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Reviews - OJM
:: OJM - Heavy - (Beard of stars rec.)
Se i buoni spunti individuati nel primo mini cd di debutto Extended Playing lasciavano presagire ad un futuro e quantomeno ovvio salto di qualità, da parte di questa giovane band, beh, con questo Heavy oggi tale promessa è stata più che sufficientemente mantenuta.
Non è in effetti sicuramente facile di questi tempi, divincolarsi in una realtà musicale fortemente appiattita e carente di valori, soprattutto se si è convinti di fare musica come la intendono gli stessi OJM, appartenenti ad una categoria che va, se vogliamo, controcorrente e che pone le sue basi su di un ottimo hard\'n\'roll dal forte retrogusto vintage, e non è proprio un caso, che i nostri ripropongano una deliziosa versione di \"TV Eye\" degli storici Stooges.
Heavy si compone di 9 tracks di facile presa, che colpiscono per immediatezza, spontaneità ed un\'indovinata direzione melodica (\"The Sleeper\", \"Revelations\" e \"As I Know\"), ma anche per momenti pesanti e di inquietante intensità (la bellissima \"You Come\"), lasciando quasi istintivamente, per il resto delle songs, più spazio alla musica e meno alle parole.
Senza particolari accorgimenti tecnici e forti di una produzione azzeccata (e qui l\'esperienza di Paul Chain avrà contribuito non poco), mi sento di dire che la loro giusta dimensione, sia quella live, per il modo in cui hanno saputo interpretare i brani con giusto feeling ed energia.
Basti poi dare un semplice ascolto a \"Theorem\" (pezzo di chiusura tra psichedelica e space-rock) per convincersi a non inquadrare gli OJM come \"semplice\" stoner-rock band.

R

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:: OJM - Under The Thunder - (Godown Rec. - 2006)
Giunti con Under The Thunder al quarto album, ormai gli OJM sono una certezza della scena rock italiana, e non solo. I più tendono ad inserire gli OJM nel calderone stoner ma io farei un distinguo: fermo restando alcune influenze comuni (Kyuss, Blue Cheer, Black Sabbath) alle band che suonano quel genere, la musica dei nostri affonda le proprie radici nel rock anni 60. La vena rock ‘n’ roll in UTT è forte (sicuramente più marcata di quella dei Black Sabbath): MC5, Cream, The Who, Hendrix (“Lonyless”), Yardbirds e perché no, i Led Zeppelin (“Sixties”) del primo disco, quelli ancorati alle proprie radici hard blues anni 60. La musica contenuta in Under The Thunder è cruda, senza fronzoli così come lo era quella di gruppi come gli Stooges che ebbero un’influenza destabilizzante sulla scena rock a cavallo tra i 60 e i 70. Ad influire sul suono è la presenza nelle vesti di produttore di Micheal Davis, bassista dei grandi MC5. Ed è probabilmente la band di Wayne Kramer il termine di paragone più adeguato. La carica di rabbia e nichilismo (protopunk, oserei dire) degli MC5 qui è presente (“I’M Not American”, “Dirty Nights” e“Give Me Your Money”) ed arricchita con influenze psichedeliche a la Grateful Dead (“Starshine”e “Brant B”). Lo stoner fa capolino qua e là (“Stoned Love”), ma è sempre sporcato da sane dosi di rock’n’roll. Under The Thunder è un grande disco di rock’ n’ roll, se non si fosse capito. Gli OJM sono un grande gruppo, se non si fosse capito.

Voto: 8/10

g.f.cassatella

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:: OJM - Volcano - (Go Down Records - 2010)
Recensendo nel 2006 Under The Thunder, ultimo studio album degli OJM, avevo evidenziato come a mio avviso gli italiani siano stati erroneamente inseriti nel filone stoner. Questa convinzione mi è rimasta anche dopo l’ascolto del nuovo e fenomenale Volcano. Gli OJM sono una band rock and roll, anzi sono la migliore rock band italiana! Qui si respira l’arte degli Stooges, MC5 e Cream. Che poi queste band abbiano influenzato anche lo stoner, è un altro paio di maniche. Fatta questa precisazione, devo ammettere che il cambio di produttore, Dave Catching (Earthlings?) al posto di Micheal Davis (MC5), ha donato un’aurea più “fattona” rispetto a quella cruda e ruvida del suo predecessore. Comunque ciò che conta è che lo spirito vintage del quartetto è rimasto intatto, e non temete anche la rabbia proto punk è immutata (“Wolf” e“Disorder”). Probabilmente la scelta di alcune sonorità più liquide (“Desert”) potrà far storcere il naso ai puristi dell’OJM sound, ma alla fine anche in questo brano hawkwindiano è possibile trovare quelle peculiarità che hanno fatto diventare la band di Max Ear un fenomeno di culto. La finale “2012” è una sorta di “Planet Caravan” con accompagnamento di hammond. Tutto sommato gli ingredienti sono sempre i soliti, ma difficilmente ci stancheremo di mangiare la minestra preparataci dagli OJM.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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