopo i “Fire” (Lione, Staropoli & Co.) ho avuto modo di vederli dal vivo all’Agglutination, trovandoli in forma smagliante e tanto cresciuti in sede live, e posso ben dirlo, visto che ebbi la fortuna di vederli a Milano anni addietro a un Gods Of Metal, quando la sede live di questa straordinaria band non era ancora affinata! Tuttavia, gli anni e tanti tour hanno portato i Rhapsody a diventare una magnifica band live, regalando emozioni e carica da vendere.
Ora i Rhapsody Of Fire sono passati ad un’altra etichetta, la AFM, e per inaugurare il loro sodalizio ecco arrivare sul mercato un doppio live, dove vengono raccolte le migliori esibizioni del loro ultimo tour.
Che dire! Il sound rispecchia perfettamente quello che la nostra band numero uno riproduce live; e ciò avviene grazie a una cosa che probabilmente ai Rhapsody di Turilli mancherà: senza togliere nulla a Conti che reputo un cantante eccezionale e di livello super, ma Fabio Lione è uno… e purtroppo come canta lui le sue canzoni non lo può fare nessuno.
Ora… dobbiamo trovare il pelo nell’uovo? Bene, direte voi e chi come me ha avuto modo di vedere questo tour, è vero che Turilli non ha Lione, ma allo stesso tempo i Fire non hanno Turilli! È vero: ammetto che De Micheli sia un bravo esecutore ma non riesce purtroppo a dare lo stesso pathos solistico di Turilli; però spezzo una lancia a favore del bravo Roberto: quando li ho visti io era da solo senza l’apporto di Tom Hess e sinceramente se l’è cavata abbastanza bene.
Ora parliamo del discorso prettamente musicale, con una scelta di scaletta dove i Rhapsody Of Fire ci regalano tutti i loro cavalli di battaglia, pescati da tutta la discografia e persino dal primo “Legendary Tales”. Peccato non ci sia la bellissima “Lamento Eroico” che comunque (per chi non ha avuto modo di sentirla dal vivo) potrete ascoltare sul precedente “Live In Canada”.
Ottima la produzione, senza quei ritocchi a cui oggi ci hanno abituato, specie nella voce, con Lione che offre una prova maiuscola regalando pathos ed emozioni (chi mi conosce lo sa che sono di parte, dato l’amore spasmodico che ho per il mio cantante preferito)!
Concludo promuovendo a pieno i miei idoli… come al solito, il disco lo sentirò all’infinito fino all’esaurimento!
Ora aspettiamo la prova da studio e la domanda sorge spontanea: cosa ne uscirà?
Voto: 9/10
Antonio Abate

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:: Rhapsody Of Fire - The Cold Embrace Of Fear - (Nuclear Blast - 2010)
Dopo il magnifico successo di “The Frozen Tears Of Angels“, ecco che in autunno i Rhapsody Of Fire, per consacrare il loro ritorno, ci regalano questo straordinario E.P. di mezz’ora, composto da un solo brano sviluppato in una spettacolare suite di 7 atti!
A quanto pare questo brano doveva far parte del cd “The Frozen…”, ma i suoi 35 minuti di durata hanno poi fatto pensare alla band che sarebbe stato più opportuno farlo uscire separatamente in formato E.P.
In questo “The Cold…” la band esprime in assoluto il lato più creativo, cinematografico e dark-romatico di tutta la sua carriera!
E\' in gran spolvero e si sente! La produzione dell’E.P. rispetto al cd che lo ha anticipato è addirittura migliore, quasi a portare un tocco di classe in più a quella che Turilli e Staropoli avevano sperimentato (da me gradita)!
Nei 7 atti di questo “The Cold…” troviamo tutto ciò che i Rhapsody Of Fire hanno sperimentato in questi anni; le parti narrate affidate come sempre al grande Christopher Lee, i cantati in italiano che ormai sono sempre più presenti e soprattutto tanto di sonorità barocche medioevali (flauti, chitarre folk, violini).
I due primi atti sono semplici narrati che danno poi subito spazio al terzo, un\'apocalisse di 14 minuti con tanto di strofa in italiano, classico ritornello ultra epico alla Rhapsody e altrettante parti che ricordano molto i gruppi black sinfonici, cosa che già la band italiana ci aveva regalato nei lavori precedenti. Devo dire che questa parte vale tutto il costo del cd più l\'intera discografia di Turilli! Già al terzo atto, quindi, si potrebbe sospendere l’ascolto, per l’eleganza a cui Turilli e Starapoli sono riusciti ad arrivare per merito anche di un super Fabio Lione, che come al solito col suo magico timbro ci regala momenti veramente emozionanti.
Ma si continua col quarto atto, un altro narrato a cui segue il quinto con una canzone in stile medioevale cantata interamente in italiano, dove l\'ugola d\'oro di Lione la fa da signora e padrona. Il sesto atto è una magnifica marcia epica corale in cui Alex Staropoli dà il massimo della sua genialità. Arriviamo al settimo e ultimo atto, affidato alla superba voce di Sir Lee che conclude egregiamente questo viaggio spettacolare! Scelta azzeccata quella di produrre a parte la suite; lei da sola vale quanto un intero album e a mio parere se fosse stata inclusa in \"The Frozen..\" non avrebbe sortito lo stesso splendido effetto. L\'E.P. sarà in vendita a prezzo speciale, quasi a non voler far pesare agli ascoltatori una seconda uscita nel giro di un solo anno. Che dire in conclusione...non riesco a non essere nuovamente di manica larga con i Rhapsody...riconfermo quindi la loro forma smagliante e il meritatissimo voto precedente!
Voto: 10/10
Antonio Abate

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:: Rhapsody Of Fire - The Frozen Tears Of Angels - (Nuclear Blast - 2010)
Bentornati, guerrieri! E\' ora di suonare le trombe della riscossa e dichiarare guerra a tutti! Ecco il ritorno della migliore band italiana di tutti i tempi! Sì, i Rhapsody of Fire sono i numeri uno! Chi sostiene il contrario, ed è solo capace di criticarli, è mosso indubbiamente e unicamente da una feroce invidia,per non essere riuscito ad arrivare lì dove,in Italia,mai prima e dopo di loro,nessuno è riuscito ad arrivare con la propria musica,senza vendersi alle varie mode o alla commercialità. Nessun compromesso ! Questo \"The Frozen...\" è un vero e proprio riscatto per la nostra band,assente dal mercato da qualche anno,per motivi a noi ignari. Ma l\'importante è crederci e tenere duro,cosa che hanno fatto Luca Turilli e Alex Staropoli,due geni,due grandi compositori,due magnifici musicisti che ci invidiano in tutto il mondo. I due guerrieri ci regalano un altro capolavoro,\"The Frozen Tears...\",disco che da subito spiazza l\'ascoltatore,in quanto,sempre rimanendo nei canoni dei Rhapsody,è ricco di cori e arrangiamenti sinfonici,il tutto contornato dalle suggestive narrazioni dell\'attore Christopher Lee. Ma la cosa che colpisce immediatamente è il suono della chitarra,questa volta messo in primo piano a scapito dei classici arrangiamenti a cui eravamo abituati,cosa che,a mio avviso,non accadeva dal loro ormai storico primo lavoro \"Legendary Tales\". Il quintetto oggi ci propone un power-speed/symphonic di fattura eccelsa,impreziosito da arrangiamenti orchestrali(Staropoli sempre più geniale),da assoli neoclassici di un Luca Turilli in gran spolvero e dai sanguinosi e corali ritornelli cantati da un sempre magistrale Fabio Lione(una delle più belle voci che mai Madre Natura abbia creato). Il disco parte con la classica intro alla Rhapsody,che come di rito apre sempre i loro lavori. Appena terminata \"Dark Frozen\",piena di sonorità oscure e impreziosita dall\'inconfondibile voce di Christopher Lee,parte immediata \"Sea Of Fate\",brano che si apre con un riff che,come dicevo,ricorda proprio i fasti di \"Legendary\". Ma finito il riff di apertura la strofa gira in tempi più sincopati che fanno strada a un ritornello da film. La seconda traccia,\"The Crystal Moonlight\",ci regala momenti di puro power-speed con cambi repentini degni delle migliori prog-band,per arrivare al refrain che si fissa subito in testa. Traccia 3,\"Reign Of Terror\",brano che spiazza subito perché parte sempre con tempi cari alle band power-speed,ma...SORPRESA! In un attimo si ritorna ai cori e agli arrangiamenti di orchestra! E qui tutto normale. La particolarità arriva non appena Lione comincia a cantare,trasformandosi nel migliore Dani Filth d\'annata!!! Stupendi i Rhapsody versione Filth metal...e non aggiungo altro su questo brano,solo \"ascoltatelo\"! Traccia 4,\"Danza Di Fuoco E Ghiaccio\",uno dei magnifici brani in italiano dei Rhapsody...bellissimo e in stile medioevale! Sempre più presente l\'utilizzo della madre lingua e a noi non può che fare piacere...chissà se forse un giorno realizzeranno un disco completamente in italiano! \"Raging Startfire\",quinta traccia,brano tutto d\'un fiato! Nella seconda parte dell\'album si riprende con i ritornelli ricchi di cori,ma la cosa che si nota maggiormente è la semplicità d\'impatto del disco,cosa che avevano messo da parte in passato per dare spazio ad arrangiamenti più complessi. Traccia 6,\"Lost In Cold Dreams\",ballata che mette in risalto l\'ugola d\'oro di Fabio Lione. Le ultime due tracce,\"On Way To Ainor\" e \"The Frozen Tears Of Angels\",riportano la band ai più recenti lavori come \"Power Of Dragonflame\" e \"Dark Secret\",brani complessi,pieni di arrangiamenti e cambi di tempo e situazioni,in particolare l\'ultima traccia,stupenda suite di 11 minuti. Posso quindi dirvi con certezza che \"Frozen...\" è un vero e proprio capolavoro! Bentornati Rhapsody Of Fire!
Voto: 10/10
Antonio Abate

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