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Reviews - Psychofagist
:: Psychofagist - Il Secondo Tragico - (Subordinate Productions – 2009)
Ritorna una delle realtà più promettenti appartenenti all’underground del metal sperimentale di casa nostra, gli .Psychofagist. con “Il Secondo Tragico”. L’estremismo e la schizofrenia della band proveniente da Novara vengono presentati al massimo della creatività nel corso dei dieci brani che compongono questo lavoro. Momenti di follia pura scadenti nella musica jazz si alternano a scatti di ultraviolenza death/grind, con un occhio sempre attento a non scadere in banalità o nell’emulazione di altre band. In questo caso i principali punti di riferimento sono ovviamente gli americani The Dillinger Escape Plan e i geniali Naked City. Ci troviamo in presenza di un’opera compatta e matura che rende una piena identità all’act. Ciò viene dimostrato dagli articolati episodi come “Nouvelle De Spasticitè & Èpilepsie”, l’oscura titletrack e la jazz/fusion fuori dagli schemi di “Biodegradazioni”. Di sicuro non è facile riuscire a masticare e gustare a pieno le composizioni del quartetto nostrano che a bocche non abituate al genere potrebbero presentarsi semplicemente come un marasma sonoro, quindi consiglio questo prodotto agli amanti del mathcore e generi affini.
Voto: 8/10
Pax (Antonluigi Pecchia)

Contact
www.psychophagist.com
:: Psychofagist - Songs of Faint and Distortion - (Fobofile Productions - 2013)
Ritorno sulla lunga distanza per i piemontesi Psychofagist, dopo il 7” “Unique. Negligible. Forms” dell’anno scorso, un singolo che era di per sé un piccolo capolavoro di avanguardismo jazz/grindcore, e che pagava il giusto tributo al maestro John Zorn. “Songs of Faint and Distortion”, disco dal titolo che scimmiotta il classico dei Depeche Mode “Songs of Faith and Devotion”, mostra la band in versione expanded e conferma sostanzialmente l’ottimo giudizio espresso poco tempo orsono per il sette pollici, benché sia innegabile che la band renda di più sulla corta distanza: questo perché le non poche gemme schizzate presenti sul full length sono comunque da sorbire a piccole dosi, pena la perdita irrimediabile del loro significato e obiettivo primario. Sin dall’intestazione viene esplicitata la partecipazione al disco dei Napalmed, ensemble di rumoristi provenienti dalla Repubblica Ceca; quanto ciò abbia dato un taglio particolare al lavoro, è evidente in brani come l’ostinato “Digression into distortion”, o come “An autism enigma”, in cui l’intento rumorista raggiunge connotazioni quasi tribali, con la violenta reprise che ristabilisce l’equilibrio in chiusura. Senz’altro l’intro “Blankness reigns supreme” è di quelli che spiazzano rimescolando le carte già in apertura, costruito com’è su coordinate math core che non disdegnano incursioni nelle dissonanze tipiche del post. “Movement” ci restituisce gli Psychofagist che conosciamo, con la loro miscela di grind e free jazz guidata da vocals che rifuggono il growl per concentrarsi su pattern più tipicamente “core”. Insomma, tutto fuorché una copia pedissequa di Naked City e Painkiller, benché la band non faccia nulla per nascondere la propria devozione ai padri putativi. In chiusura c’è spazio per la riedizione della title-track del singolo precedente, qui denominata “Unique electronix forms”: senz’altro il pezzo migliore, guidato dal basso e segnato da sagaci dissonanze. Concludendo, gli Psychofagist si confermano una delle realtà più attive del panorama musicale italiano, anche a giudicare da un’intensa attività live che li vede calcare i più disparati palchi italiani e soprattutto esteri. Sicuramente da supportare!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.psychofagist.com
www.facebook.com/PsychofagistOfficial
:: Psychofagist - Unique. Negligible. Forms - (Subordinate Records - 2012)
È proprio vero che più ci si addentra nell’estremo in musica, più l’impegno e l’attitudine risaltano indiscusse. Certo, ci sono tante forme di estremismo sonoro, e non a tutte va il mio favore o il mio particolare apprezzamento; se però prendiamo una band come gli Psychofagist, descritta come avant-core/jazz-grind nelle inevitabili note promozionali, siamo già su lidi consoni ai miei poveri timpani maciullati da anni di ascolti e amplificatori a manetta. Questo perché simili riferimenti non possono che riportare alla mente gli stretti rapporti che un certo John Zorn ha intessuto con certo mondo “estremo”, con progetti che vanno dai Naked City ai Painkiller, e dunque aprire la strada a scenari musicali in cui la sperimentazione ha buon gioco. Ecco dunque le coordinate entro cui si muove questo trio piemontese: avanguardistici nel senso classico del termine, senza paura di suonare estremi, e soprattutto dotati di quelle imprescindibili capacità tecniche proprie di chi si trovi ad abbracciare due mondi apparentemente distanti anni luce come grind e jazz, ma accumunati in realtà da più di un elemento.
Con una carriera decennale alle spalle e un numero considerevole di dischi, singoli e split, gli Psychofagist presentano ora questo 7” con tre tracce “Unique. Negligible. Forms”, apripista per un tour europeo in corso di svolgimento. La title track copre l’intera prima facciata e si apre con un tipico tempo post-rock che lascia spazio a brutalità figlie di Napalm Death ed Extreme Noise Terror. Tuttavia, lo stile della band e l’uso a profusione di tempi spezzati non mancano di richiamare le ultime evoluzioni dei nostrani Electrocution (quelle del 7” “Water Mirror”) e soprattutto le visioni apocalittiche di Dan Lilker nei Brutal Truth. Su una linea simile e se possibile ancora più essenziale è “Inverted Fobia”, con i suoi rallentamenti e stacchi jazz che si dipanano nei due minuti scarsi di durata. Chiude il lotto una cover che è al contempo una dichiarazione di intenti, trattandosi di “Bonehead”, giusto tributo ai Naked City del primo, seminale e omonimo album. Messaggio per chi ha ancora una puntina funzionante a casa: cercate questo 7”, non ve ne pentirete…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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