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Reviews - Queensrÿche
:: Queensrÿche - Queensrÿche - (Century Media - 2013)
Senza fare telenovelas varie, paragoni, ecc… oggi mi prendo la responsabilità di recensire una delle situazioni più chiacchierate del mondo metal degli ultimi anni.
Se dovessimo fare (anche se non si può) una “classifica” dove mettere almeno dieci delle band più importanti che hanno dato significato e qualità al mondo heavy metal, i Queensrÿche sarebbero in questa lista; Tate, De Garmo e la loro band sono stati autori di album sensazionali e significativi nel mondo del rock che conta; purtroppo però con gli anni, un po’ per mania, un po’ forse perché la vena col tempo si esaurisce, le cose sono andate a peggiorare (qui mi fermo con il riassunto della vita dei ‘Ryche!).
Arriviamo ad oggi, due band con lo stesso nome (non è il primo caso); due Queensrÿche, uno con il mio cantante preferito (Geoff Tate) e l’altra con la restante band degli ultimi anni con Todd La Torre alla voce; chiaramente due album con lo stesso monicker… e per fortuna due idee musicali diverse (almeno quello, grazie a Dio)! Quella che mi appresto a recensire sono i Queensrÿche con la La Torre alla voce: per miei motivi personali mi sono rifiutato di recensire quella di Tate!
Facciamo finta che per motivi a noi sconosciuti Geoff Tate, il miglior cantante rock del mondo, abbia deciso per suoi motivi di smettere di cantare (purtroppo ancora lo fa, e molto bene), e quindi che il resto della band abbia dovuto reclutare un nuovo cantante per questo motivo; è certamente una missione complicata ma visto che Tate negli anni ha ispirato generazioni di vocalist ecco apparire una meteora nascosta da anni nelle retrovie: Todd La Torre, cantante che da qualche anno occupava un altro posto blasonato come quello di cantante dei Crimson Glory, band che ha purtroppo vissuto una situazione stagnante che nessuno mai si è spiegato; oggi credo che il motivo c’era, ed era questo nuovo album dei Queensrÿche.
Certo ricoprire quel ruolo è un’impresa molto ardua ma riuscita alla grande grazie a esibizioni live davvero convincenti dove l’eccezionale vocalist (che di sicuro è cresciuto a pane e Tate) senza nessun problema riesce magnificamente a riproporre con grandi risultati tutta l’epoca gloriosa del cantante di Seattle (cosa che riesce ancora a fare anche il suo predecessore…).
Ora superato questo ostacolo, quello più grosso era presentarsi sul mercato con un prodotto finalmente degno di questo nome, cosa che non succede dagli anni di “Promised Land” (a mio avviso album eccezionale). Certamente la qualità di album come “Operation Mindcrime”, “Empire”, “Rage For Order”, “Warning” e il mitico Ep “Queensrÿche” è lontana, e tuttavia questo disco omonimo che apre nuove frontiere a questa band rigenerata si può tranquillamente mettere di poco sotto a questi capolavori ed essere rispettato al loro pari.
Iniziamo a parlare finalmente di musica: “Queensrÿche” è il titolo del nuovo album di Todd La Torre, Eddie Jackson, Scott Rockenfield, Michael Wilton, Parker Ludgren (secondo me il migliore dei chitarristi che abbia avuto il brutto compito di sostituire Chris De Garmo); finalmente un album heavy metal come la band aveva abituato i fan, fatto di qualità, raffinatezza e originalità e un certo gusto particolare per la melodia che mai nessuna band è riuscita ad eguagliare.
La cosa che da subito emerge è il sound della band che in chiave moderna risulta più che mai Queensrÿche, che denota l’ottima forma della band, specie nella classe e nella tecnica dei singoli.
Questo disco gira benissimo, grazie a dieci nuove tracce e un’intro che rendono l’ascolto piacevole e immediato.
Si parte appunto con “X2”, pochi minuti per far viaggiare il fan e ricordare quel “Anarchy X”, ma subito dopo si entra nel vivo con “Where Dreams Go To Die”, un riff cattivo come non si sentiva da anni e una strofa cantata con una teatralità e eleganza da brivido da La Torre. Si arriva dunque ai tanto sospirati ritornelli, assolo in unisono sotto una sezione ritmica perfetta ed elegante e che dire… sconvolgente, da lacrime… finalmente sono tornati!
La festa non finisce, si passa per “Spore” e si ricorda alla gente che una volta si era anche in grado di sperimentare: ecco un riff dark e sincopato accompagnato da un Rockenfield in formissima che entra in un ritornello introspettivo, meno accattivante ma che ti rimane in testa e sempre in primo piano la bellissima voce di La Torre. Con “In This Light” si va a prendere diretta ispirazione da “Operation Mindcrime” con arpeggi magnifici e uno stupendo ritornello alla “Eyes Of A Stranger” con le sempre magnifiche parti di chitarra a rendere il tutto elegante; “Redemption” è quello che oggi sono i Queensrÿche: mid tempo e riff cattivi che si vanno a mescolare con melodia e ritornelli da brivido; ma ce n’è per tutti i gusti in questo disco, ecco arrivare “Vindication” dove la band gioca con la velocità, partendo con il ritmo di batteria doppiato da una scarica di double bass, strofa introspettiva e via con un ritornello veloce (questo per far ricordare chi è che all’epoca lanciò il prog metal…). Dopo il momento veloce ecco l’attimo oscuro che una volta andava tanto, e a dare classe e particolarità a una band che non è mai stata banale ci pensa “A Word Without”, un brano introspettivo scuro e cupo con un tappeto orchestrale che va a ricordare “Empire” e le ispirazioni alla Pink Floyd di brani come “Della Brown”.
Chiaramente questi passaggi introspettivi e sperimentali se pur belli spaventano il fan della band, che poveraccio in questi anni è stato deluso fino all’osso, ma tranquilli: ecco la band partire di nuovo a razzo con “Don’t Look Back”, brano che sarebbe stato benissimo in “Warning”, grazie ad un superlativo Todd La Torre e alla sua magnifica voce, ma le sorprese non finiscono perché si arriva ad un altro capitolo di quello che oggi sono i nuovi Queensrÿche con “Fallout”: riff cattivi che si vanno a sposare con la perizia della band e le bellissime melodie di cui parlavo. Chiusura affidata alla ballad “Open Road” che fa ricordare la magnifica “Silent Lucidity”: incalzante, ammaliante e mai banale.
Ora, tiriamo le somme: “Queensrÿche” è un degno album dei Queensrÿche! Finalmente! Ci sono voluti anni, escamotage, cavolate varie ma ecco finalmente quello che oggi il fan vuole da questa band!
Faccio i miei complimenti a La Torre, per una prestazione fantastica, matura, mai banale e scontata e soprattutto posta al servizio della bellezza compositiva; certamente il singer subirà purtroppo tanti confronti e a volte cattivi, ma oggi ha dimostrato che con tanta gavetta si può dare alla luce lavori di questo tipo.
Un bentornato alla classe della band, in grande spolvero grazie ai rinati Rockenfield e Jackson e all’ispirata sezione chitarristica di Wilton e Ludgren, che per una volta non hanno fatto rimpiangere sua maestà De Garmo.
Concludo dicendo e affermando a malincuore che non era colpa di De Garmo, e che in ogni caso Geoff Tate rimane sempre il mio idolo e mio padre ispiratore!
Voto: 9/10
Antonio Abate

Contact:
www.queensrycheofficial.com
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