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Reviews - Regina
:: Regina - Lost in time - (Music Force - 2013)
Sì, lo so. Sul fenomeno delle cover band fiumi di inchiostro sono stati già versati, e di sicuro l’esistenza stessa di queste pagine si pone da sempre a favore della produzione di musica originale, qualunque sia il genere (leggi: declinazione del rock nelle sue forme più estreme e/o sperimentali) o il risultato dal punto di vista squisitamente artistico. Giunge però a volte l’occasione di occuparsi di fenomeni musicali che deviano dalle coordinate sopra esposte, e questo è il caso. L’eccellenza dei Regina nell’ambito delle cover band non è neanche da mettere in discussione, men che mai da parte di chi (come me) ha avuto occasione di assistere ad uno dei loro concerti: uno show in piena regola, che non trascura alcuno dei particolari cari alla cosiddetta band “madre” (un termine improprio, in questo caso), senza dimenticare le impeccabili capacità esecutive e interpretative dei singoli componenti. Se non l’avete già intuito con un veloce colpo di Google Translator, stiamo parlando di una delle più blasonate cover band italiane dei Queen, in uscita da poco tempo con il primo inedito, quella “Lost in time” che dà il titolo al presente cd. È ovviamente per merito del citato inedito che ci occupiamo dei Regina su Raw & Wild, anche se la relativa esiguità del materiale proposto non consente di esprimere un giudizio completo, che sarà volentieri rimandato in presenza di un auspicabile futuro full length o almeno di un ep. Questo perché le premesse sono davvero allettanti, ed è il caso di dire che il quartetto ha messo bene a frutto l’enorme bagaglio di esperienza acquisita nel corso dei concerti “di tributo”. “Lost in time” è infatti una track di buona fattura, che ricalca le orme del miglior pomp rock sinfonico senza mai risultare eccessiva nelle architetture vocali che vedono protagonisti tutti i membri della band. Un brano che richiama sia le timbriche vellutate dei Def Leppard che le atmosfere malinconiche dei primissimi Aerosmith (quelli di “Toys In The Attic”, per intenderci), oltre ovviamente a strizzare l’occhiolino ai Queen, e rappresenta il miglior biglietto da visita che la band potesse esibire da queste parti. Poi ovviamente ci sono i classici della band di Mercury e May, eseguiti in maniera impeccabile: i Regina dovevano selezionare un numero ovviamente limitato di cover dal loro sconfinato repertorio, e quindi la scelta è toccata alle rocciose “I want it all” e “Keep yourself alive”, alla ballad “Love of my life”, all’inno (per antonomasia) “We are the champions” e alla maestosa “Bohemian rhapsody”, suonata con l’ovvio ausilio di un sampler originale nella parte centrale. Una selezione tratta da un concerto piemontese del 2011 che mette se possibile ancor più in evidenza la perizia tecnica di Stefano Tartaglia alla chitarra, con un Diego Regina aderente quanto basta alla timbrica originale di Freddie Mercury. Volendo trovare il pelo nell’uovo, avrei gradito l’inclusione di “Death On Two Legs” o magari di qualcuno dei classici di ritorno all’hard rock dell’ultimissimo periodo dei Queen, mai eseguiti dalla band stessa. Rilevo comunque con piacere il fatto che i Regina abbiano privilegiato il periodo anni ‘70, vera e propria fucina di genio da parte del quartetto inglese, e faccio notare, come ebbi occasione di osservare in sede live, che il batterista Diego Chiacchierini è anche troppo bravo dietro le pelli per essere un Roger Taylor credibile, nonostante le sue performance vocali siano di sicuro effetto (eh sì, la band ha originariamente in scaletta anche “I’m in love with my car”, altra inclusione che avrei gradito… si capisce che mi piace “A Night At The Opera”?). Come già detto, si rimanda alla prossima puntata. Stay tuned!
Voto: SV
Francesco Faniello

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