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Reviews - Opeth
:: Opeth - Blackwater Park - (Music for nations - 2001)
Album del 2001 della band più significativa e più nota del Death Prog Metal.
Uscito a 2 anni di distanza dal precedente e già ottimo album “Still Life”, che fece raggiungere finalmente la notorietà (meritata con fatica) a questa band.
Ottimo album dove le 8 canzoni che lo compongono sono tutte valide e portano all’ascoltatore fin dal primo momento di ascolto e senza un momento di tregua in un atmosfera oscura, piena di dolore, disperazione e malinconia dove spazi di luce sembrano essere del tutto assenti.
Album prodotto dalla band stessa con l’ausilio del geniaccio Steven Wilson (frontman della progressive rock band Porcupine Tree)
Un album immenso che secondo il mio parere, diventerà sicuramente un classico e una vetta insuperabile nel campo del Death Prog Metal(non a caso è il mio album preferito!).
Un capolavoro che non può assolutamente mancare nella collezione di un amante del Metal estremo e che testimonia questa band tra le migliori del panorama Metal estremo odierno.
L’album Metal migliore del 2001!

Antonluigi Pecchia
:: Opeth - Damnation - (Music For Nations/Audioglobe)
Uscito a 2 anni da distanza dal loro capolavoro “Blackwater Park” questo album si presenta diversamente da ciò che ci potevamo aspettare da questa grande band: un album interamente acustico.
Il sound che ne è uscito fuori non è di certo una novità per i fan della band(anche solo per chi ha ascoltato solo un album o soltanto qualche canzone) dato che questo sound lo possiamo troviamo spesso negli intermezzi di varie canzoni di questa grande band.
Anche se è interamente acustico questo album(diversamente da tutti gli altri album di questa band) riesce a creare sempre l’atmosfera dark(atmosfera che la band ci ha abituati con gli altri album precedenti) portando durante il suo ascolto: malinconia e tristezza.
Un grande album che cattura l’ascoltatore dal primo istante e che consiglio di ascoltarlo in solitudine.
Un album che consiglio a tutti i “palati”, perfino agli amanti del rock classico e delle sonorità più leggere!

Curiosità: La traccia n°3 “Death Whispered a Lullaby” è stata scritta da Mikael Åkerfeldt(chitarra e voce degli Opeth) in collaborazione con Steve Wilson(leader della band Porcupine Tree).

Voto: 8.5

Pax (Antonluigi Pecchia)
:: Opeth - Ghost reveries - (Roadrunner - 2005)
Era da tempo ormai che non provavo una paura anomala nell\'inserire un cd nel lettore ma considerandole aspettative che, un gruppo come gli Opeth, possano creare e il lecito disappunto che ho provato durante l\'ascolto del precedente \"Damnation\", l\'attuale timore si è vanificato col passare dei primi 10\" dell\'opening track \"ghost of perdition\".
Un ritorno alle origini per gli Opeth che ci esaltano con un death prog dalle tristi atmosfere e dalla forte vena psichedelica.
Elemento caratteristico dell\'intera opera è senza dubbio un songwriting attento, complesso e ben strutturato dove elementi come il growl, il cantato pulito, l’effettistica e la ritmica si fondono con precisa lucidità senza lasciare troppo sfogo alla tecnica che, naturalmente, non manca.
Un opera che trascina l\'ascoltatore in una vorticosa spirale di suoni ed ambientazioni dall\'aspetto cosi volatile ed inafferrabile ma al contempo percepibile e contemplabile nella sua magnificenza.
Una produzione esagerata ed un book a cavallo tra il gotico ed il grottesco diventano il contorno indispensabile per un opera degna degli Opeth che con una conferma del calibro di \"Ghost Reveries\" restano saldamente tra le vette del death prog metal senza, a mio parere, temere rivali.

Grawl Malcom & Co
:: Opeth - Sorceress - (Nuclear Blast - 2016)
Correva l’anno 2001 e “Blackwater Park” fu una grandissima scoperta, non posso negarlo! Di acqua ne è passata sotto i ponti, ma gli Opeth restano una band come poche, che ha saputo regalare ai propri fan (e non solo) quasi sempre ottimi dischi – partendo da una matrice tipicamente death metal, per arrivare ai giorni nostri, con le sempre più evidenti influenze progressive rock (anche di scuola italiana). “Sorceress” è il dodicesimo album in studio, il primo per la Nuclear Blast, registrato in dodici giorni presso i Rockfield Studios nel Galles, dove in passato Rush, Judas Priest, Black Sabbath, Queen, Sepultura e molti altri hanno concepito alcuni grandi album! Bando alle ciance, tasto play e inizia il viaggio! Un viaggio che comincia con le delicate e piacevoli note di “Persephone”, che aprono a loro volta le danze alla successiva traccia, di chiara ispirazione progressive (anni ‘70 )… è la titletrack, che poi va a mescolarsi a chitarre più corrosive e alla voce ‘acidula’ di Mikael Åkerfeldt – che spesso mi ha ricordato Chris Cornell (forse un abbaglio, ma qui Mikael ricorda davvero Cornell nei primi lavori coi Soundgarden) – davvero una bella prova. “The Wild Flowers” riprende le atmosfere degli anni ’70, sempre progressive ovviamente, e sembra anche rincorrere i lavori di Steven Wilson da solista (per altro, “amico” della band)! “Will O The Wisp” è stato il primo brano che ho ascoltato in rete; ed è un brano chiaramente ispirato ai Jethro Tull – ma mi ha ricordato anche i (sottovalutati) Psycothic Waltz – comunque, mi è piaciuto anche questo! “Chrysalis” è il brano più metal sinora, senza mai abbandonare la componente progressive; un episodio interessante – anche per i cambi di tempo e atmosfere – e che avrà un bel riscontro dal vivo! “Sorceress 2”, è la seconda parte della titletrack, in chiave acustica e che va ad aprire per “The Seventh Sojourn” – per lo più interamente strumentale – ove le chitarre acustiche si alternano con le atmosfere orientali (un brano inusuale!). “Strange Brew” invece, riprende le atmosfere di wilsoniana memoria nella parte iniziale, più delicata… per poi affilare gli strumenti e travolgerci con un sound tipicamente prog metal, denso di cambi di tempo e atmosfere. “A Fleeting Glance” e “Era” riprendono entrambe i cambi di tempo e le atmosfere del progressive settantiano e del prog metal – tra le due, ho preferito “Era”… è più piacevole! “Persephone (Slight Return)”, riprende le delicate note iniziali e va a chiudere questo disco, un disco che riconferma l’amore per il Progressive Rock (anni ’70) e il Prog Metal, e si sente in tutte le undici tracce. Ovviamente è anche un album che non piacerà a chi ha amato il primissimi Opeth, quelli di matrice Death Metal, e non adora le band “contaminate” e/o che cambiano direzione… io invece, li adoro (quasi) tutti (i dischi)! Nulla da aggiungere a tutto quello che troverete in Rete? Beh, il percorso evolutivo della band è palese; un percorso che non sempre è stato condiviso dai suoi fan (ripeto, quelli dei primi dischi!)… insomma, è un disco che dovete ascoltare a mente aperta – magari tralasciando per un attimo “Orchid”, “Still Life”, “Blackwater Park”, e premendo e ripremendo il tasto ‘Play’ più volte. Qualcuno continuerà ad amarli, il resto consumerà i primi 4/5 album della band, rinnegando l’evoluzione di Åkerfeldt & Co.! A me, personalmente, è piaciuto… non ho seguito le critiche che girano in Rete, ho preso il disco, l’ho inserito nello stereo e l’ho ascoltato… fatelo anche voi!
Giovanni Clemente
Voto: 8,5/10

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