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Reviews - Nasty savage
:: Nasty savage - Psycho Psycho - (Metal Blade Records - 2004)
Nasty Ronnie è un “personaggio”: irruento e sfrontato nelle sue dichiarazioni, semplicemente devastante nelle sue performance dal vivo, eccentrico nel presentarsi con tutta la sua mole da wrestler dal cuore tenero, sempre disponibile e leale. Insomma si può dire tutto di lui, ma non che si sia montato la testa in tutti questi anni, anzi è rimasto sempre con i piedi ben piantati a terra, ed altro non poteva fare in effetti con la sua band madre, ossia quei Nasty Savage fermi da quindici anni e che per di più anche negli anni di maggiore notorietà ruotava nell’orbita dei gruppi più sottovalutati, a torto, del pianeta. E allora ben vengano lavori come questo Psycho Psycho, un disco onesto che non porterà magari a nulla di così nuovo e di eclatante, ma che potrà soddisfare gli animi più nostalgici del thrash d’annata, regalando una band in grande spolvero, e perché no, pronta anche a rimettersi in gioco e conquistare le simpatie di un pubblico più giovane.
La band è rimasta immutata dai tempi di Penetration Point targato 1989, ossia dove troviamo al fianco del corpulento singer, i fidi compari Austin e Meyer alle chitarre, Beeson alla batteria ed il “nuovo” Bateman al basso.
Era auspicabile un ritorno convincente, e così è stato: Psycho Psycho è un gran bel disco dove quel giusto mix tra sonorità dal sapore classic metal ed il più arrembante thrash, si materializza su riff semplici ma altrettanto ricercati e personali, che ci investono come un treno in corsa, una corsa che comunque i nostri conducono con moderazione ed intelligenza. E’ infatti facile notare come la velocità d’esecuzione venga interpretata in maniera diversa, a seconda dell’esigenza di ogni singolo brano. Le prime due tracce (la title track e “Hell Unleashed”) ad esempio, sono sensazionali, un tipico esempio di thrash sbattuto in faccia senza indugi, dove velocità e stacchi mosh, predominano; e che dire poi di “Anguish” e “Terminus Maximus”, che marciano molto cupe e ricordano gli anni d’oro degli Obituary. A fare la differenza comunque è anche lo stesso Nasty Ronnie, che con la sua particolare timbrica, garantisce notevole aggressività.
Un come-back da tenere d’occhio.

R
:: Nasty savage - Wage of mayhem - (Massacre rec. - 2003)
Torna in cattedra una delle realtà più sottovalutate del panorama made in eighties, ovvero quei Nasty Savage autori di una manciata di dischi interessanti (da tenere in considerazione soprattutto gli esordi) e che a questo punto potrebbero attirare l’attenzione dei più convinti puristi del metal classico.
Per Wage Of Mayhem non si tratta in realtà di una nuova produzione del quintetto floridiano, ma bensì di una riproposizione del loro primo demo risalente al 1983, contenente quattro pezzi, per l’occasione presentati con il dovuto restyling e con l’aggiunta di due brani registrati nel 2002.
Lo stile eclettico e un po’ rivoluzionario per quei tempi della band di Ronnie Nasty, non è mai stato in discussione, soprattutto quando si vanno a riascoltare dopo tanti anni di oblio, canzoni come “XXX”, “Unchained Angel” o la stupenda “Savage Desire”, forse la più bella composizione mai scritta dal gruppo e che potrebbe passare come facile spunto per scopiazzature da parte dei ragazzetti di turno…
Un suono compatto e tagliente, fa da cornice ad un songwriting fresco ed irripetibile, potente quanto basta per avvicinarci vertiginosamente ai confini del caro power thrash stelle e strisce.
Le due nuove “Sardonic Mosiac” e “Wage Of Mayhem”, confermano una band fortunatamente ancora in grado di poter dire la sua, rimanendo in linea con le vecchie composizioni e senza incorrere agli eccessi degli ultimi anni di carriera.
Tuttavia, per un giudizio più appropriato, non ci resta che aspettare gli sviluppi di reunion; per il momento ci si può benissimo accontentare di questa succulenta anticipazione.

R
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