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Reviews - Raw Power
:: Raw Power - ... still screaming (after 20 years) - (Riot rec. - 2003)
Si va avanti lo stesso, si continua a percorrere lo stesso cammino intrapreso 20 anni fa, con le stesse idee, la stessa voglia, la stessa coerenza e attitudine di sempre, con la consapevolezza di come in fondo, oggi molte cose siano cambiate, o almeno solo in apparenza.
Così si ripresentano i Raw Power, che con “Still Screaming” vogliono a tutti i costi celebrare il loro ventesimo anniversario di carriera e nel contempo, sembra giusto se non altro di primaria importanza, tributare questo lavoro alla memoria di Giuseppe Codeluppi, fondatore insieme al fratello Mauro, della band.
Le diciassette songs contenute nell’album, rappresentano in pieno lo stile Raw Power, un vero e proprio inattaccabile marchio di fabbrica che ha fatto scuola da più parti, influenzando non poche formazioni; inconfondibile nei suoi riff crudi e dinamitardi e le ruvide vocals, riluttanti e provocatorie.
Non si può certo parlare di innovazione dinanzi a tale songwriting, ma ciò non può minimamente impensierire i cinque autori ne tantomeno può preoccupare chi già li conosce da tempo e sa cosa ricavare dalla loro musica. Un “dischetto di plastica” che trasuda energia e rabbia istintiva: loro non cambieranno mai, chi li ama nemmeno.

R
:: Raw Power - Trust me - (No-Brain - 2000)
Sembrerebbe quasi superfluo ricordare chi sono i Raw Power, per molti una vera legenda del panorama del panorama hardcore italiano, nel quale potremmo anche citare perle del calibro di Negazione, Indigesti, Peggio Punx, Kina, Impact, e molti altri.
Oggi purtroppo di quel circuito hardcore sembra siano rimaste soltanto le ceneri infatti molte di quelle bands o non esistono più, oppure si riaffacciano dopo lunghi anni di assenza per poi scomparire. Fortunatamente per me (ma parlo anche a nome di tutti quelli che li adorano), i Raw Power riescono a farsi sentire con una discreta continuità, grazie alla passione che ci mettono per la propria musica e solo loro sanno quanta merda hanno dovuto digerire per essere ancora qui a presentarci quest’ultima fatica; ma per questo ed altre considerazioni vi rimanderei all’intervista. Attivi fin dai primissimi anni ’80, gli inossidabili fratelli Codeluppi hanno guidato la band lungo una serie di lp apprezzati da una ristretta, ma fedele cerchia di fans italiani e da un responso più che ottimo da parte del pubblico e della critica estera(ricordiamo che i R.P. sono conosciutissimi negli U.S.A. e rientrano addirittura nelle preferenze/influenze di gruppi famosi). Guadagnando col tempo un bagaglio tecnico invidiabile, nonostante vari cambi di formazione, la “sostanza” dei cinque è rimasta intatta; infatti “Trust Me” ne è la dimostrazione, con i suoi 16 brani al fulmicotone che assalgono l’ascoltatore in poco meno di 30 minuti.
Hardcore nudo e crudo, suonato alla grande, che mette in secondo piano produzione che a qualche pignolo potrebbe non piacere... ma chi se ne frega, questo è un album che spacca!
Ogni altro commento in merito a “Trust Me” lo lascerei a voi, poi d’altronde... i gusti sono gusti.

R
:: Raw Power - You are the victim/God’s course - (FOAD Records - 2013)
Parlare dei Raw Power è parlare dell’Italia, della nostra fiorente scena hardcore, di chilometri macinati e dischi su dischi, di una coerenza che non si arresta neanche quando un fratello (è proprio il caso di dirlo) va via per sempre: nel farlo, si rischia fortemente di essere ridondanti e di ripetere pedissequamente le parole che abbiamo letto in tante pubblicazioni dedicate al settore. E prima ancora, nelle fanzines fotocopiate a mano e diffuse secondo canali di comunicazione che solo trent’anni dopo ci sembrano preistorici. Già, sono passati trent’anni dalla prima stampa di “You are the victim” per la pionieristica Meccano Records: era il 1983, e mentre oltreoceano venivano pubblicati i primi dischi thrash metal della storia, in Italia usciva per la prima volta in vinile la musica di una band che avrebbe rappresentato una pietra miliare dell’hardcore e del crossover thrash. Quando un disco inizia con un brano come “Politicians” c’è davvero poco da dire, e qualsiasi parola sarebbe accessoria dinanzi a questa ristampa dell’album di debutto di una delle bands che hanno contribuito a portare la credibilità italiana nel mondo. Eh sì, perché dopo aver avuto una fiorente scena prog negli anni ’70, e molto prima dell’emergere di un’eccellenza italiana in campo metal (a fine ’90/inizi 2000), a tenere alto il tricolore nel mondo musicale sono stati i nostri gruppi hardcore, molto apprezzati e seguiti sia in Europa che oltre. Excursus storico a parte, gli elementi che hanno composto il tipico suono dei Raw Power sono tutti qui: il forsennato drumming e la cowbell di Helder, il riffing potente e preciso di Giuseppe (RIP) e una manciata di brani che hanno fatto la storia. Certo, se consideriamo che la maggior parte dei brani qui presenti verrà riregistrata sotto l’americana Toxic Shock con il nome di “Screams from the gutter” (uno dei più grandi dischi hardcore di sempre), il prodotto che abbiamo tra le mani può apparire poca cosa, a confronto. Ma è importante sapere che prima dell’incontro con Davide Devoti (firmatario degli assoli al fulmicotone del succitato disco) esisteva una band che aveva già le carte in regola per imporsi sul panorama internazionale, e “You are the victim” ne è assoluta testimonianza. A completare la lodevole operazione di ristampa della FOAD concorrono un booklet curatissimo (con flyers, foto e le traduzioni in italiano dei testi…) e soprattutto l’inclusione di “God’s course”, primissimo demo della band registrato nel 1982 e rimasto inedito fino ad oggi. Mauro Codeluppi non era ancora in formazione, dunque a dividersi le parti vocali troviamo il fratello Giuseppe (chitarra) e Silvio (basso). Che dire dell’urlatissimo demo? Il discorso è speculare a quello del primo album nei confronti del secondo: alcuni dei loro anthem sono già in scaletta (“Raw Power”, “Fuck Authority” e “Fabbrica”, unico brano in italiano successivamente denominato “Burning Factory” o “Burning the Factory”), e l’embrionale quartetto suona già ad un livello superiore alla maggioranza dei gruppi dell’epoca, punk, hardcore o metal che siano. Tra le chicche, rileviamo la presenza di “Chicken song” (prima versione di “My boss”), i sagaci stacchi di “No future” (poi inclusa nel demo del 1983 che vedeva il debutto di Mauro alla voce), e la presenza nella punkeggiante “Destroy” di alcuni riff che sarebbero poi finiti su “State oppression”, il brano simbolo dei Raw Power. Da avere.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact:
www.rawpowerhardcore.com
www.foadrecords.it
scareystore-xx.hxcspace.com
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