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Reviews - Oigres
:: Oigres - Psycho - (Ghost Record Label / Broken Bones Records - 2019)
Ed eccoci finalmente al disco di debutto degli Oigres! Va doverosamente anticipato che il progetto Oigres nasce dalle ceneri dei Lilyum – blacksters ben recensiti nel recente passato proprio dal sottoscritto – e con essi condivide la presenza del mastermind Sergio Vinci, il che li rende ancora una volta un “progetto personale”, quando non una one man band. Anzi, one man band non direi, poiché a quanto apprendo il progetto Oigres è attualmente in sala prove, per cui probabilmente riusciremo ad intercettarne le gesta dal vivo (da quando su Torino abbiamo il buon Daniele ci sentiamo ormai forti anche nel Nord Ovest!). Le premesse non finiscono qui, poiché i sei pezzi (più intro e outro) presenti su “Psycho” sono nati proprio sotto l’egida Lilyum, ma non rientrando esattamente nei canoni della band sono stati “dirottati” verso un nuovo monicker che rappresenta un auspicabile nuovo inizio per il vulcanico polistrumentista. Partiamo da quello che definisco “il contorno”: la produzione è tipicamente anni ’90 (underground anni ’90, intendo), dunque con le stesse caratteristiche di registrazione dell’epoca – nel bene e nel male – ma mi conoscete, non sono il tipo da farmi intimidire da simili ambientazioni, e anzi le trovo oltremodo affascinanti; in ogni caso, “Psycho” è un lavoro che ha il sapore dell’urgenza, che sembra concepito di getto (mentre magari la sua gestazione è stata lunga, questo lo ignoro) e che serve a mettere “su carta”, nero su bianco, quelle che sono le emozioni di Sergio, attraverso alcune delle sue influenze più importanti, come il thrash, il post/groove metal e lo stoner. Nel primo caso, la declinazione anni ’90 è d’obbligo, sebbene l’opener “Fermo” trasudi letteralmente thrash, con quelle atmosfere che gli americani ci hanno trasmesso per decenni e con quegli accordi inusuali introdotti dal minaccioso arpeggio iniziale che sono propri di chi ha la mente aperta alle varie influenze. Dico subito che – al di là delle definizioni – a emergere e farsi sentire con forza è proprio il lato “intimista” del processo compositivo, con un ideale ponte lanciato di volta in volta tra il noise rock di matrice “italiana” e il groove metal, o magari influenze ancora più “scure” e claustrofobiche. È il caso della terna più interessante del disco, aperta da “Lontano da me” (con un refrain alla Burton C. Bell che non potrete perdervi, e con un assolo in coda che farà felici gli amanti delle atmosfere lisergiche) e continuata da “Stella”, uno di quegli episodi intimisti che avrei visto bene in mano a Timoria e Afterhours in acido, senza inutili ammiccamenti a quello che era o è il mainstream. Conclude il trittico l’incedere secco e lineare di “Scivola via”, che oltre alle succitate influenze aggiunge un filo di dark/wave, da me particolarmente apprezzato in questo frangente. Per il resto, anche dinanzi un monolite come “I Am” o alla groovy “No Fear No Truth”, che riporta tutto sulle coordinate dei Ciaff di Enrico Giannone (chi se li ricorda?), l’impressione è proprio il nero che aleggia, non diversamente da quanto emerge da sempre nei combo di origine piemontese, siano essi i Panico, i Negazione, i Contrazione o i Broken Glazz (parlo di atmosfere, non di affinità stilistiche). Un lavoro che ha tutto l’aspetto di una dichiarazione di intenti; ecco perché spero continueremo a sentir parlare di loro, per saperne di più su questi “intenti”. A giudicare dalle premesse, qualsiasi direzione gli Oigres decidano di intraprendere rappresenterà un motivo di sicuro interesse.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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