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Reviews - Raven
:: Raven - ExtermiNation - (SPV - 2015)
Nella storia del metal un posto di rilievo va assegnato ai Raven. Con i Venom la band dei fratelli Gallagher ha dato il la al metal estremo, anche se in termini di gloria gli autori di Live At Inferno (uno degli album dal vivo fondamentali per il genere che più amiamo) hanno raccolto meno rispetto all’altro trio di Newcastle (stesa città di provenienza, sarà un caso?). Se si soffermiamo su gli ultimi capitoli delle due band inglesi, appare ovvio come siano i Raven quelli che stanno invecchiando meglio. Mettiamo subito in chiaro una cosa , non sarà ExtermiNation che risolleverà le sorti del metal, che appare ogni giorno sempre più a corto di idee e di band interessanti, ma non darà al metallo pesante neanche l’ennesimo colpo mortale come ha fatto From The Very Depths. Un disco dignitoso, con alti e bassi, con tipiche canzoni (forse un po’ troppe) alla Raven, abrasive e belligeranti, che sanno stenderti con un gancio e divertiti a suono di rock and roll (la band ha sempre avuto una vena ironica e scanzonata). Non credo che nel 2015 i fan dei Raven possano aspettarsi di più dal terzetto composto ancora una volta da John Gallagher (bass, vocals), Mark Gallagher (guitars) e Joe Hasselvander (drums), anzi faranno un sussulto sulla poltrona, per qui siamo ai livelli di Architect of Fear, quindi il miglior disco dagli anni novanta in poi. \\\"No Surrender\\\" e \\\"Destroy All Monsters\\\" (è stato tratto un video dal pezzo, potete beccarlo sul Tubo) non sfigureranno dal vivo accanto ai classici, ed è inutile ricordarvi come la band dia il proprio meglio proprio sulle assi di un palco. Quindi se pensavate che Rock You Until You Drop, il monumentale DVD del 2013 fosse il canto del corvaccio, una sorta di testamento, vi ricrederete con questa uscita. Lunga vita ai Tre Moschettieri del metal!
Voto 7/10
g.f.cassatella

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:: Raven - Metal City - (SPV / Steamhammer - 2020)
I fratelli Gallagher tornano sul mercato con il nuovo “Metal City” un anno e mezzo dopo l’ultimo adrenalinico live “Screaming Murder Death from Above: Live in Aalborg” e a cinque dall’ultimo album in studio “ExtermiNation”.
Guardando l’artwork fumettistico di questo “Metal City”, tra i tanti particolari, si nota una scritta: “Approvated by Metal Maniacs everywhere”, tutto ciò agli occhi di qualcuno potrebbe sembrare pacchiano se non addirittura arrogante.
Premesso che ciò è tutto tranne che una dichiarazione autocelebrativa in stile Manowar (al contrario, sembra quasi una presa per i fondelli per chi si prende troppo sul serio), questo proclama ironico rischia di diventare dannatamente serio dopo il primo ascolto, in quanto questo “Metal City” sprizza metallo da tutti i pori, dando ai “Metal Maniacs” quello che desiderano: velocità, potenza, melodia, il tutto fuso con le caratteristiche che hanno distinto i Raven da tante altre band della NWOBHM cioè energia, imprevedibilità e un pizzico di genuina follia .
Ascoltando questo disco si ha la sensazione di una band che non fa calcoli e che si lascia guidare soprattutto dal cuore e dalla voglia di divertirsi, il tutto coadiuvato da una grande abilità tecnico/compositiva figlia di una storia che dura da circa 40 anni.
L’innesto del nuovo batterista Mike Heller ha portato ancora più vivacità e potenza al suono. Egli, pur non avendo il groove dei suoi predecessori (Joe Hasselvander e Rob “Wacko” Hunter), con il suo tocco più moderno e “frizzante” ha dato ancor più “energia” allo stile già abbastanza anfetaminico dei nostri (addirittura abbiamo qualche accenno di blast beats su canzoni come “Human Race”).
Solida e concreta è invece la prova di John Gallagher sia dal punto di vista vocale sia con le 4 corde, dove oltre a supportare e “riempire” egregiamente l’ottimo lavoro del sopracitato Mike Heller, si lancia ogni tanto in piccole parti soliste, gradevoli e tutt’altro che forzate.
Detto in termine calcistico, il migliore in campo è però il “fratellino” Mark; rispetto al passato, oltre a macinare micidiali ritmiche, sembra che abbia una maggiore cura delle parti soliste, dando un taglio più melodico e meno lunatico ad esse (fantastico il lavoro fatto ad esempio su “Cybertron”).
L’album suona comunque 100% Raven e nell’insieme ripercorre il meglio della loro storia; si va dalle classiche bordate adrenaliniche tipiche della prima parte di carriera (“The Power” e “Top of the Mountain”) a pezzi leggermente più orecchiabili riconducibili all’era “Life’s a Bitch”/ “Stay Hard” ( “Not to Easy” e la title track). La conclusiva “When Worlds Collide” (uno dei pochi punti deboli del lotto) richiama invece un po’ il lato più riflessivo e oscuro dei nostri, una sensazione che si respirava soprattutto nel controverso “Glow”.
Una citazione a parte merita invece “BattleScarred”, probabilmente l’apice compositivo dell’album, canzone su misura per i live, dove al classico stile Raven si unisce una certa dose di epicità, con tanto di coro emozionante che doppia un altro splendido assolo di Mark. C’è anche spazio per un omaggio a Lemmy con “Motorheadin”, classico pezzo stile Motorhead rivisto tutto ovviamente in chiave Raven, con tanto di tributo all’intro di “Overkill”.
Concludendo, questo album può essere considerato insieme ad “Architect of Fear” il lavoro più ispirato negli ultimi trent’anni. I più recenti predecessori (specialmente “ExtermiNation” e “Everything Louder”) sono comunque dei signori album, ma la scelta di diminuire il numero di track ha permesso probabilmente di “concentrare” meglio le idee, evitando cosi i classici “riempitivi”, e alzando di conseguenza il livello medio complessivo. “Metal City” non sfigura neanche di fronte a classici come “Rock Until You Drop” e “ All for one” anzi ne è il perfetto erede nel nuovo millennio. Quest’ultima considerazione ci fa capire che tante nuove leve, se pur brave, hanno ancora tanto da imparare da band storiche come i Raven.
Se un gruppo dopo quarant’anni di carriera è ancora in grado di far un album come “Metal City”, merita solo rispetto e stima da parte dei fans e non può essere altro che un punto di riferimento per i colleghi più giovani. Riempire i palazzetti dopo aver fatto magari solo qualche buon album, non vuol dire essere già “Grandi”; questa definizione solo il tempo la potrà dare, e per i Raven esso ha già emesso la propria sentenza.
Voto: 8,5/10
Stefano Sofia

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:: Raven - Rock until you drop - Wisper out - All for one - (Neat rec. - 2002)
Bravi quelli della britannica Neat Records a ristampare oggi i primi tre capitoli dei Raven, formazione di spicco della N.W.O.B.H.M.. Nonostante sia passato un ventennio circa dalla loro prima pubblicazione, Rock Until You Drop (Neat, 1981), Wiped Out (Neat, 1982) e All For One (Neat, 1983), conservano incredibilmente tutta quella energia primordiale in quel sound unico, che li rende ancora attuali oltre che interessanti.
Non è un caso che proprio in questi tre albums l\'\"agitato\" trio dei fratelli Gallagher, raggiunga l\'apice delle proprie capacità compositive…e distruttive, facendo risultare quindi con questo trittico, il momento migliore della loro lunga carriera.
A parere di chi scrive e non solo, comunque sia, il debutto rimarrà il disco irripetibile per la band, frutto di una spontaneità e di quell\'indole pazzoide che lo caratterizza. Basti ascoltare l\'opener \"Hard Ride\", la famosa \"Hell Patrol\" oppure \"Lambs To The Slaughter\" (coverizzata anni dopo dai anche dai Kreator) per lasciarsi travolgere dai ritmi frenetici e dai cambi di tempo, trascinati dall\'allucinata voce del bassista/cantante John Gallagher: il tutto senza un attimo di tregua e con ancora chiare radici settantine. In questa ristampa, corredata (come del resto anche le altre due) di booklet con foto e note biografiche, le bonus tracks sono ben otto, dove si vanno a segnalare \"Wiped Out\" (uscito come singolo apripista) e le inedite \"Inquisitor\" e \"Let It Rip\".
Con Wiped Out i Raven controllano, per così dire, i loro \"bollenti spiriti\" con composizioni sempre travolgenti, ma più \"ragionate\" del solito e con una produzione superiore, mentre non mancano, in alcuni casi, riferimenti a certi AC/DC. \"Live At Inferno\", \"Star War\" e \"Chainsaw\" sono solo alcuni titoli da sottolineare. In questo caso le bonus tracks sono quattro, dove si distinguono una vivace \"Crash Bang Wallop\" ed una versione esilarante di \"20/21\".
All For One segna un\'inclinazione più heavy del passato, non snaturando comunque lo stile che ha caratterizzato i primi due dischi e con una produzione ancora superiore. \"Take Control\", la spendida \"Sledgehammer Rock\" e le anfetaminiche \"Seek & Destroy\" e \"Athletic Rock\" (titolo che desrive al meglio il loro tipo di musica), sono le tracce più importanti; mentre interessanti sono le cinque bonus contenute, come la sconcertante cover dei Steppenwolf \"Born To Be Wild\" con Udo in veste di special guest, Mind Over Metal\" (live 1983) e l\'inedita \"The Power And The Glory\".

R
:: Raven - Walk Through Fire - (SPV – 2010)
Chiedetemi qual è a mio avviso la band che ha estremizzato il metal, e io vi risponderò i Raven. Loro più dei Venom. Perché i Raven erano consci di quello che facevano, mentre gli autori di Black Metal sono diventati grandiosi inconsapevolmente, più che altro per la pochezza dei propri mezzi tecnici. Non che i Raven fossero dei virtuosi, ma per primi hanno portato il classico metal di scuola inglese “oltre”. Oggi album come Rock Until You Drop (1981), Wiped Out (1982) e All for One (1983) potrebbero apparire innocui, ma all’epoca ebbero un impatto clamoroso sulla scena, influenzando più d’una band tra quelle che di lì a poco avrebbero dato inizio alla stagione del thrash. E poi c’è quel Live at the Inferno (1984) uno dei migliori album di Heavy Metal di sempre. Certo la carriera dei corvi non è sempre rimasta su quei livelli: tra alti e bassi si è trascinata, senza soluzione di continuità, sino ai giorni d’oggi. La formazione attuale raccoglie due dei membri presenti sul debutto, ossia i due Gallagher, John e Mark (dietro le pelli c’è quel Joe Hasselvande che è nei Raven dal 1988), che sin dall’iniziale “Against The Grain” mettono in chiaro che la ruggine non ha intaccato minimamente il metallo prodotto dalla band. Velocità folli, sezione ritmica che martella come un fabbro in overdose di Prozac, e riff taglienti. I vecchi Raven, in poche parole. E poco importa se nell’arco delle 14 canzoni (15 con la bonus track live “The King”) la qualità non sia sempre eccelsa, cali qui e là ci sono. Però a questi vecchietti si possono perdonare la voglia di strafare e alcune cadute di stile (certe canzoni sono più simili all’epoca post Live Inferno che a quella pre), almeno loro non si rendono ridicoli in oscene trasmissioni pomeridiane.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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