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Reviews - Regarde les Hommes Tomber
:: Regarde les Hommes Tomber - Exile - (Ladlo Productions - 2015)
In un mercato in cui ci si sente arrivati con prodotti dall’originalità pressoché nulla e dalla spocchia inversamente proporzionale, ci sono realtà che restituiscono fiducia nel genere umano almeno nella misura in cui i dischi che producono trasudano invece di pessimismo e malessere. Eppure, il termine c’è, ed è stato usato per definire Sua Maestà Tom G. Warrior nei gloriosi anni 80: avantgarde. Se sei davvero avantgarde, te ne freghi dell’appeal, di somigliare al trend del momento, di suonare bene e cose simili. Ovviamente, la Storia ha conservato memoria di coloro che univano alla passione per la sperimentazione una verve compositiva che è comunque imprescindibile affinché un “prodotto” (che brutta parola!) passi la selezione dei tempi. Accanto ai Celtic Frost, magari in una nicchia un po’ defilata, il posto per i Regarde les Hommes Tomber ci dev’essere per forza. Non solo perché incidono per una delle etichette più intransigenti e attente alle vere novità qual è la Ladlo, ma anche perché i francesi hanno la capacità di tirar fuori melodie sbilenche ed apocalittiche anche quando il furore di fondo suggerirebbe di spingere sull’acceleratore e basta. Con questo “Exile”, i francesi giungono al secondo disco, un traguardo importante che non fa che confermare l’ottima impressione suscitata dall’omonimo debut, portando se possibile le composizioni ad un livello di maggiore maturità e organicità. È il caso di pezzi come “A Sheep Among The Wolves”, in cui l’influenza marcatamente black è in realtà un mezzo per convogliare un’atmosfera ben più variegata, che pende a piene mani dall’operato di mostri sacri come i primi Neurosis nel riproporre ritmi ostinati e parossistici senza timore di apparire ridondanti. Timore ingiustificato, visto che gli eccelsi livelli già registrati in apertura vengono bissati dalla successiva “Embrace The Flames”, per poi sfociare nell’atmospheric black della coppia “They Came…”/ “… To Take Us”, la prima con il suo rumorismo asservito all’effetto, la seconda con un lavoro di chitarre variegato e spinto oltre i confini di qualsivoglia classificazione “metal”. Come si nota, gli elementi black sembrano trovare maggior spazio su questo “Exile” rispetto a quanto ne avessero nell’ottimo esordio dei Regarde les Hommes Tomber, eppure la lunga suite conclusiva “The Incandescent March” concorre con i suoi undici minuti a disegnare il quadro di una band collocata fuori dai soliti schemi, per quanto legata (come già detto in precedenza) a quella tanta vituperata “forma canzone” che ne rappresenta indiscutibilmente la marcia in più, e che marchia a fuoco i tanti momenti interessanti ed evocativi di quest’ultimo pezzo. In definitiva, “Exile” è un’ottima conferma, impreziosita da un artwork a metà tra l’apocalittico e il dantesco, quanto mai adatto alle atmosfere riprodotte.
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/rlhtband
:: Regarde les Hommes Tomber - Regarde les Hommes Tomber - (Ladlo Productions - 2013)
I Regarde les Hommes Tomber sono un quintetto francese giunto al debut album per la Ladlo Productions. Dietro al monicker si nascondono cinque musicisti con differenti esperienze musicali che spaziano dalla scena hardcore, a quella sludge, a quella del black/death. Il risultato? Un gran disco, ovviamente. Come di consueto per gli standard dell’etichetta, ogni brano ha il sapore dell’opera d’arte, per quanto piccola e ristretta. Mettetevi comodi e ascoltate: “Regarde les Hommes Tomber” consta di sette tracce per un totale che sfiora i quaranta minuti di avantgarde post black metal/sludge. Al di là delle definizioni – che mai come in questo caso rendono parzialmente l’idea – va considerato come l’intento avanguardistico dei francesi venga questa volta circoscritto a quella che possiamo tranquillamente definire “forma canzone”, un fattore che ha molto peso nella godibilità di un album. Ecco dunque che la carica sperimentale è supportata ora da rassicuranti maglie sludge/core, ora da misuratissime sfuriate black (che non rischiano mai di sfociare nel pacchiano), e soprattutto con la voce di Ulrich che si attesta su timbriche più vicine al postcore, inserendosi alla perfezione nelle atmosfere del disco. Oltre all’iniziale “Prelude”, che ricorda tanto le sonorità lente ed opprimenti care ai My Dying Bride, meritano una menzione particolare “Ov Flames, Flesh and Sins”, che giunge addirittura a citare i Pink Floyd del periodo di “Animals” e si conclude con un parlato di efficace carica atmosferica, la title track con il suo lungo feedback in coda, interrotto solo dagli stacchi di basso/batteria per poi sfociare nell’arpeggio di chitarra, la frostiana “A thousand years of solitude”, e la conclusiva “The Fall”, forse la concessione più evidente all’anima “core” del gruppo. Come dicono loro… “headphones and darkness highly recommended”!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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www.facebook.com/rlhtband
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