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Reviews - Orrenda Acciaieria
:: Orrenda Acciaieria - Orrenda Acciaieria - (Cosmic Swamp Records/LadyMusic - 2011)
Non lo confesserebbe neanche sotto tortura, ma conosco più di qualcuno che avrebbe voluto suonare in una band come gli Orrenda Acciaieria. Uno di quei progetti lisergici e coraggiosi allo stesso tempo, in cui la passione per lo stoner e per la versione anni ’90 della psichedelia si accompagna all’ardita scelta di suonare in modo strumentale, cosa che avvicina il combo al tanto agognato status di totale “mancanza di compromessi”. In effetti, le storie delle band sono piene di componenti poco convinti di determinate scelte, di gente che spinge per un ammorbidimento del suono, per una “maggiore appetibilità”. Non è certo il caso dei tre comaschi, che sfornano questo debut cd omonimo contenente tre brani, opportunamente divisi in differenti sezioni. Nel corso dei 27 minuti del cd, è possibile ravvisare le influenze “desertiche” dei sempiterni Kyuss, ma anche echi provenienti dal variegato mondo delle produzioni a targa Steve Albini/Jack Endino. In sostanza, la bibbia dell’alternativismo di matrice statunitense di fine ‘80/inizio ’90.
La opener “Il morbo” si dipana in quattro parti, con accelerazioni che lasciano libero sfogo a intrecci di basso e chitarra, e successivi rallentamenti di arpeggiosa memoria. L’abuso del flanger lascia intravedere una sala prove impregnata di fumo e esalazioni di birre da 66 aperte, dimenticate e ormai calde, in qualsiasi stagione si svolgano le prove. Se in effetti avrei visto bene un cantato su “Octopus vulgaris”, i suoi stacchi a profusione, con cambi di tempo che restano comunque nei rigidi confini dello sludge, ricordano molto una versione più estrema di Skin Yard e Nirvana, e perché no, anche dei nostrani Braindamage e Mouse Blasters. È la volta di “Lento per sigaretta”, la sezione più stringata, con l’efficace arpeggio posto in apertura che lascia spazio ad un’evoluzione su bicordi crimsoniani, a successione scalare.
Per quanto riguarda la già citata influenza kyussiana, essa si mostra più legata a “Blues for the red sun” che a “Welcome to sky valley”, nel senso che il marciume impera nelle reti sonore del trio, non mancando però di toccare corde piacevolmente “grunge” nelle frequenti aperture alla melodia guidate dalla chitarra. Vi risparmio qui la solita solfa sull’opportunità di aggiungere un cantato ai brani affinché il gruppo assuma completezza, e menate varie. La band è perfetta così come è, e suona proprio con la convinzione di chi ha ben presente le coordinate sonore entro le quali incanalare la propria direzione musicale. Nota di colore sul monicker: a prima vista ho avuto l’impressione di essere di fronte a degli emuli della Strana Officina. Niente di più sbagliato. L’ho pensato solo io?
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/orrendaacciaieriaferrante
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