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Reviews - Primal fear
:: Primal fear - 16.6 (Before the Devil Knows you\'re Dead) - (Frontiers Records - 2009)
Avete presente, quando camminando per strada con il lettore mp3 nelle orecchie ascoltate quel pezzo che sembra essere perfetto per quel momento, che da il ritmo alla vostra camminata, che diviene, nella vostra mente, parte della colonna sonora di un film e il film è la giornata che state vivendo?
L’impressione che si ha ascoltando 16.6 (Before the Devil knows you’re dead), l’ultima fatica dei Primal Fear, prodotta dalla Frontiers Records, è proprio quella.
Un mix esplosivo di canzoni, ognuna diversa dall’altra, mai ripetitive in ogni loro singola parte, che fondono antiche reminiscenze di “Nuclear Fire”, la cui impronta è forte in canzoni come “Riding the Eagle” e “Killbound” con un innovativo approccio al Metal che tuttavia ritrova paradossalmente una delle sue espressioni più pure, riportando alla memoria i fasti e gli splendori dei Judas Priest. Un perfetto incontro fra passato e futuro, del Metal come della band. Ralf Scheepers, fondatore e vocalist del gruppo teutonico, fa vivere ogni singola parola dei testi, come ogni nota vibra e si anima grazie alle chitarre di Henny Wolter e Magnus Karlosson, che ha sostituito Stefan Liebing e che certo non lo fa rimpiangere; la batteria di Randy Black imprime potenza ai pezzi, e Mat Sinner, bassista della band e cantante nelle parti corali, fonde la sua voce con quella di Scheepers, creando quel connubio che, personalmente, mi fa nascere un brivido che scende giù lungo la schiena, donando alle canzoni dei Primal Fear quel tocco epico ed onirico che le rendono ancora più magnifiche e grandiose.
A quasi due anni dal loro ultimo album “New Religion” del 2007, le aspettative dei fans non saranno deluse, che ritroveranno in “16.6 (Before the Devil Knows you’re Dead) tutti gli elementi che hanno reso i Primal Fear una della band più interessanti della scena musicale metal, una che vanta una forza eccezionale: ascoltate “Six Time Dead (16.6)” e capirete di cosa parlo.
Voto: 7.5/10
Freddie.A.

Contact
www.primalfear.de
:: Primal fear - Devil\'s ground - (Nuclear Blast - Audioglobe)
Quinto capitolo della saga dei power metaller teutonici Primal Fear capitanati da Ralf Scheepers e Mat Sinner. I nostri come al solito eseguono un power metal tipicamente tedesco che più tedesco non si può. Tutto è all\'insegna del più canonico rispetto degli standard del genere. La voce, infatti, è impostata su tonalità medio alte accompagnate da back vocals di sicuro impatto. Le chitarre si alternano in fragorose cavalcate speed inframezzata da momenti più rilassanti. Al solito la base ritmica è rocciosa, monolitica e non ne vuole sapere di variare. I dodici brani
dell\'album scorrono facili facili all\'insegna di un headbanging che molto deve ai Judas Priest, tanto per fare un none qualsiasi. A questo punto ci si domanda...era utile un album di sifatta impostazione? Non credo... E\' un album senza una specificità vera e propria... Diciamo che \"Devil\'s Ground\" è una rilettura \"catatonica\" del power metal tedesco, genere che non sta trovando band capaci di rinnovarlo.

EMANUELE GENTILE
:: Primal fear - Live in USA 2010 - (Frontiers - 2010)
Dopo l’album “16.6(Before the Devil knows you’re dead)” uscito l’anno scorso, i Primal Fear ci propongono questo “Live in the USA”, primo disco dal vivo realizzato dalla band tedesca nata nel 1997, che testimonia l\'esperienza vissuta dalla band di Mr Ralf Scheepers (ex Gamma Ray) oltre oceano ed in particolare in Atlanta, New York e Los Angeles.
Il lavoro rispecchia pienamente i canoni dei live records, innanzitutto perché i pezzi di maggior tiro sono nella scaletta ai primi e agli ultimi posti, e poi perché sin dalle prime plettrate di Henny Walter e Magnus Karlsson si percepisce il sound tipico della band, tra l’altro molto simile a quello degli album da studio. Proprio dalla loro ultima fatica sono tratti molti pezzi, tra cui “Under the radar”, “Six times dead”, “Riding the eagle” e l’intro ”Before the Devil knows you’re dead”.
L’abilità tecnica del gruppo si attesta su buonissimi livelli, e bisogna riconoscere che Randy Black e Ralf Scheepers, rispettivamente alla batteria e alla voce, non perdono un colpo nemmeno verso la fine del concerto (è anche vero che i tredici pezzi eseguiti non sono tantissimi). C\'è spazio sia per una sentita “Fighting The Darkness” duettata da Scheepers e Pamela Moore, sia per il tripudio di tecnica collettiva sottolineato dalla bellissima resa del loro masterpiece “Metal is forever”.
La qualità audio è ottima e i suoni sono più che mai appropriati per il genere e per la sede live, come ottima è la resa degli assoli, molto simili agli originali grazie anche alle parti di chitarra doppiate.
Complessivamente si tratta quindi di un ottimo prodotto, interessante per tutti gli amanti del power metal e immancabile nella collezione degli appassionati dei Primal Fear, in quanto un disco live mancava nella loro discografia.
Voto 8,5/10
Faithful Father

Contact :
www.primalfear.de
:: Primal fear - Metal Is Forever: The Very Best Of Primal Fear - (Metal Mind - 2015)
Ho sempre amato le ristampe, perché un tempo erano l’unico modo di poter ascoltare dischi altrimenti introvabili. Oggi che è tutto a portata di click, forse hanno perso un po’ del loro significato, ma comunque c’è ancora una buona produzione di questo tipo di album. Non sempre è chiaro il senso di queste operazioni, non tutti i dischi ristampati sono introvabili o necessari. In questo ottica era tentato di inquadrare la ripubblicazione di Metal Is Forever: The Very Best Of Primal Fear, perché secondo me l’utilità delle raccolte è pari a zero, figuriamoci una ristampa delle stesse. Mentre mi arrovellavo su questi oziosi ragionamenti, ho visto che in realtà il digipak della Metal Mind contiene un secondo cd, quello che fa fare un salto di qualità a tutta l’operazione! Accanto al classico cd contente il the best dei tedeschi, devo ammettere che i brani scelti sono tra i più incazzati del repertorio, troviamo un dischetto contente una serie di cover incise da Sinner e Co. Non sono un grande conoscitore della discografia dei Primal Fear, presumo, però, che queste canzoni tutte insieme le possiate trovare solo in questa ristampa. Ed ecco che il tutto acquista una luce diversa, perché se siete dei collezionisti dell’aquila d’acciaio, allora le reinterpretazioni dei vari classici firmati da Rainbow, Gary Moore, Deep Purple, Black Sababth, Judas, Accept, Metallica, Irons e Led Zeppelin, vi faranno gola! Pur se non stravolte particolarmente, le canzoni vengono rilette con certo piglio autoritario e tedesco, il che rende curioso e piacevole l’ascolto. Per quanto concerne il the best vero e proprio, la scelta è caduta sui i brani più amati dai fan, quelli che persino io, che non lo sono mai stato, conosco. Certo le cose più vecchie, per quanto puzzolenti sino alla nausea di Priest, restano le migliori. Quelle invece più recenti fanno troppo il verso a un certo power metal modaiolo e inoffensivo. Se l’antifona non fosse chiara, lo scrivo qui papale: se siete dei fan, comprate questa uscita solo per il secondo cd, quello con le cover, in omaggio avrete anche una quindicina dei migliori brani dei Prima Fear!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella
:: Primal fear - Seven Seals - (Metal Mind - 2015)
Ho seguito marginalmente le sorti dei Primal Fear, che ho sempre considerato una band che nulla aggiunge e nulla toglie alla storia del metal. Stando al numero di album prodotti, 10 in studio, e la buona presenza live (io stesso ho assistito a un loro concerto in occasione di una vecchia edizione del Total Metal Festival) un proprio ruolo se lo sono, però, ritagliato. Buon per loro. L’album oggetto della mia recensione è il settimo della carriera, Seven (toh!) Seals, uscito originariamente per la Nuclear Blast nel 2005. A due lustri di distanza il dischetto viene riproposto in formato digipak dalla Metal Mind senza particolare aggiunte. Dieci brani che spinsero la band a compiere la scelta stilistica definitiva, quella di abbracciare il power tout curt. Sino a quel momento i PF erano stati una sorta di Judas Priest tedeschi, il che li rendeva una band inglese con influenze crucche. I Sette Sigilli invece andarono a certificare il passaggio a sonorità che all’epoca tiravano di più, anche se erano lontani i fasti commerciali di qualche anno prima, rispetto al metallo più classico. Il disco è scolastico, contiene tutto quello che ci si aspetta (il che è un bene per gli abitudinari e un male per chi non si accontenta), una perfetta base mai troppo aggressiva (ma neanche tanto moscia) costruita da Sinner e Randy Black, su cui far appoggiare la voce cristallina del singer. Il Milan ha vinto uno scudetto così, lanciando la palla ad Ibra e lasciando che fosse lui ad inventare (certo se Leonardo non avesse regalato il derby di ritorno ai suo ex compagni, oggi staremmo qui a parlare d’altro), quindi il trucco di far fare tutto al fuoriclasse è vecchio quando il mondo. Non so che utilità possa avere questa ristampa, in fin dei conti se siete dei fan della band, sicuramente lo avrete, se invece volete iniziare, vi converrebbe prendere in considerazione i primi album, forse più ingenuamente priest, ma sicuramente più onesti. Sei e non più di sei, altro che sette sigilli!
Voto: 6/10
g.f.cassatella

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