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Reviews - Philm
:: Philm - Fire From The Evening Sun - (UDR/Warner - 2014)
Quando si parla di un gruppo come i Philm, due parole introduttive sulla figura del mastermind sono obbligatorie. Tutti sanno chi è Dave Lombardo, e qual è stata l’importanza rivestita dal suo drumming non solo per gli Slayer – l’arcinota thrash metal band il cui successo ha contribuito a forgiare – ma anche per una serie infinita di act più o meno derivativi e di batteristi con il cipiglio della velocità e della precisione, stregati dall’operato del Nostro su pietre miliari del calibro di “Reign In Blood” e “South Of Heaven”. Questo lo sanno un po’ tutti, e quasi tutti conoscono altresì l’eclettismo che ha sempre caratterizzato colui che è stato definito “il padrino della doppia cassa”, una caratteristica che lo ha tuttavia portato a sentirsi stretto nelle rigide maglie del batterista monolitico che il suo ruolo negli Slayer gli imponeva. Irrequieto sin dal 1986, transfugo irrevocabile all’inizio dei ‘90 e figliol prodigo “di lusso” nel corso dell’ultimo decennio, Lombardo sembra aver ora sbattuto definitivamente la porta lasciandosi alle spalle lo storico sodalizio con King e Araya, probabilmente indebolito anche dalla prematura scomparsa di Jeff Hanneman. Di per sé va detto che la notizia stessa della reunion che ha prodotto tra gli altri “Christ Illusion” mi aveva stupito non poco, soprattutto perché arrivava dopo un periodo di progressivo appiattimento della band madre, in controtendenza con l’approdo di Dave alla corte del generale Patton e alla nascita dei Fantomas, solo per citare un esempio di quanto il già citato eclettismo del personaggio si sia sempre accompagnato ad un intento innovativo senza precedenti. Alla fine, non sono riuscito a vedere alcun concerto degli Slayer in formazione originale (anche se va detto che Bostaph e Holt non sono secondi a nessuno, in quanto a stile), ma è andata così: pazienza. Cosa c’entra tutto questo con i Philm? Come dicevo, Lombardo ne è indiscusso mastermind, e i risultati si sentono; il progetto è quanto mai schizzato, e i due comprimari, Gerry Nestler (voce e chitarra) e Francisco “Pancho” Tomaselli (basso) sono le due punte perfette che completano un triangolo con un duplice intento: la sperimentazione di scuola statunitense e la creazione continua di atmosfere oscure, al limite dell’orrifico. In questo i Fantomas sono stati maestri (per non parlare dei Grip Inc.), ma sembra che i Philm scavino ancora più a fondo, restituendoci le eccezionali sonorità già battute da nomi del calibro di Minutemen, Dead Kennedys e TSOL, tanto per fare tre nomi che rendano bene l’idea della combinazione di atmosfere oscure con l’obliquità di un suono indiscutibilmente “post”. Se brani come l’opener “Train” (con echi di Jane’s Addiction nella variazione) e la settantiana “Silver Queen” indulgono piacevolmente su suggestioni di matrice stoner, l’impertinente melodia in stile Minutemen della title track lascia presto spazio ad una schizzatissima sfuriata che puzza di Jello Biafra ed East Bay Ray lontano un chilometro. E ancora, il rumorismo di “Lady Of The Lake”, pur ricordando molto del noise anni ’90, ricostruisce il tutto su coordinate e atmosfere molto oscure e originali; su tutto si staglia la ciliegina sulla torta del disco, “Lions Pit”, un pezzone in cui non vi sembrerà vero di trovare quando di meglio espresso da gente come Fantomas, Slayer, TSOL e Fugazi, su cui giganteggiano le inconfondibili scariche che hanno reso celebre il nostro Dave. E qui non si possono non menzionare i degni comprimari Nestler e Tomaselli, il primo autore di una convincentissima prova vocale alla Suicidal Tendencies/Fudge Tunnel sulla stessa “Lions Pit”, il secondo dominatore delle linee di basso di “We Sale At Dawn” (a proposito, un tempo non si dormiva all’irrompere dell’alba? Ahahahahah!). Un disco fatto di grandi contrasti, che non mancherà di piacere a chi ha sempre apprezzato i lati più obliqui del metal e di un certo post/punk minimalista di matrice statunitense, a chi vede bene la convivenza tra la matrice in stile Black Flag di “Fan Boy” e la dolcezza sbilenca e a suo modo oscura della conclusiva “Corner Girl”. Ah, e piacerà anche a chi ama gli Slayer. Ma non aspettatevi cloni o citazioni: questa è la versione di Lombardo, punto.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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