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Reviews - Punition Babek
:: Punition Babek - The prisoner within - (Autoprodotto - 2013)
Quando ho ascoltato per la prima volta quest’album mi sono immediatamente chiesto chi fosse questo gruppo dalla marcatissima matrice “old school”, al punto che per questa recensione ho chiesto l’aiuto di un mio amico molto dentro al genere (Simone “Siccione” Bilancia, che ringrazio per il suo contributo).
La mia prima sensazione è stata una piacevole incredulità, una volta constatato che esiste ancora qualcuno attaccato ai “vecchi” ma cari canoni di bellezza del thrash metal di una volta, quello fatto di rabbia e sentimento, che ti lascia delle sensazioni vere. Questo gruppo è riuscito ad “emozionarmi” con il suo meritevole thrash vecchia scuola, non comunque privo di originalità e groove.
Formato da elementi molto validi sia dal punto di vista tecnico che espressivo, questo gruppo prende indubbiamente spunto dai gruppi storici del genere, come Sodom, Overkill, Testament e Slayer, senza disdegnare dei momenti più classici in pieno stile dei Metallica dei cosiddetti “tempi d’oro”. L’album è composto da 10 pezzi, racchiusi fra un intro e un outro strumentali.
Fra le altre cose che ho subito notato, e che mi ha piacevolmente portato “dentro” l\'album, è il ritmo incalzante e martellante dei pezzi, caratterizzati da frequenti variazioni, tutte ben proporzionate e distribuite all’interno della struttura dei brani, che quindi scorrono molto velocemente, forti di un songwriting fatto con molto giudizio.
Da notare i numerosi solo di chitarra, sia brevissimi che articolati sui vari riff portanti, che contribuiscono a deliziare le orecchie dell\'ascoltatore.
Le parti di batteria sono ben calibrate e il basso garantisce all’album un bel groove di fondo.
Il cantato è molto azzeccato, e alterna svariati registri, dal growl più sporco e ignorante allo screaming più acuto e pulito. Le uniche cose che non mi hanno convinto sono i cori, che avrebbero potuto supportare ancora meglio il cantato principale, e la produzione, che forse si poteva tenere un po’ più “aperta” e meno opaca, ma in ultima analisi forse è stata una cosa voluta, quindi ribadisco la soggettività di questo mio giudizio.
Fra le tracce migliori del disco segnalo “Son of Cain”, un vero terremoto, e “Bleeding Chains”, dall’ottima alternanza tra le varie fasi, che spaziano dai riff cavalcati a parti più melodiche e cadenzate.
In definitiva, consiglio questo cd agli appassionati del genere, per chi non vuole dimenticare il “vecchio” modo di fare metal.
Wolvie

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www.facebook.com/punitionbabek
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