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Reviews - Nirnaeth
:: Nirnaeth - Anthropocene - (Andromeda Relix - 2020)
Rieccoci con un’altra band dell’underground nostrano! Signore e signori, i Nirnaeth! Una band non proprio “giovane” – infatti nascono a Bergamo nel 1990 – e lo stile di riferimento è il thrash metal (della Bay Area)… nella loro trentennale attività, hanno aperto per Extrema, Cradle of Filth, Mogwai, Strana Officina, Folkstone, Skanners, Rain, etc… Dopo due demotapes, “Nirnaeth” (1992) e “Blind Hate (1994), autoproducono il primo disco, dal titolo “The Psychedheavyceltale in 8 Movements” (1998); dopo alcuni cambi interni (di musicisti e sound) e altri album e mini cd, la band (attuale) pubblica alla soglia del trentennale “Anthropocene”, in concomitanza col dilagare del contagio da Covid-19. Un disco di 10 brani: “Anthropocene Part 1” un brano che sprizza Thrash Old School da tutti i pori; “Heavy Metal” è un omaggio (inno?) al genere… un titolo alla Manowar, ma il sound è più “grezzo”; “Those Day of Our Youth” è una dedica ai tempi della gioventù, senza tempo – fatti per sognare…; “The Slow Creeping Greed” denuncia il genocidio a opera degli invasori europei contro le nazioni dei nativi americani; e il resto... tocca a voi scoprirlo! La copertina e il brano iniziale riportano al mondo del Thrash Metal, invece il disco è variegato: ricco di sfumature e suoni, a volte moderni, a volte più classici… dove le chitarre thrasheggianti si confondono con l’energia e le atmosfere di ogni singolo brano, dalle tematiche “variopinte”, dall’amore per il genere suonato, ai dilemmi sociali… In “Anthropocene” troverete un sound ruvido, primitivo, con brani variegati che non stancano e che si fanno ascoltare più e più volte… Consigliato a chi ascolta il metal classico, ma allo stesso tempo, a chi ha una mente aperta, per apprezzare le contaminazioni e le sfumature che i Nirnaeth propongono. Buon anniversario ai Nirnaeth (la loro storia continua…). Buon ascolto ai lettori di Raw & Wild e... alzate il volume!
Voto: 6,5/10
Giovanni Clemente

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:: Nirnaeth - The Extinction Generation - (Autoprodotto / Andromeda Relix / Gt Music - 2015)
Storia travagliata quella dei Nirnaeth, un po’ com’è quella di The Extinction Generation, il loro secondo album che, nonostante sia stato pubblicato nel 2015, solo oggi trova grazie all’accoppiata Andromeda Relix / Gt Music una distribuzione capillare. Dicevamo di come i Nirnaeth non abbiano alle spalle un passato tranquillissimo: nati nei ’90 a Bergamo, dopo un paio di demo (Nirnaeth del 1992 e Blind Hate del 1994), la band riesce ad arrivare all’esordio con The Psychedheavyceltale in 8 Movements nel 1998. Buone vendite e recensioni lusinghiere non portano però a grandi risultati, così la band inizia un’attività a singhiozzo che vede la tornare in studio per un Ep, The Return, nel 2009, prima di un nuovo stop. Tenacemente il gruppo riprende l’attività, dando alla luce l’oggetto di questa recensione. The Extinction Generation probabilmente risente di questa attività a intermittenza, perché non appare coeso. Non potrebbe non essere così, dato che contiene 5 brani storici, 4 nuovi, una cover dei Ramones, 4 canzoni provenienti dal demo omonimo ed ‘Epitaph’ apparsa su una compilation del ’92. L’album inizia bene con ‘We Forget to Think’, pezzo di chiara matrice Bay Area, invece mi convince meno l’uso dell’italiano nella seconda ‘Moby Dick’. Se il secondo pezzo è all’insegna della complessità, la titletrack spariglia le carte in tavola con la sua indole rock and roll, confermata anche nel brano ‘The Fatal Blame’. Chiude il poker iniziale la “newyorkese” ‘Blind Hate’. Ideale spartiacque fra la prima e la seconda parte è la cover dei Ramones, ‘Blitzkrieg Bop’. Da lì il disco riprende la sua marcia ora più violenta, ora più cadenzata, ma comunque varia tra rimandi al meglio del gotha thrash e metal degli ’80. In definitiva, The Extinction Generation è un disco con tante idee, anche troppe. Probabilmente è più corretto considerarlo una sorta di biglietto da visita, un recap della storia della band, visto che è stato assemblato con brani di epoche diverse, che funzionano più o meno tutti singolarmente, ma che perdono qualcosa in un’ottica d’insieme. Un’opera transitoria, in definitiva.
Voto: 6/10
g.f.cassatella

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