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Reviews - Nèra
:: Nèra - Nèra - (Alka Record Label - 2016)
Leggo da più parti che sono gli Afterhours il miglior gruppo rock italiano, nel sentire comune. A parte che non mi sono mai sentito completamente titolato a dare giudizi definitivi sul complesso fenomeno “rock italiano” (e sul rock in generale, quello senza declinazioni), mi permetto di dissentire, ma solo perché non ho mai amato le realtà a cui si potessero affibbiare definizioni del tipo “cantori di una generazione”. Ora, Agnelli e soci mi hanno sempre dato quell’impressione e pur riconoscendone il valore artistico non li annovero tra i miei preferiti. Piccola riflessione che poteva capitare all’inizio di molte recensioni, e stavolta è toccato proprio ai fiorentini Nèra. Non sarà che nella provenienza di una band è già parzialmente scritto il suo destino? Ovviamente non del tutto, ma non posso fare a meno di notare come il giovane quintetto sia concittadino di Litfiba e Diaframma – quelli sì, nel mio personale gotha del genere di cui sopra. In ogni caso, se su questo omonimo EP di debutto non c’è l’ombra di un riferimento al rock/wave di casa nostra, i Néra si tengono anche a debita distanza dai guru del decennio successivo, qui rappresentati solo in parte (come non notare qualche vaga somiglianza tra la timbrica vocale del singer Samuele Casale e quella di Samuel dei Subsonica?). Quello che emerge è l’ampio background hard rock del quintetto, che si esplica nelle secche bordate di chitarra che non hanno paura di emergere sin dall’opener “Quel che sei” (per meno di tre minuti di durata, questo sì che si chiama parlare!), passando per l’azzeccatissimo singolo “La Plastica” e mescolandosi all’occorrenza con le linee sbilenche del noise. Al di là della sezione strumentale, un plauso va fatto al cantante e alle sue linee vocali, quanto di più interessante (e gradevole) ascoltato in questo genere negli ultimi tempi. Seppur nei tempi stretti della forma EP (meno di venti minuti in totale) siamo qui testimoni anche di un altro lato del sound dei Néra, quello più ipnotico e psichedelica, presente su “Credevo fosse realtà” nonché sull’interessante strumentale “La cosa migliore”, sorta di “Coast To Coast” in acido (non fate caso al mio riferimento azzardato, è l’estate). Che dire? Appassionati e non, tenete d’occhio questa band e fate vostro questo disco!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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