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Reviews - Raff Sangiorgio
:: Raff Sangiorgio - Rebirth - (Sliptrick Records - 2016)
Cosa cercate in un disco di virtuosismo chitarristico? Shredding, shredding e ancora shredding, avrebbero risposto un bel po’ di amici miei negli anni d’oro… salvo riconoscere l’immenso valore di un album come “True Obsessions” di Marty Friedman, anche a fronte di dischi più blasonati e “tecnici” ad opera dello stesso autore. Il motivo? Un disco può dirsi riuscito – e travalicare al contempo le strette maglie della collocazione a cui è destinato – se riesce a comunicare emozioni, a disegnare paesaggi musicali in cui magari perdersi; va da sé che per una tipologia di album così lo sforzo è ancora maggiore, tanto che raggiungere l’obiettivo è difficile. Ma non impossibile, come dimostra il disco summenzionato insieme ad una manciata di altri, a partire dallo storico debut di Malmsteen (i successivi rientrano nel power/heavy a tutti gli effetti, e anche lo stesso “Rising Force” non scherza, in questo senso) passando per “Return to Metalopolis” di Chris Poland e per “Perpetual Burn” di Jason Becker. Attenzione, ho qui ristretto il cerchio agli artisti più spiccatamente metal, tenendo fuori di proposito Vai e soci, che sono un discorso a parte… dunque, dove eravamo rimasti? È presto detto: a “Rebirth”, il debutto solista di Raff Sangiorgio, inossidabile axeman dei Gory Blister. Per lui e per questo disco, il discorso vale eccome, e i risultati ci sono, seppur non sempre convincenti al 100%, almeno per il sottoscritto. Beh, Sangiorgio è una sicurezza, dal punto di vista tecnico: i Gory Blister sono una nostra vecchia conoscenza, e sin dalla band madre è sempre stato evidente come le chitarre non rivestissero un ruolo di second’ordine, contribuendo attivamente alla costruzione di un sound raffinato e articolato. Nel 2015 il Nostro ha dunque l’idea di metter su un progetto solista per esplorare nuovi orizzonti, ed è in questo senso che si colloca la “rinascita” a cui si riferisce il titolo: nove pezzi completamente strumentali per poco più di mezz’ora di musica, che vedono il buon Raff esplorare una gamma espressiva che – se a volte può ricordare gli intenti dei Blister – si colloca in una prospettiva nuova. Eppure, quella “sottile eco del death metal” citata nella biografia allegata contiene molte verità: la title track è la chiave di tutto, il punto di partenza prettamente estremo su cui si snoda lo stile del chitarrista, che non disdegna soluzioni spigolose proprie del death statunitense nella costruzione dei propri brani, benché a farla da padrone siano un approccio dal sapore bluesy e vicino al prog, il tutto ovviamente saturato al massimo! Se sull’opener “Quick Trigger” aleggia la lezione dei Testament di James Murphy, sono brani come “Lil’ Chuck Blues” e “Glaring Soul” ad attestare il tutto sulle coordinate tipiche degli shredders internazionali, con una forte carica blues (appunto) che nella prima è arricchita da importanti variazioni di puro metal in stile anni ’90 (Maiden terza fase e Dream Theater), mentre la seconda sconfina piacevolmente nello stile “moderno” tipico dei già citati Poland, Friedman e Becker. Personalmente ho trovato eccessive alcune soluzioni come quella di “Back to Glory”, in cui lo strabordare degli assoli è francamente esagerato e supportato da una ritmica ridotta all’osso. È forse l’unico neo che posso riscontrare nel lavoro, che viene al contrario impreziosito proprio da quelle tracce su cui Sangiorgio ha curato a puntino il background strumentale, che viene così asservito al virtuosismo e non ne costituisce un semplice accompagnamento “nell’ombra”: è il caso di “Cosmic Seed”, vera e propria scheggia spaced out i cui arpeggi ricordano quelli dei Glacial Fear, di “Magic River”, che lancia un ponte a metà tra Voivod e l’US Metal, o dell’evocativo incipit di pianoforte su “Fragile Existence”, subito doppiato dalla chitarra. Un disco consigliato sia agli estimatori dei Gory Blister – che avranno così modo di apprezzare l’axeman in vesti leggermente diverse – sia ai fanatici dello shredding. Ce ne sono ancora? Io dico di sì…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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