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Reviews - OTEME-Osservatorio delle Terre Emerse
:: OTEME-Osservatorio delle Terre Emerse - Il Giardino Disincantato - (Edd Strapontins - 2013)
Musica colta o popolare? Non ci troviamo innanzi al vecchio quesito che divide da decenni i musicologi, ma davanti all’esigenza di un misero recensore di etichettare la proposta di una band. Perché per descrivere l’opera prima degli OTEME - Osservatorio sulle Terre Emerse potrebbero andare bene entrambe le definizioni, peccato però che storicamente vengano utilizzate in contrapposizione. Meglio per me, quindi, far ricorso all’aggettivo utilizzato da Stefano Giannotti, il master mind del progetto, per descrivere ciò che ha composto: musica contemporanea. Poi sta a voi decidere da che lato della staccionata porre questo Il Giardino Incantato. Tutta la mia tiritera iniziale dovrebbe aver chiarito che non si tratta comunque di un’opera semplice, sia dal punto di vista musicale che da quello concettuale. Il primo aspetto raccoglie a piene mani dalla tradizione della canzone d’autore italiana, dal progressive e dalle colonne sonore. Il secondo, quello lirico, è interessante e poco consueto, ed è lo stesso Stefano a svelarne i risvolti: “Le terre emerse sono isole, continenti da esplorare, dove una volta che ci siamo addentrati potemmo trovare luoghi familiari, ma anche strani, inusuali. Le nostre terre emerse sono zone in cui accadono cose non propriamente diritte, almeno secondo il mercato, ambiti di ricerca creativa, contaminazioni. L\'osservatorio è una specie di laboratorio: molti dei musicisti (tra i quali spicca, alla glass harmonica, Thomas Bloch, che in passato ha collaborato con Radiohead, Tom Waits, Gorillaz, John Cage etc. ndr) che vi roteano attorno sono giovani e formati all’arte contemporanea in un percorso abbastanza lungo, faticoso, ma anche divertente”. Piccole storie raccontante con disincanto, ironia e attenzione per i particolari. Testi e musica si fondono e diventano un tutt’uno. Microconcept che rappresentano le tessere di un’idea generale più grande. Per questo bisogna pensare all’Osservatorio come una creatura mutevole ed elastica che si adegua alla storia narrata di volta in volta, più un collettivo di artisti che una vera band. Durante l’esperienza dell’ascolto mi sono venuti in mente nomi quali Henry Cow, Gong e The Bonzo Dog Doo-Dah Band, e non solo per i contenuti strettamente musicali. Un progetto atipico per la scena italiana, coraggioso considerando la mediocrità imperante oggigiorno. Non so se si rivelerà un’esperienza unica o avrà un futuro, però non posso esimermi dal consigliarvi l’ascolto degli OTEME.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

Contact:
www.stefanogiannotti.com/oteme.html
:: OTEME-Osservatorio delle Terre Emerse - L’Agguato, L’Abbandono, Il Mutamento - (Maracash - 2015)
Ospiti qualche anno fa su queste colonne – e recensiti lusinghieramente dal sottoscritto – gli OTEME (Osservatorio delle Terre Emerse) tornano a sorpresa con un nuovo lavoro. Parlo di sorpresa, perché ero convinto che la prima fatica fosse il frutto di un progetto estemporaneo (basti rileggere la chiosa finale del mio articolo), e invece, vivaddio!, rieccoli qua tra noi. Che poi, tra il debutto, Il Giardino Disincantato (2013) e il nuovo L’Agguato, L’Abbandono, Il Mutamento, non che non ci sia stato nulla, anzi Stefano Giannotti con i suoi ha collaborato per la realizzazione di un’opera radiofonica, Bürotifulcrazy, con Deutschlandradio Kultur nel 2014. Che sia stata quella operazione a riportare sulle terre emerse parte del lavoro che il buon Stefano stava scrivendo da un quarto di secolo? Perché, stando alle note promozionali, il tempo di gestazione per la produzione di questo disco edito dalla Maracash è stato di bene 25 anni! Ne è valsa la pena attendere? Direi di sì. Probabilmente questo album su una webzine come rawandwild.com ci azzecca poco (anche il suo predecessore, sia chiaro), però ci sta bene lo stesso: perché se amate la musica intelligente (il che non significa solo colta), allora in questo L’Agguato, L’Abbandono, Il Mutamento, troverete pane per le vostre cellule neurali. Potrei etichettarlo come disco prog, ma sarebbe riduttivo, soprattutto per l’accezione che viene data a questo termine oggi (se invece tornassimo al significato più puro, verosimilmente ci starebbe pure). Musica d’autore, prog, art rock, rock, jazz e tanto altro finisce nel contenitore OTEME. Il risultato finale è raffinato, senza risultare spocchioso. Potrete esaltarvi per i passaggi più arditi, così come potrete lasciarvi cullare dalle melodie più elementari. Da questo punto di vista nulla di nuovo rispetto all’esordio, anche lì si fondevano alla perfezione questi elementi, però probabilmente in questo secondo capitolo il concetto viene più estremizzato, con picchi maggiori da entrambi i lati. Avrete capito che gli OTEME non sono una band qualunque, richiedono un approccio diverso, più attento e meno superficiale, ma alla fine sapranno ricompensarvi con i loro tesori, più o meno emersi che essi siano!
Voto: 8/10
g.f.cassatella

Contact
www.oteme.com
www.stefanogiannotti.com
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