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Reviews - NAD
:: NAD - Ancient Ruins of a Dead Sea - (Autoprodotto - 2010)
Ah, che bello sarebbe poter scrivere: “black ambient, nel senso che c’è la voce black e il tutto è molto atmosferico/non è il mio genere ma sembrano molto evocativi/io eseguo solo gli ordini, ecc.”. Purtroppo non posso, ed è un bene nella maggior parte dei casi. Mi dispiace esprimere perplessità nei confronti di un dischetto arrivato in carta e plastica direttamente nella mia cassetta di posta (cassetta, non casella, maledetto sia il presente che poi non somiglia mica tanto al futuro descritto da Zemeckis nel 1985), ma siamo dinanzi ad un lavoro che spero essere interlocutorio e di transizione, almeno da quanto posso leggere sui progetti futuri della band nelle note biografiche allegate.
I Nâd nascono nel 2008, e contano nella loro pur breve attività l’uscita di due EP per la giapponese Frozen Veins Records. Si giunge dunque nel 2010 con “Ancient Ruins of a Dead Sea”, che contiene ben quattro tracce incentrate su argomentazioni fantasy mutuate dalla passione del leader Nephis Danz Yverdon per Dungeons & Dragons e la mitologia nordica in generale. Oltre al mastermind del progetto, vediamo coinvolti Dong alla voce e i guest musicians Marco Lembo e Ale “Jimmy” Caruso. Dopo la opener “Murmelings Alagh” in cui l’incedere ostinato del basso è squarciato dalle grida ossessive di Dong, parte “Within the Frozen Armageddon”, esercizio di black metal scarno e molto legato ai classici stilemi del genere. Comprese le vocals, e compresa la scelta lo-fi di registrazione delle chitarre, una soluzione che non so quanto senso possa ancora avere oggi come oggi. Verso il quinto minuto, un break di basso introduce la seconda parte del brano, che si attesterà sullo stesso tema per i tre minuti successivi. Altro giro, altra corsa, nel senso di altri 7 minuti e 24 di puro ambient con intermezzi screamy nella terza track, e siamo alla fine, con “As fighting Marks are deleted by the Frozen Path”, in cui la voce in feedback si inserisce su una base black con armonizzazioni incomprensibili e dallo svolgimento un po’ confusionario. In definitiva, i casi sono due: o sono un ignorante incredibile senza gusto per simili sperimentazioni sonore, e dunque non ero la persona adatta a compilare questa recensione, o forse i Nâd peccano di eccessiva autoreferenzialità nel proporre brani della durata di oltre 7 minuti portati avanti a testa bassa, e senza quella componente di originalità che potrebbe far plaudire al tentativo di dire qualcosa di nuovo. Attendo fiducioso la svolta orientale annunciata nella bio, in cui si parla dell’introduzione di strumenti ed atmosfere della Cina (da cui proviene Dong) nei prossimi lavori della band, e per ora esprimo il giudizio che più mi è congeniale.
Voto: 5/10
Francesco Faniello

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:: NAD - The Shadows Pass - (Autoprodotto - 2009)
“The Shadows Pass” è il primo Ep di una trilogia ideata da Nephis Danz Yverdon, al secolo Alessandro Gonfalini, personaggio follemente innamorato della selvaggia Norvegia, terra di oscuri ed incontaminati boschi, nazione a cui appunto è dedicato questo dischetto di Obscure/Black Ambient. La trilogia, appena iniziata, narrerà una tipica vicenda fantasy, cioè il viaggio intrapreso da alcuni uomini che si verranno a scontrare con creature dell’oscuro mondo, ossia degli orchi. Sebbene una trama del genere sia ormai abusata in ambito metal, sarà senza dubbio interessante stare a vedere con quali soluzioni stilistiche e musicali verranno rappresentati i vari passaggi della storia. I brani del primo capitolo, “The Shadows Pass”, sono lentissimi ed inquietantemente atmosferici, e si fanno ben apprezzare per la loro cupa malvagità strisciante, tanto che potrebbero senza alcuna remora essere utilizzati come colonna sonora per un b-movie horror. Intendiamoci, non si abbandonano mai gli stilemi del genere obscure-funeral / ambient, ossia passaggi di tastiere alla Goblin, riff lenti ed ossessivi, campionamenti di temporale e sporadiche urla black laceranti (opera del cinese Dong), tuttavia il lavoro nonostante qualche piccola carenza in termini di originalità e, a mio parere, anche spontaneità, resta comunque ben fruibile e soprattutto suonato e prodotto egregiamente. In definitiva questo primo disco dei Nad è ancora acerbo e musicalmente poco appetibile, se non per gli appassionati di ambient/black, ciononostante si fa apprezzare per la professionalità dei musicisti coinvolti e per la capacità di trasmettere all’ascoltatore impressioni sonore crepuscolari e malefiche.
Voto: 6/10
Marco Cramarossa

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