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Reviews - Pane
:: Pane - Dismissione - (Luca Sossella Editore/NML - 2014)
Quanto può essere complesso scrivere una recensione? A volte tanto. Per fortuna non capita spesso, però quelle poche volte la difficoltà di trovare le parole giuste è concreta. A me è capitato con Dismissione dei Pane, il libro/cd l’ho divorato in un niente e ripetutamente, ma la recensione è rimasta inerte sul mio pc per settimane a causa della mia incapacità di trovare i vocaboli giusti per poter esprimere quanto provato durante l’ascolto. Il vero paradosso sta nel fatto che la parola è l’elemento centrale di questa opera. La parola intesa come poesia, la parola intesa come testo per una canzone, perché in dismissione la poesia della musica incontra la musicalità della poesia. Il quarto album – se tale può essere definito – del gruppo romano è una sorta di laboratorio, va oltre quelli che sono i contenuti normali di un disco, e mette in musica il libello omonimo del regista/poeta Fabio Orecchini. La tematica trattata è delle più annose, l’amianto, ed è paradossale come la parola, che è di per sé volatile, possa “risanare” un materiale per definizione eterno. Dimenticate quindi i lavori precedenti dei Pane, qui la forma canzone scompare, viene smembrata (dismessa), per formare un tappeto sul quale si posa la voce narrante di Claudio Orlando, vero indiscusso protagonista. Le peculiarità che hanno reso affascinati i capitoli discografici precedenti della band persistono, jazz, prog, teatralità, ma passano in secondo ordine rispetto al contenuto testuale, sovvertendo in parte quella che è la normale dinamica d’ascolto che predilige le note ai versi. Ma l’idea di Dismissione è proprio questa, rovesciare, ribaltare e, perché no, far soffrire l’ascoltatore. E ti entra dentro, piano, strisciando, quasi inoffensiva, per lasciare un segno là dove nascono i pensieri (cattivi). A corollario dell’album troviamo il libro che ha ispirato il tutto, contenente non solo le poesie di Orecchini, ma anche gli interventi di Gabriele Frasca e Stefano Solventi. Pane nutre, non lascia scorie, se non nella coscienza collettiva.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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www.proggettopane.org
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:: Pane - Orsa Maggiore - (New Model Label-Dischi Dell’Orsa – 2011)
Uno dei luoghi comuni del rock è quello “terzo disco, disco della svolta”. Questo concetto ha anche una sua declinazione: “il terzo album è il migliore”. Al di là degli stereotipi e delle formulette matematiche, Orsa Maggiore, lavoro che segna il ritorno sulle scene dei Pane a tre anni di distanza dalla pubblicazione di Tutta La Dolcezza Ai Vermi e a otto dall’esordio omonimo, è un capolavoro. Nessuno come loro in passato è riuscito a coniugare al meglio la tradizione progressiva italiana con la stretta attualità. Orsa Maggiore è un album che avrebbe avuto un senso trenta-quaranta anni fa e che ne ha uno anche oggi. Il quintetto, composto da Maurizio Polsinelli (piano), Vito Andrea Arcomano (chitarra), Ivan Macera (batteria), Claudio Madaudo (Flauto) e Claudio Orlandi (voce), ha buttato giù nove brani di elevato valore musicale e lirico. Pur essendo un album prettamente acustico, OM riesce, grazie alla perizia tecnica dei musicisti, a risultare vario: si passa da momenti più vicini al jazz-blues a quelli di stampo più classicamente rock, senza tralasciare passaggi dal forte sapore epico, psichelico ed etnico. Ho sempre ritenuto la voce una delle pecche più grandi del progressive nostrano, grandi cantanti ce ne sono stati pochi: Francesco Di Giacomo, Demetrio Stratos (se gli Area possono essere considerati prog) e pochi altri. Invece la voce di Claudio Orlandi è splendida, evocativa e teatrale. Questa peculiarità fa apparire i Pane come una sorta di incrocio tra Perigeo (la formazione jazzistica del combo si sente) e Banco Del Muto Soccorso. Ho accennato anche a come l’aspetto strettamente lirico sia molto curato, al di là delle citazioni a Vladimir Majakovskij (“Orsa Maggiore”), Gesualdo Bufalino (“Samaria”) e Victor Cavallo (“Cavallo”), la band riesce ad andare oltre gli stereotipi del genere risultando allo stesso tempo colta e non spocchiosa. Detto che “Samaria” è il brano migliore del lotto, non mi resta che consigliare a tutti quanti questo lavoro, il migliore, a pari merito con Kalachakra del Ballo Delle Castagne, in ambito progressive (e non) del 2011!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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