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Reviews - Neverland
:: Neverland - Ophidia - (AFM Records – 2010)
Si intitola “Ophidia” il secondo full lenght dei Neverland che tanto avevano sorpreso nel 2008 al loro debutto con “Reversing Time” con uno stile originale che fondeva un potente riffing power con gli innesti prog, il tutto condito dai duetti di Miss Mavraki e Mr Canatan oltre alla presenza di guest d\'eccezione, una tra tutte, Hansi Kürsch dei Blind Guardian. Chi li aveva conosciuti così, probabilmente rimarrà parzialmente deluso da questo “Ophidia” ed in questo, forse, il titolo del primo lavoro è stato profetico.. “reversing” appunto.
Ma andiamo a scoprirlo. Entra nella band il tastierista Mr Guney Ozsan, che arricchisce di epicità il sound già vicino ai Blind Guardian, allontanando la band dalla vena progressive che aveva caratterizzato il precedente lavoro.
Per qualcuno che arriva… c’è qualcuno che parte, infatti: dove sono finiti i duetti tra Mavraki e Canatan? O meglio dov’è finita la singer greca?
Già dall’ascolto di “The Voice Inside” la voce di Iris è passata in secondo piano e non si capisce perché i Neverland abbiano voluto privarsi dell’elemento che principalmente aveva contribuito a dare originalità e freschezza al loro primo album.
In questo modo il baricentro del progetto “Neverland” si sposta prepotentemente verso lo stile della band turca ”Dreamtone” facendo di “Ophidia” un lavoro più omogeneo, con sonorità più vicine al metal classico che rischiano di far scadere l’intuizione iniziale nel mare del “già sentito” evidenziando la carenza di elementi di sorpresa e di variazioni e quindi degli innesti progressive.
Da segnalare comunque la bontà di alcuni episodi quali “Silence The Wolves”, ”Invisibile War” e “Into The Orizon”, caratterizzati da parti solistiche di chitarra di alto livello tecnico, nelle quali però spicca il troppo ridondante uso di arpeggi, mentre la title track ricorda qualcosa degli Helloween in Dark Ride.
Di buon livello la produzione: i suoni, affidati a Erim Arkman, sono quantomai azzeccati soprattutto per quanto riguarda le tastiere e risulta molto elegante il lavoro fatto sugli effetti.
Poco valorizzate le ospitate, anche questa volta rilevanti, di Jon Oliva ( Savatage), Edu Falaschi (Angra) e Urban Breed (ex-Tad Morose, Bloodbound), la cui presenza stenta a farsi notare.
Il bilancio dell’album in sé sarebbe positivo, ma il confronto con il lavoro di debutto ci lascia qualche perplessità.
Voto 7,0 /10
Faitful Father

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