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Reviews - Prophecy (BRA)
:: Prophecy (BRA) - Legions Of Violence - (EBM Records - 2011)
L’estate sembra finalmente decollare (alla buon ora!) e un po’ come si usa fare nelle festività più blasonate (Natale in primis) diventiamo tutti più buoni; non è infatti un caso che io abbia scelto proprio questo periodo per omaggiare il cosiddetto “disco dimenticato”, quello che vanta il poco invidiabile primato di longevità nell’ingombrante cartella dedicata ai promo digitali che rende tanto felice il mio computer. Neanche a dirlo, si tratta di un disco che esce per la EBM, e il fatto è curioso: non solo perché “Legions Of Violence” dei brasiliani Prophecy è stato pubblicato dall’etichetta messicana nel 2011, ma anche perché – nel più puro spirito di recupero dell’underground planetario – lo stesso è una ristampa del disco uscito nel 2008 per la label carioca Morbid Tales. Insomma, i ritardi del sottoscritto si accumulano sulla mole di tempo che passa e sugli archivi storici e metastorici, ma tant’è. Anche perché il quartetto brasiliano ha l’aria di chi sa aspettare, dato che ha collezionato una serie di demotapes e apparizioni live sin dalla sua primissima incarnazione, i Biblia Negra, apparsi sulle scene sin dal lontano 1985 (gulp!)… e così, tra un concerto di apertura agli Exodus all’epoca della reunion con Baloff nel 1997 e una partecipazione alle selezioni nazionali del Wacken, la band piazza sul mercato anche il qui presente disco, undici tracks di thrash metal in stile Bay Area. Ora, sapete tutti quanto io sia indulgente con il thrash: non tanto con quello storico (nei cui confronti sono stato più che esigente, specie sul versante delle vocals, croce e delizia del genere) quanto con i commoventi tentativi di omaggio ed emulazione che circolano ai giorni nostri. Commovente è la parola giusta: ecco come definirei “Legions Of Violence”, a partire dalla copertina con tanto di metalhead incazzato, armato di mazza, chiodo e soprattutto maglietta di “Bonded By Blood”. Fa sorridere, lo so, ma dà come non mai il senso di quanto questi ragazzi ci credano. E voi, ci credete? La domanda sembra insensata (e il tanto agognato caldo giustificherebbe questa versione), ma contiene una riflessione ben più profonda: siete davvero disposti a dare fiducia ad un gruppo piuttosto che ad un altro, pescando a piene mani dall’ampio calderone di queste novelle scuole nazionali? Questo non lo so, e forse non lo saprò mai: ciò che posso dirvi è che i Prophecy (vogliamo parlare del nome?) suonano quel thrash di seconda ondata, con velleità di raffinatezza e in effetti legato a quanto messo su da Testament, Exodus e Mortal Sin, tanto per fare tre nomi che non posso non citare in questo contesto. I Mortal Sin per la costruzione del riffing, gli Exodus per la successione torrenziale delle parti in ogni singolo brano, i Testament per gli acuti tipici del primo Chuck Billy di cui ci fa dono il singer Rogério Avlis. È il caso di “Lying Prophets”, ma anche e soprattutto di “Paradigmatic Reality”, in cui il confronto con l’originale è inevitabile, con il déjà-vu che si fa inesorabilmente strada. Uso e abuso di mid tempo, a partire da “Agony within” e così via, e una particolare propensione all’assolo tecnico, melodico e ovviamente tributario completano il quadro. Nulla che mi abbia mai entusiasmato, ma come dicevo poc’anzi le cose cambiano, in prospettiva, e gli allievi possono rendere giustizia all’opera dei maestri più di quanto i maestri stessi abbiano fatto. In definitiva, solito sei politico (thrashers di tutto il mondo: se non siete arrivati neanche a quello… chiedetevi il perché!) ed è anche tempo di fare una promessa: raccoglierò gli highlights della serie “Thrash Is Back” della EBM e tirerò fuori una compilation cazzutissima, da ascoltare nei momenti più disparati. Questo perché se i singoli dischi non sono magari i capolavori a cui si ispirano, lo spirito che li anima continua, eccome. Anche sotto l’ombrellone!
Voto: 6/10
Francesco Faniello

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