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Reviews - Nerocapra
:: Nerocapra - Demo 2009 - (Autoprodotto - 2009)
I Nerocapra sono un gruppo davvero fuori da ogni catalogazione musicale. Non vogliono farsi incatenare alle solite categorie hegeliane che di fatto distruggono il diritto alla piena espressività artistica. Il gruppo nasce nel 2003 e da allora ha veleggiato in territori estremi: minimalismo, doomcore, black metal… Il loro “Demo 2009” è il punto finale di un processo lungo e travagliato. Non c’è nulla per compiacere le masse. Il Cd in mio possesso è un fornitore di suoni tetri, tetragoni, oscuri e violenti. E’ come se la luce non esistesse per loro! In questo sembrano degni eredi dei Celtic Frost degli anni ottanta. Sono appena quattro brani, ma sono di quelli che non si dimenticano per il loro fascino sovversivo e nero. Un demo che si distanzia miliardi di anni luce dalla sindrome “di ciò che passa il convento”. In breve, gradisco i Nerocapra per la loro innegabile indipendenza artista e temperamentale. Stay doomed!
Emanuele Gentile

Contact
www.myspace.com/nerocapra
:: Nerocapra - Mefisto Manna - (Warhell/Justified Violence - 2013)
Riecco i Nerocapra! Questa band sembra condividere la mia stessa visione lisergica del tempo, replicando uno schema già visto per il disco precedente: in questo caso, album uscito nel 2013, inviato al mio indirizzo a fine 2014, recensito… nel 2015! Spero tuttavia non se ne abbiano a male, anche perché ciò che conta sono i contenuti, e se è vero che l’avvento delle webzine ha ridotto il lasso di tempo uscita disco-recensione, è pur vero che ho ascoltato (e analizzato) con piacere questo “Mefisto Manna” proprio in virtù del fatto di aver recensito il precedente “Vox Inferi” qualche anno fa. Negli ultimi periodi ci siamo nuovamente occupati di molti gruppi che si rifanno da vicino ad un certo stile rozzo e “primitivo” (per citare la definizione che la band stessa dà di sé): è il caso dei Devil’s Disciples, per rimanere sugli stessi lidi musicali, ma in generale è vero che una tendenza mai sopita nel metal è quella del recupero fedele e anastatico di sonorità e stili primigeni, recupero che tende a cancellare con un colpo di spugna i decenni trascorsi. Ebbene, i Nerocapra sono da sempre portabandiera di questa “ricerca”, quindi onore al merito: un gruppo dalle sonorità grottesche e oscure, il cui stesso monicker ha se vogliamo qualcosa di grottesco, oltre ad anticipare quella che è una particolarità del combo, il cantato in italiano. Prima un trio, poi un duo su questa release, ora nuovamente un trio a quanto risulta dalla Rete, rispetto al precedente “Vox Inferi” l’approccio si è fatto più ragionato, la voce indulge più volentieri nello stile screaming, abbandonando quasi completamente quelle derive “cavernose” in stile proto-black (un po’ fastidiose, a dir la verità). E lo stile? Sempre lì, non temete, sempre aderentissimo ai dettami dell’underground più recondito, che gli stessi individuano e collocano a metà tra ‘80 e ‘90. Thrash/black senza compromessi né fronzoli, ma anche qualcosa di più: ecco dunque che il break dell’opener “Fame d’aria” sposta il tutto decisamente sulla lancetta dell’hardcore, una dimensione che, almeno a livello attitudinale, appare più che congeniale alla band. Ovviamente, prima che qualcuno si faccia idee strane, sto parlando del versante vicino al crossover/thrash del genere (leggi: Negazione, Upset Noise e Raw Power), non certo di metalcore o robetta affine. Una marcia in più che non snatura il sound dei Nerocapra, e infatti restano irresistibili l’incedere cadenzato della title-track, l’accelerazione un po’ sbilenca ma efficace di “Reprobo”, il feedback mefitico che occupa metà dei quattro minuti scarsi di “Putrefazione” (appunto..), l’incedere lento ma mai sconfinante nello sludge di “Cerchi” e la continua macina di riff che si spinge fino alla conclusiva “Uccido la bestia”: il loro “primitive metal” è sempre lì, immutabile, senza velleità di inseguire la moda del momento, soddisfatto di se stesso e perfettamente compiuto. Se siete maniaci delle sonorità più volte citate e non conoscete ancora la band, fate ammenda: fate vostro “Mefisto Manna”.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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www.facebook.com/pages/Nerocapra/606401999395287
:: Nerocapra - Vox Inferi - (FOAD Records - 2011)
Dopo una serie di ascolti cristallini e precisini, quello che ci voleva era proprio una bella grezziata nel lettore, a ricordare che il metal è nato come suono di antagonismo e non come gara a chi produce meglio o suona più veloce. Detto questo, era da tempo che non mi capitava tra le mani una band come i Nerocapra, trio piemontese (senza basso) che ha fatto del minimalismo e dell’essenzialità le proprie colonne portanti: l’ultimo esempio del genere che io ricordi sono gli australiani Vomitor, ma è stato circa due anni fa. Non si può certo dire che “Vox Inferi” sia un disco di facile ascolto, posto come è al di fuori di qualsiasi trend del momento. Probabilmente, è proprio una simile direzione personale alla ricerca dei primi contatti tra spirito punk e oscurità NWOBHM a rappresentare il valore aggiunto dei Nerocapra, che suonano estremi senza aver bisogno di premere sull’acceleratore o sfoderare growls a cui siamo stati abituati in decenni di evoluzione del death metal. Le linee vocali, condivise a metà da Mirco Rizzi e Dne, sono forse la cosa più difficile da digerire, e con un titolo come “Vox Inferi” non potrebbe essere altrimenti. Cantato oltretombale e riffs inframezzati da fischi sono il marchio di fabbrica dei Nerocapra, a cui si aggiunge il drumming abbadoniano di B, a rimarcare l’egida dei Venom su chiunque scelga di accostarsi alle origini del suono nero senza passare attraverso riletture e successive evoluzioni. In realtà, la scelta del lo-fi e dell’essenzialità tecnica è perseguita in maniera talmente oltranzista da apparire un po’ costruita, ma la band è anche qui a ricordarci ciò che è stato da tempo dimenticato da tanti alfieri del genere: il valore dell’ironia e del sarcasmo, dispiegati in scelte testuali che ricordano alla lontana quelle dei primi, geniali Carcass con titoli come “Vermi” e “Autofagia”. Eppure, non posso che invitare tutti coloro che sapranno cogliere questa mefitica gemma a godersi le sbilenche ritmiche di “Heaven Smiles” e “Philo”, il commovente riffing di “Gabbia di contenzione”, la successione di assoli in “Frail Bones”, l’up-tempo di “Il sole in terra” e il lugubre omaggio ai primi Celtic Frost di “Epikick”.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/nerocapra
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