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Reviews - Ratt
:: Ratt - Infestation - (RoadRunner - 2010)
Ed ecco il ritorno dei Ratt! I polsi di molti di voi staranno tremando per l’emozione di ascoltare quanto Warren De Martini e soci hanno da proporre insieme al ritrovato Stephen Pearcy, assente dalla soffitta dei ratti per quasi un decennio, un periodo di iato che è andato dal 1999 al 2007 e nel quale la band aveva deciso consensualmente di non pubblicare dischi in studio senza l’apporto dello storico frontman. Nei Ratt del 2010 fa il suo ingresso, insieme a Pearcy, una vecchia conoscenza dell’hard rock americano, quel Carlos Cavazo che fu la mente dei Quiet Riot. E con lui il gruppo ritrova anche la passione per le twin guitars, uno dei marchi di fabbrica dei primi lavori grazie anche all’apporto del compianto Robbin Crosby. Questo feeling è ben evidente in “Last Call”, nonché nella roboante opener “Eat me up alive”, che ci riporta un gruppo in gran spolvero sin dalle prime note di “Infestation”. Già, i titoli degli album. Non è casuale il richiamo alla simbologia degli amati/odiati animaletti in un disco che sembra aver fermato l’orologio ad “Out of the Cellar” e al 1984, riproducendo buona parte della freschezza compositiva di quei primi e gloriosi anni ’80.
Produzione stellare come si conviene alle grandi occasioni, affidata a quel volpone di Michael “Elvis” Baskette, che non scade nell’amarcord ma riesce a far apprezzare appieno quelle sonorità cristalline con un suono adeguato alle orecchie moderne. In generale, l’impressione è quello di un ritorno alle radici del suono ruvido ma catchy che aveva caratterizzato il periodo d’oro dei Ratt, con più di un ammiccamento ai maestri Van Halen, sia nel pomposo singolo “Best of me”, sia nei frequenti vocalizzi di uno Stephen Pearcy per la verità un po’ segnato dagli anni che passano, che ricordano piacevolmente, ora più che allora, quelli di Mr. David Lee Roth. Non mancano gli episodi più pacchiani, come l’incedere alla Fastway di “As good as it gets” (chi sono i Fastway? Se volete farmi credere di non aver mai visto “Morte a 33 giri”, vi ricordo che il gioco delle bugie lo facciamo dopo…) e la semi-ballad “Take me home”. “Look out below” e “Garden of Eden” hanno un po’ il sapore dei nineties, con ritmi cadenzati e linee vocali alla ricerca di nuovi spunti melodici. Un disco che non deluderà i fans in trepidante attesa, si spera ovviamente in un tour che tocchi anche il nostro Paese…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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