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Reviews - Obituary
:: Obituary - Cause of death - (Roadrunne records - 1990)
Dopo un capitolo indimenticabile ed estremo come \"Slowly we Rot\", ero sicuro che il quintetto americano avrebbe sfornato un nuovo terrificante prodotto. Il risultato è devastante tanto che non mi vergogno affatto a definirlo non solo di gran lunga superiore al precedente ma uno dei prodotti più belli di questo periodo. \"Cause of Death\" mantiene la caratteristiche principali del suo predecessore: ritmi travolgenti, voce lacerante e preoccupante, violenza bruta unita ad una tecnica non male.
Al completamento di tutto ciò troviamo una certa studiata ed accurata rifinitura di ogni brano e una ricerca di suoni sempre più ricercata e personale che ha fatto nascere pio il sound inconfondibile del quintetto americano. Certo ha contribuito molto la chitarra dell\'ex Death, James Murphy, che trascurate volutamente tutte le ritmiche, ha speso molto tempo nella stesura degli assoli che trovo veramente coinvolgenti e ben calati nei brani.
Certo non manca il mordente che non manca mai in queste occasioni, una cover di tutto rispetto dei leggendari Celtic Frost, sto parlando di \"Circle of the Tirans\".
Cari metallari, questo è un capolavoro che non può mancare nella vostra collazione personale.

B.F.
:: Obituary - Frozen in time - (Roadrunner - 2005)
Gli anni passano, gli stili cambiano o vengono assorbiti in altri ma, fa piacere vedere che certe cose rimangono più o meno invariate. Questo è stata la mia idea all’ascolto della nuova fatica degli Obituary, che come sempre continuano ad esportare il loro death tipicamente cadenzato, zombico e rozzamente claustrofobico.
L’intro è affidato alla strumentale “Redneck Stomp”, che si apre con quei riffs pieni, dalla plettrata pesante a cui i nostri eroi ci hanno abituato fino alle prime note dello storico “Slowly we rot”. In generale scendere nello specifico mi sembra poco utile, visto e considerato che ci troviamo di fronte ad un lavoro dalle sonorità si decisamente moderne ma perfettamente omogeneo nel suo complesso come nel passato: è il sound tipico degli Obituary, con growls soffocati e angosciati, come recita lo statuto della scuola floridiana, ma con quella particolare predilezione per ritmi lenti e cupi, utili per un headbanging da ubriachi, eccezion fatta solo per sporadiche fughe, mai eccessivamente accelerate. Il sound sicuramente ne ha guadagnato, per potenza ed impatto sonoro e questo renderà “Fronzen in time” un album molto succulento per gli amanti del old style death metal, quello crudo, quello vero: il vero death.

MURNAU
:: Obituary - Inked in Blood - (Relapse - 2014)
Ho amato alla pazzia gli Obituary, ma da anni non li riconosco più, non ne azzeccano più una. Neanche un nuovo contratto, con la Relapse, ha portato quell’energia e quelle idee necessarie per far risalire le quotazioni degli autori di Slowly We Rot. Quando metterete il nuovo Inked in Blood nello stereo, “Centuries of Lies” con suoi tump-tump il capoccione ve lo farà muovere, ma non è l’inizio migliore che ci si può aspettare. Anche la successiva “Violent by Nature” mostra una po’ la corda (anche se sostanzialmente dà un paio di punti al brano precedente), amplificando quell’idea (malsana) che ormai gli Obs siano un gruppo spompato. Neanche la miglior ugola del death metal di sempre riesce a risollevare le sorti di questo Inked In Blood, confermando la mia teoria che i floridiani non tirano fuori un disco decente dal 1997. “Pain Inside” con i suoi tempi lenti, quelli che mi hanno fatto sempre amare questa band, accende quasi la speranza che l’album possa riprendersi, però ancora una volta la ciambella (questa volta di salvataggio) non è uscita col buco, perché un pezzo che di per sé potrebbe anche essere interessante alla fine mette in evidenza quello che è l’ennesimo aspetto negativo di IIB: la produzione. Sono un amante dei suoni vecchio stile, odio le soluzioni eccessivamente bombastic, ma mi domando come mai la Relapse abbia acconsentito a pubblicare un disco che suona in questo modo, una vera e propria beffa per chi spenderà dei soldi per comprare questo lavoro (per non parlare di quelli che hanno contribuito alla colletta promossa dalla Tardy e compagni per il finanziamento di questa fatica). Per dirla tutta, pura la copertina fa schifo! Ecco, l’ho detto! Gli Obituary dovrebbero fermarsi un attimo, ponderare se sia il caso o meno di continuare a sfornare album pessimi con una certa frequenza, alla fine un musicista non campa di questo ma di live, e dato che gli americani in quella sede possono giocarsi la carta classici, per loro sarebbe più semplice vivere una vecchiaia più decorosa.
Voto: 5/10
g.f.cassatella

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