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Reviews - Perseus
:: Perseus - A Tale Whispered In The Night - (Nadir Music - 2016)
Continua l’avvincente saga del dottor Icarus Lazard narrata nei dischi dei Perseus del “nostro” Antonio Abate. “A Tale Whispered In The Night” è il secondo full length della band brindisina, oltre a rappresentare il terzo capitolo di un concept che si snoda sin dall’EP “Icarus Creed” del 2011, concept che questa volta vede come protagonista Nathan, prescelto per guidare la comunità di Emera contro le forze del male grazie all’influsso del redivivo Icarus, che si reincarna nel corpo del protagonista. Senza svelare gli esiti della vicenda, va sottolineato come gli intenti descrittivi dei Perseus raggiungono un livello superiore su questo nuovo lavoro, riuscendo a guidare l’ascoltatore nelle varie vicende in cui si dipana la trama, che è semplice ed efficace allo stesso tempo, pregna com’è di uno spirito di “positività” reminiscente degli Helloween o dei primi Rhapsody, almeno dal punto di vista testuale. E a proposito di citare i “grandi”, l’ascoltatore non potrà far altro che riconoscere le influenze priestiane nel nuovo disco del quintetto, inserite però in un contesto più ampio e spesso funzionale all’impianto narrativo: ecco dunque che l’attacco pomposo di “The Diary” inserisce a pieno titolo i Virgin Steele nel gotha dei Perseus, con il suo riff semplice e convincente; niente di meglio per dare l’avvio alle danze e per fornire una chiave di lettura all’intero album, che è la ricerca di un sound epico e potente, allo stesso tempo privo di orpelli o arzigogoli, all’interno del consueto sostrato power metal di matrice europea. Un intento ambizioso, che come vedremo si realizza in gran parte, complice un lotto di brani taglienti e dritti al punto come “Hidden Murders” o la speculare “Ride Of Pegasus” – il giusto tributo borchiato agli autori di “Defenders Of The Faith” – o “Magic Mirror” e “Sons Of The Rising Sun” – impreziosite da un senso del melodico tipicamente nordeuropeo (e ottantiano!) che ci porta a rivivere i fasti di dischi epocali come “Wings Of Tomorrow” degli Europe. Fermiamoci un attimo per approfondire i segnali di maturazione della band, che viaggiano essenzialmente su due binari: il primo è di sicuro la timbrica del singer Antonio Abate, che qui esplora una gamma più ampia, più profondo e senza per forza strafare sul registro acuto tanto caro ai lavori precedenti. Il secondo è il lavoro della coppia di asce, sempre pronte a fornire uno spunto differente ai brani negli assoli: sia che si parta da presupposti speed/power, sia che si indulga su melodie AOR o più direzionate verso il prog, l’accoppiata Guzzo/Pinto offre una ricerca che è melodica prima ancora che tecnica, orientata com’è verso quel lavoro da enciclopedia che erano le chitarre della Vergine di Ferro nella seconda metà degli anni ‘80. Il risultato è eccellente su “Deceiver”, bordata heavy/speed che fonde le influenze più “in your face” della band con quelle più ricercate mantenendo quella semplicità da me enunciata all’inizio della recensione, ma ai Perseus basta un cambio di tonalità per dare colore anche ai pezzi più “quadrati” come “Legions Of Ravens” o a quelli più smaccatamente melodici come “Dying Everytime”. Certo, nonostante io non sia proprio un fan delle ballatone in ambito concept (leggi Dream Theater…) non si può non riconoscere l’efficacia di “Rain Is Falling” e soprattutto “My Endless Dream”, un intermezzo inusuale sui lidi del quintetto; e a proposito di intermezzi, devo aggiungere come probabilmente ne avrei contenuto il numero ai fini della dinamicità dell’album, per quanto riconosca la loro funzionalità alla narrazione delle vicende di Icarus, Nathan e Dark Razor. Vicende che, ne sono sicuro, avranno un seguito anche in un futuro (e auspicabile) capitolo degli inossidabili Perseus!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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:: Perseus - Ashes to Ashes - (Autoprodotto – 2011)
I Perseus debuttano nel panorama musicale nostrano con questo ep composto da tre tracce, poderoso biglietto da visita per il sound di una band che raccoglie l’eredità di precedenti esperienze musicali di alcuni dei suoi componenti. Eh sì, perché dietro il nuovo monicker si cela l’esperienza dei prog-metallers Hastings e dei Defenders of The Faith, amatissima cover band dei Judas Priest. E tali ascendenze bastano in gran parte a spiegare le coordinate sonore sulle quali si muove questo “Ashes to Ashes”, un incontro tra l’hard’n’heavy più classico e il power influenzato dal prog.
Si inizia con “The Last Night”, riff granitico che trasuda di NWOBHM e US metal in parti uguali, e track dominata da un singer che sfida le zone alte del pentagramma, pur mostrandosi perfettamente a proprio agio anche su tonalità più graffianti. Un lavoro di lead guitar che ricorda molto l’Adrian Smith di fine anni ’80 completa l’opera e aggiunge colorazione al brano nella parte centrale.
La successiva “Bad Illusion” si presenta ritmicamente dinamica e più vicina alle suggestioni prog, pur mantenendo connessioni con il power di matrice italo-teutonica nelle linee vocali, vicine a quelle del nostrano Morby. Un lavoro pregevole di lead guitar ne rappresenta ancora una volta la ciliegina sulla torta, con spunti più stradaioli e diretti nelle partiture disegnate dalle sei corde.
Il quintetto chiude la sua prima fatica con “I’ll be Alone”, breve ballad acustica (e molto priestiana, direi!) che mostra un volto diverso dei Perseus, con il singer in una veste più pacata ed intimista.
In conclusione, un lavoro apripista foriero di buoni sviluppi, che si spera vedano la band muoversi su coordinate più vicine agli anni ’80, con una maggiore indulgenza alle interessanti partiture strumentali che i due axemen sono in grado di creare nei loro riffs, di cui abbiamo avuto un piccolo assaggio con questo “Ashes to Ashes”.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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perseusmetalband@gmail.com
:: Perseus - Icarus Creed - (Autoprodotto – 2011)
A qualche mese di distanza dalla pubblicazione del’Ep Ashes To Ashes, ecco tornare i Persesu del “nostro” Antonio Abate. La band propone un lavoro, della durata di un quarto d’ora circa (per sei canzoni), che narra le vicende di tal John Burns, uomo (di successo) nel bel pieno di una crisi di valori dovuta all’abbandono da parte della sua fidanzata. Il suo destino si incrocerà con quel del dr. Icarus Lasard, teorico di una società nuova e libera. Dal punto strettamente musicale, ci troviamo innanzi a un lavoro di metal classico, e la cosa non deve meravigliare visto che i Perseus nascono dalla fusione di due formazioni storiche della scena brindisina: Hastings e Defenders Of The Faith (quest’ultimi tibute band dei Judas Priest, come lascia presagire il nome). Nonostante il gruppo possieda nel proprio DNA dei genomi pristiani, la band che viene più volte in mente durante l’ascolto è quella di Steve Harris e soci, anche se il suono dei brindisini spesso appare più americano che europeo (ascoltate l’inizio di “Memories”). Ecco così apparire sul mio taccuino degli appunti i monicker di Queensryche (degli esordi) e, soprattutto, Steel Prophet, ovvero due entità che hanno rivisitato in chiave made in USA il sound della Vergine di Ferro. E dire che l’album parte con “Icarus Creed pt I”, che tanto ricorda i Ten di Spellbound. Però sin dalla seconda traccia il sound di fa più robusto e maideniano, soprattutto nelle linea vocali (ottima prova del nostro Antonio), e si mantiene tale sino alla conclusiva bonus track “Isabell”. Dopo due lavori di breve durata, ora è giunto il momento della prova sulla lunga distanza. In bocca al lupo ragazzi.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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perseusmetalband@gmail.com
:: Perseus - The Mystic Hands of Fate - (Nadir Music Records - 2014)
I Perseus sono una band di power metal, nata a Brindisi nel 2011 dalle ceneri di due band: gli Hastings (prog-metal band, che ha suonato con gruppi del calibro di Athena ed Eldritch) e i Defenders of the Faith (una cover band dei Judas Priest). Diciamo subito che la band brindisina attinge ‘a piene mani’ dalla scuola tradizionale (quindi Judas Priest, Manowar…) senza disdegnare le influenze più ‘moderne’ del power (Rhapsody of Fire, Kamelot…). Dopo due cd demos autoprodotti (“Ashes to Ashes” ed “Icarus Creed”, entrambi del 2011), la band incide con la Nadir Music (nell’ottobre 2013) il suo primo full-length intitolato “The Mystic Hands of Fate”; il disco è prodotto da Tommy Talamanca (Sadist), che per l’occasione registra anche le tastiere. Le tematiche del disco approfondiscono l’universo fantastico e visionario di John Burns (questo tema è stato anticipato già nel demo “Icarus Creed” – quindi vi invito a reperire anche il demo), newyorkese di successo che intraprende un tormentoso viaggio nella redenzione interiore… un racconto lungo 13 tracce, che va ascoltato con calma. Ok, ascoltiamo l’album: si inizia con “Sons of Kronos”, un’intro acustico/cantata (rispetto alle solite intro strumentali), ma ecco che dopo pochi secondi esplode “Over the Horizon”, un brano con sonorità molto classiche, più vicine alle band heavy degli anni ’80; successivamente, arriva “Memories”, ed è una cavalcata che lega con maestria le influenze ‘moderne’ del power ai suoni tradizionali dell’heavy metal. “Bad Illusion” è un altro brano potente che mantiene sempre i suoni a metà tra le due ‘correnti’; poi, si prosegue con “I’m Your Flame”, un dolce e breve intermezzo che apre “Icarus Creed”: per il sottoscritto, quest’ultimo è il brano più efficace e diretto, da proporre dal vivo; il brano è molto accattivante e trascinante, sarà il primo cavallo di battaglia? Credo di sì! Andiamo avanti con “Devil in Disguise”, che parte con un’altra cavalcata per poi placarsi, è un mid-tempo interessante. Si prosegue con “Dark Side O’ Mine” e anche qui ad aprire le danze sono le sonorità ottantiane (palesemente evidenti nel disco) – niente male; si passa poi a “The Island”, ed è un altro mid-tempo, meno trascinante rispetto a “Devil in Disguise” ma comunque interessante. Arriviamo a “I’ll Be Alone”, la ballad, anch’essa legata ai suoni ottantiani – e qui apro una parentesi, per complimentarmi con il bellissimo lavoro delle chitarre (naturalmente, riferito a tutto l’album). Si prosegue con “The Tears of Saturnus”, brano diretto in buona parte, che farà colpo in sede live, anche con i cori – e anche qui, si possono facilmente cogliere le due influenze; “My Wicked Love to Rest” è l’ultima vera traccia (prima dell’outro), che ci ammalia da subito con i cambi di tempo (frequenti in diversi brani), per concludersi con ‘deflagrazione’… ed eccoci infine all’outro, “Outro (the Reason Why)”, che ci lascia in ‘acqua’… quasi a dirci “non è finita qui”! Beh, come primo disco, i Perseus, sono riusciti a meravigliarmi, scavalcando il dubbio del classico disco power metal… bravi perché capaci di fondere più ‘idee’ e influenze: dal classico heavy metal degli anni ’80, ai riferimenti Queensryche e ancora dal power metal italiano (e non solo). Promossi… ma adesso, aspettiamo il seguito!
Voto: 7,5/10
Giovanni Clemente

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