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Reviews - Necrodeath
:: Necrodeath - 100% Hell - (Scarlet - SPV - 2006)
Dopo Tone’s of Hate, la band propone sempre nuovi espedienti per proporre un sound sempre più maturo ed originale. La riuscita di ciò, punta sempre su riff originali, voce di Flegias ineguagliabile, e un grandissimo estro del mastermind Peso. La collaborazione alle backing vocals di Cronos nella prima traccia dopo l’intro “February 5th 1984”, nel brano “Forever Slaves”, la dice lunga sulla notorietà della band all’estero; una realtà tutta tricolore. L’album avanza tra la martellante “War Paints” e la velocissima “The Wave” con un riff rapidissimo e tagliente. Chitarra acustica per l’inizio di “Master of Morphine”, con note pacate e atmosferiche che volano verso una cadenzata partitura. Piccoli esperimenti tastieristici in “Identy Crisis” dal suono più composto e orecchiabile rispetto alle precedenti canzoni. Difficile resistere a “Beautiful Brutal World”, dagli accordi trasportanti: il chitarrista Andy in questo lavoro svolge un ruolo rilevante per quanto concerne le parti chitarristiche, donando all’intero lavoro delle melodie rapide e atmosferiche, che si amalgamano benissimo con il basso di John e la parte restante della band. La finale titletrack è un turbine di violenza sonora scagliato verso l’ascoltatore, dalla durata di 9’38’’. Un album validissimo con alcune piccole sperimentazioni a caratterizzare il sigillo dei Necrodeath.

Stefano De Vito
:: Necrodeath - Black as pitch - (Scarlet - 2001)
Premessa: rispetto la band per quello ke ha fatto per la scena estrema italiana e non,e non diskuto il valore storico di di un’opera quale “Into the Macabre”. Avrete intuito ke loro a Me, oggi, non Garbano poi molto, ma kredo di essere l’Uniko in Italia, visto ke sembrano piacere un po’a tutti, vantando tra le proprie skiere di fans anke brufolosi mocciosetti pre-pubertà. Il disko: sicuramente ben suonato (Peso è 1 mostro), riffs di matrice Slayer a profusione, vokals Estreme, ma non troppo (leggi: black ma non troppo, please), produzione aggressiva e pulita, brani ora dinamici ora cadenzati, klassiko Necrodeath trademark, ossia un thrash-black sicuramente di buona fattura. Ho trovato le trax abbastanza omogenee tra loro sotto il profilo stilistico; spikka l’esperienza e la dimestikezza del kombo nel creare brani akkattivanti e ke non annoiano. Rimane il fatto, trascurabile per gran parte dell’ umanità, ke Io di Black(inteso non solo musicalmente, ma kome attitudine,feeling,tematike davvero estreme,Nera Celebrazione Egoika)in questo”Black as Pitch” non ne avverto la presenza. DE GUSTIBUS…

A
:: Necrodeath - Draculea - (Scarlet - 2007)
Tornano i Necrodeath, e tornano con un disco atipico. L’atipicità sta nel fatto che il cd è un concept sul conte Vlad Tapes (detto l’impalatore, che qualche secolo dopo la sua morte ispirò Bram Stoker per la creazione del personaggio di Dracula). Necessariamente in fase di composizione il gruppo ligure si è dovuto piegare alle esigenze di copione. Il risultato? I Necrodeath hanno ottenuto quello che, a mio parere, è il disco più sinistro della propria carriera. Draculea è inquietante e lo è non tanto nelle parti esplicitamente cattive, ma in quelle più rilassate. Dopo l’intro atmosferico “V.T. 1431” recitato in lingua rumena, arriva il turno di “Smell Of Blood” con i suoi riff classicamente Necrodeath (la matrice Slayer si sente eccome!), sentire la voce di Flegias è sempre un piacere. “Party In Tirquoviste” parte con un arpeggio di chitarra e voci sussurrate per passare ad un riff “pesante”: brano lento e melodico… che ci insinua quel senso di atipicità. “Fragments Of Insanity” è una thrash song sporca e cattiva di scuola europea (genere che i Necrodeath hanno contribuito a creare insieme ai Kreator, non scordiamolo). “Draculea” è ipnotica: ti avvolge, ti scalda, ti bacia, ti dissangua. Il tributo di sangue ai padrini Venom continua (non dimentichiamo la partecipazione di Cronos in 100% Hell, il disco precedente della band) con la rilettura del classico (e perfettamente a tema) “Countes Bathory”. “The Golden Cup” ha un sapore soulflyioso (ok, ho inventato il termine, ma ci siamo capiti) arricchito con spezie dei Carpazi (esisteranno delle spezie anche in quella regione dimenticata da dio, credo!). “Impaler Prince” ci riporta su canoni più tipicamente Necrodeath, con un gran lavoro di batteria di Peso. L’outro “V.T. 1476”, conclude il disco così come era iniziato. Per evitare ogni fraintendimento dico subito che Draculea mi piace, e tanto. I Necrodeath hanno dimostrato che se la cattiveria è il fine, i mezzi per raggiungerla sono molteplici. E loro sanno come sfruttarli, al meglio, questi mezzi.

G.F. Cassatella

Contact
http://www.necrodeath.net
http://www.myspace.com/necrodeath100x100
:: Necrodeath - Fragments of insanity - (Avantgarde Music - 2001)
Molteplici ricordi tornano alla mente scrivendo del secondo lavoro dei Necrodeath, oggi giustamente ristampato dalla Avantgarde, perchè se è vero che Fragments... segnò una tappa fondamentale nel mio passato adolescenziale, oltre che candidarsi come uno dei migliori prodotti in campo estremo in Italia, e anche vero che esso fu l\'emblema di tutte quelle problematiche legate all\'inefficacia distributiva e carenza di mezzi nel nostro paese.
Il prematuro split dei quattro ragazzi era dietro l\'angolo, del resto le demotivazioni c\'erano e venivano fuori proprio nel momento in cui la band poteva dire veramente la sua al cospetto di gente quotata come Kreator o Sodom.
Come precedentemente indicato questo disco ebbe una scarsa distribuzione e nessuna tourneè di supporto. Edito dalla milanese Metal Master (Bulldozer, Death SS, Deathrage, Nuclear Simphony, ecc....), Fragments... risulta pìù curato sotto l\'aspetto del songwriting e forse meno \"confusionario\" e \"selvaggio\" rispetto a l\'esordio Into the Macabre, ma non da meno quanto ad impatto. Passaggi più calcolati, con ripetuti intrecci chitarristici ed il forsennato drumming di Peso confermano una band già affiatata e sopra la media, mentre la voce di Ingo diviene più modulata e personale.
Con una retgistrazione non eccezionale, Fragments...incarna in se il tipico sound e spirito thrash-death (attenzione, da alcuni all\'epoca considerato anche Black) degli anni \'80.
Brani come \"Tanathoid\", \"Enter My Subconscious\" o \"Eucharistical Sacrifice\" (riproposta in chiave moderna sull\'ultimo Black as Pitch) alternano momenti da headbanging sfrenato ad accellerazioni da infarto.
Le influenze con i loro alter ego Slayer, vengono sottolineate maggiormente in quest\'album, che comunque conserva una propria personalità.
Riguardo alla ristampa da segnalare una sintetica bio della band (davvero scarno il booklet) e la totale assenza dei testi.
Curioso invece il periodo di pubblicazione, il quale coincide con l\'uscita del nuovissimo Black..., che può trarre in inganno i più distratti.
un\'altro pezzo di storia made in Italy.

R
:: Necrodeath - Hellive - (Scarlet Records - 2013)
Ci sono bands che vivono uno stato di grazia, e questo stato non coincide obbligatoriamente con il loro periodo iniziale, ma risalta ancor più con il senno e le capacità che solo la maturità può dare. È senz’altro il caso dei Necrodeath, reduci dal recente concept “Idiosyncrasy” e ora alla loro prima uscita in DVD con questo “Hellive”: due concerti del 2012 (rispettivamente a Catania e a Milano) editi insieme ai commenti di Flegias, Pier, GL e Peso e soprattutto corredati di una serie di contenuti speciali che sono vere e proprie chicche. La dicitura “No tricks, no frills, no triggers, no overdubs” ne fa sostanzialmente un bootleg, senza che però la parola sia per un attimo sinonimo di scarsa qualità, essendo piuttosto la testimonianza di un’attitudine “vera” direttamente mutuata dalla storia trentennale di un combo che ha iniziato la sua attività in un periodo storico in cui la musica estrema era ancora appannaggio di pochi adepti. Personalmente, ho trovato interessante soprattutto la performance di Catania, che vede la band impegnata in una scaletta che abbraccia l’intera discografia, mostrando capacità esecutive da manuale, nonché una discreta presenza scenica che non fa mai male, guidata com’è dal frontman Flegias. Sarebbe stato bello ascoltare la versione integrale di “Idiosyncrasy”, ma non dispero in questo senso che venga inserita in una delle future releases della band – oltre magari ad essere eseguita in uno dei loro concerti futuri! Comunque sia, la band si concede la prima parte del succitato concept, insieme ad episodi di tutto rispetto come le slayeriane “Necrosadist” e “The Final War”, con il suo macabro arpeggio centrale, l’inno “Draculea” e il classico “At the mountains of madness”, tutti sostenuti dalle precisissime performances di un Pier Gonella in gran spolvero, e foriere di un thrash/black con pochi compromessi, se si eccettuano episodi più “melodici” e cadenzati come “Queen of Desire”. Giungiamo dunque agli estratti dal concerto di Milano, che altro non è che l’esibizione della band all’Into the Macabre, il festival del 2012 che prende il nome dal primo album ufficiale dei Necrodeath. Dal disco vengono ripresi “The flag of the “inverted cross” nonché “Mater tenebrarum”, prima canzone in assoluto scritta dai Necrodeath, che vede la partecipazione speciale di Claudio, primo chitarrista della formazione genovese; in più, nella scaletta è presente “Victim of necromancy” dei Ghostrider (primissima incarnazione della band, targata 1984) con Giulio dei Cripple Bastards ospite dietro il microfono. Che i Necrodeath siano maestri delle cover ne fu già testimonianza il disco “Old Skull”: imperdibili dunque le versioni di “United forces” degli S.O.D. (eseguita insieme agli svizzeri Excruciation) e di “Countess Bathory”, giusto tributo ai maestri Venom che vede la presenza di A.C. Wild dei Bulldozer in un’ideale riproposizione dello spirito di collaborazione che animava le due band all’epoca – caso più unico che raro in una scena italiana da sempre dilaniata da reciproci sospetti e invidie. Tra i contenuti speciali, troviamo “Burn and deny” catturata dal vivo al Sun Valley Metal Fest e soprattutto il videoclip di “Graveyard of the innocent”, nuova versione dell’omonima song presente su “Into The Macabre” che mostra, se mai ce ne fosse bisogno, quanto la band fosse avanti rispetto ai suoi tempi in un 1987 che ha probabilmente rappresentato fonte di ispirazione anche per successive e blasonate realtà internazionali. Non ci resta dunque che aspettare trepidanti il festival “Armageddon in the Park”, che vedrà la band esibirsi insieme a Bulldozer e Schizo in un’ideale riproposizione della triade italiana del thrash, insieme ad altre validissime realtà di ieri e di oggi: intanto, il miglior modo per ingannare l’attesa è fare vostro un DVD efficace e diretto nella sua essenzialità.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact:
www.necrodeath.net
:: Necrodeath - Idiosyncrasy - (Scarlet Records - 2011)
Una sfida, senz’altro. È così che “Idiosyncrasy” è stato definito dai tanti comunicati diramati dai Necrodeath in occasione dell’uscita del nuovo capitolo della loro folta discografia. In altre parole, una di quelle sfide che solo i gruppi navigati e con sufficiente maestria compositiva possono permettersi. Il combo genovese, risorto a fine millennio dalle sue ceneri ottantiane a guisa di fenice, è forte di un’esperienza che pochi possono vantare, e che è comunque figlia dei principali responsabili del Grande Rumore, sezione Oscurità, ampiamente osannati in occasione dell’album di cover “Old Skull”: Venom, Slayer e Kreator. I primi, per il gusto britannico del grand guignol privo di eccessivi orpelli tecnici; i secondi, per la furia iconoclasta portata avanti con il classico stile di matrice statunitense; i terzi, per la rabbia suburbana della Mitteleuropa. Personalmente, l’ambiziosa idea che sta dietro il nuovo album dei Necrodeath sa molto di “At War with Satan” dei Venom: non solo per il concept testuale, che porta la band a includere sette tracce che hanno come titoli altrettanti parti numerate, ma anche per lo svolgimento musicale, che si dipana in quaranta minuti nei quali ogni traccia è continuazione e completamento della precedente.
Pertanto, ogni tipo di commento sui singoli episodi appare in questa sede riduttivo, dato che l’album va preso in toto e come tale ascoltato. I Necrodeath condensano in “Idiosyncrasy” tutto il loro bagaglio sonoro, senza scadere nelle tentazioni progressive tipiche di simili operazioni. Da sottolineare la presenza di riff di non immediata assimilazione, che necessitano di più ascolti per andare a segno, con ritmiche articolate che raramente indulgono sui tempi sparati, preferendo soluzioni atmosferiche in linea con l’intento descrittivo. Su questa linea sono costruite le prime due sezioni dell’album, che fa successivamente registrare l’evocativa scelta del latino nella Parte III, in cui emerge l’apporto solistico del recente innesto Pier Gonella. La Parte IV è guidata dal basso e da una successione di chitarra arpeggiata tanto minimalista quanto convincente, per poi evolversi in una serie di accordi secchi nello stile del miglior thrash teutonico, che lasciano progressivamente spazio alla Parte V, una delle più oscure del lotto, con le urla strazianti di Flegias subito doppiate da una voce femminile reminiscente dei Celtic Frost. La Parte VI si apre con una delle poche accelerazioni dell’album, ed evolve verso una serie di assoli taglienti e precisi, in un’ideale successione di botta e risposta tra voce e chitarra. La sezione conclusiva riporta decisamente alla memoria il celebre capolavoro a firma Venom prima citato, in un incedere declamatorio che lascia progressivamente spazio al main riff iniziale, con uno snodo in mediante e sovratonica a introdurre la coda del concept. Da sottolineare in questa sede il lavoro di Peso alla batteria, in una performance che ricorda molto quella dei grandi nomi del thrash storico. Il verdetto? Album conforme alle aspettative, seppur mancante di uno di quei picchi compositivi che fanno gridare al miracolo. Se non altro, è la conferma di una band solida e coerente con il suo indiscusso marchio di fabbrica.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.necrodeath.net
:: Necrodeath - Mater of all evil - (Scarlet - 2000)
Recensire oggi la nuova creatura dei Necrodeath, era cosa assai impensabile fino a qualche anno fa, in quanto il quartetto genovese rappresentava per il sottoscritto una di quelle bands storiche italiane che non sarebbero mai più tornate in vita e puntare su di un loro possibile ritorno sarebbe significato un sogno(ricordo ancora i “lacrimoni” versati e la rabbia per la notizia apparsa su HM nel lontano 1990 sul loro split).Ed invece ora eccoli di nuovo qui con un po’ di anni in più ma con con la stessa energia che li ha sempre contraddistinti a cavallo degli anni 80. Non avevo dubbi sulla qualità di “Mater of all evil”, descritto in anteprima con toni esaltanti da parte della Scarlet e dalla stessa band, ma non immaginavo di tali notevoli proporzioni. Premesso che una recensione rispecchia giudizi esclusivamente personali, forse potrei sembrare un ragazzino in preda a deliri entusiastici, ma qui è tutto fottutamente bello: dall’artwork davvero particolare, alla produzione (semplice e diretta) davvero indovinate, oppure che dire del songwriting o delle lirycs? E’ per me inutile citare i brani migliori, poiché dovrei elencarli tutti. Thrash death nudo e crudo a volte cupo e tetro grazie all’apporto vocale di Flegias, un cantante direi dalle ottime qualità (oltre ad avere una certa padronanza on stage). Un cd da avere.

R
:: Necrodeath - Old Skull (25 Years Of Noise) - (Autoprodotto\\Scarlet – 2010)
I dischi (e i cd, ovvio) hanno forma circolare. Gli Mp3 no. 25 anni fa non si sapeva neanche cosa fosse la musica in formato digitale, e probabilmente neanche si poteva immaginare uno sviluppo dell’industria in questo senso. I Necrodeath all’epoca c’erano. I Necrodeath oggi ci sono. E per festeggiare un quarto di secolo hanno ben pensato di immettere sul mercato un album circolare non solo “fisicamente”, ma anche concettualmente. Infatti, a far da cornice alle 8 cover tributo, troviamo “Mater Tenebrarum”, song posta in apertura in nuova edizione datata 2010 e in chiusura nella sua versione originale del 1985. Alpha e, speriamo non omega, di una carriera che è nata in una scena in cui le idee valevano più dell’immagine, interrotta per un lungo lasso di tempo, e ripresa con costanza e determinazione da circa un decennio. Questo disco ha una valenza triplice: tributo alle band che hanno ispirato i nostri eroi; tributo ai fan della prima ora e a quelli più recenti; tributo ai Necrodeath vera leggenda del metal italico. Il nucleo del disco è rappresentato dai brani altrui reinterpretati dalla band genovese. Non ci sono sorprese, sono tutti quei gruppi che ti aspetti. Dagli Slayer ai Bathory, dai Kreator ai Sodom. Poi ci sono i già “tributati” Black Sabbath (questa volta con “Paranoid”, mentre l’omonimo del gruppo di Birmingham è uno dei pezzi fissi nelle scaletta dei Necrodeath), e i Venom, ai quali indirettamente era stato reso onore con la partecipazione di Cronos nel brano \"February 5th,1984\" (100% Hell – 2006). Poi ci sono delle cover classiche da garage band come “Ace of Spades” e “Am I Evil?”(ci son cascati anche i Metallica). Come ogni festa che si rispetti non mancano gli “amici” e l’elenco è lungo: Claudio, Andy Bonfiglio e John (Ex-Necrodeath), A.C.Wild e Andy Panigada (Bulldozer) e Alberto Penzin (Ex-Schizo - Mondocane). E poi c’è la copertina che non è altro che la versione “digitale” di quella del primo demo, The Shining Pentagram del 1985. L’anniversario sarà il loro, ma il regalo è tutto per noi. Buon compleanno Necrodeath!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

Contact:
www.necrodeath.net
www.myspace.com/necrodeath100x100
:: Necrodeath - The 7 Deadly Sins - (Scarlet Records - 2014)
Inarrestabili. Ecco l’aggettivo che potrebbe riassumere lo stato attuale dei Necrodeath, nonché la presente recensione. Che, incidentalmente, è riferita a “The 7 Deadly Sins”, ultima fatica della band genovese e follow-up del fortunato “Idiosincrasy”. Se l’album precedente era un concept comprendente una traccia unica declinata in sette sezioni, quello attuale è un lavoro che gira intorno alla più celebre simbologia legata al numero sette, quella dei peccati capitali. Annunciato da un trailer che vede protagonista la conturbante Mila Ramos, il disco affianca due succulente bonus alle canoniche sette tracce che portano il nome di altrettanti peccati: si tratta di ‘Thanatoid’ (originariamente presente su “Fragments Of Insanity”) e “Graveyard Of The Innocents” (dal primo disco “Into The Macabre”), ri-registrate per l’occasione e qui riproposte in una nuova veste che ne preserva per quanto possibile gli intenti originari. Se la sensazione che coglie l’ascoltatore sin dalle prime note di “Sloth” è quella di trovarsi dinanzi all’ennesimo massacro sonoro che non lascia prigionieri, la successiva “Lust”, con il suo velo leggermente retrò posato su una struttura convincente e schiacciasassi, fa perdere i dubbi sul fatto che i Necrodeath possano essere annoverati tra gli esponenti di punta del metal estremo, in Italia come nel mondo. Altro dato interessante legato a “The 7 Deadly Sins” è l’uso del latino e dell’italiano, che per la prima volta affiancano il canonico inglese su un disco dei Necrodeath. Una scelta stilistica che fornisce valore aggiunto ad una track come “Envy”, e che vede la band a fornire un’ottima motivazione stilistica per lo sdoganamento dell’italiano su coordinate estreme… e chissà che questo fattore non li renda dei veri e propri capiscuola, negli anni a venire, affiancando l’indiscussa importanza rivestita sinora in ambito thrash/black. Nonostante la presenza di vere e proprie schegge di violenza del calibro di “Wrath”, i Necrodeath mostrano di saper padroneggiare i tempi cadenzati quando serve, e ne sono testimonianza due tra le tracks più interessanti, come “Gluttony” e soprattutto “Greed”, vagamente memore delle sonorità del precedente “Idiosincrasy”, costruita com’è con l’intento di richiamare una vera e propria suite. Ora non so se questo sia per davvero il “Reign In Blood” della band nostrana, come annunciato dalle note promozionali dell’etichetta: quello che so è che è tempo che per i Necrodeath si aprano le porte del successo vero, nonché dell’headlining di festival di peso, dopo che il riconoscimento underground è ormai consolidato. E se aspettate che ve lo dica anche Mila Ramos, nessun problema: oltre che nel trailer, la trovate anche sull’artwork di copertina… più chiaro di così, ci sono solo i Bulldozer!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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:: Necrodeath - Ton(e)s of Hate - (Scarlet - 2003)
E\' tutto ben chiaro fin dall’iniziale ”Mealy-Mouthed Hypocrisy”, quale sarà il filo conduttore di tutto il disco, cioè il loro classico Thrash/Black Metal, anche se questa volta il tutto è stato impreziosito o no da dei piccoli fronzoli in chiave moderna, comunque nulla di esagerato.
Tutto il disco è una continua aggressione sonora verso l’ascoltatore, con il grande pregio di non risultare mai banale, noioso e supratutto poco Necrodeath, canzoni come “Perseverance Pays” e “The Mark of dr.Z”, con un Flegias che dietro al microfono riesce a trasmettere una cattiveria inverosimile, risultando così davvero avvincente grazie ai continui cambi di tempo che donano dinamicità al pezzo.
Il brano che segue è “The flag”, devastante, con un Peso inimitabile, un granitico Cludio e un classicissimo Flegias alla voce.
Purtroppo il disco presenta dei piccoli cali di tono, è il momento di “Queen of Desire”, sinceramente questo brano non mi ha convinto molto, come anche “Evidence from Beyond” , la prima per via di una certa piattezza compositiva, forse una certa differenza è data dal ritornello dove Flegias viene accompagnato da un coro di giovani e malefiche fanciulle, la seconda è invece una canzone che si basa molto sulla varietà di atmosfere e sull’alternanza di parti di chitarre pulite e distorte, molto melodico e cadenzato, senza però riuscire a dare al pezzo una personalità propria, la prima volta che l\'ho sentita mi ha ricordato un brano di Hanuk, non me ne volete ragazzi : ).
Ma i veri cavalli di battagli sono \"Last tones of hate\" e “Bloodstain Pattern”, fantastici con un Peso al 1000% , sembra quasi un motore di una moto due cilindri a V, chitarre che alternano sapientemente melodia e distruzione, numerosi cambi di tempo, finalmente un assolo anche se non di queli che fanno consumare le tastiere, malefici stacchi impreziositi dall\'inconfondibile sound di Mr. Peso.t
Un altro piccolo difetto di questo lavoro e più di livello tecnico. Sicuramente la band riesce a sfornare dei brani che hanno un certo impatto, distruttivi supportati da ritmiche inossidabili, però credo che non ci sarebbe stato male qualche assolo alla Slayer, Claudio alla chitarra fa davvero poco a livello di soli, peccato.
In chiusura posso dire che secondo me questo “Ton(e)s of Hate” è davvero un buon lavoro per i Necrodeath, peccato per qualche piccolo calo di tensione.

BF
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