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Reviews - Motherstone
:: Motherstone - Biolence - (Autoprodotto - 2008)
I Motherstone nascono nel 2003 con l’intendo di voler esplorare lo stile metal americano caratterizzandolo con le influenze musicali europee.
Dopo un primo demo live nel 2004 e „Throught the paths of insanity“, Ep prodotto nel 2006 e contenente quattro brani, la band oggi propone questo nuovo lavoro intitolato „Biolence“.
L’album è autoprodotto in collaborazione con Christian Ice e contiene tredici traccie ben registrate e composte e custodite in un’ottima confezione ben fatta e graficamente molto curata.
I brani fanno parte di un concept basato, come suggerisce il titolo, sulla violenza rintanata nei nostri animi che si presenta quando meno te lo aspetti traducendosi in atti di rabbia feroce e folle.
Molti dei testi dei brani contenuti nel cd sono tratti da fatti di cronaca italiana avvenuti negli ultimi decenni.
La formazione conta due voci, una growl e una femminile melodica.
Di solito una soluzione musicale di questo genere può far pensare a band tipo Lacuna Coil e simili. Non fatevi ingannare, le due voci riescono ad essere personali e „melodicamente“ ben pensate non essendo quasi mai banali e scontate.
Ottima la produzione, i brani sono ben suonati, energiche le chitarre che a tratti possono ricordare vagamente i Pantera.
Consiglio questo cd a tutti, buon ascolto.
BF

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www.motherstone.it
www.myspece.com/motherstonemusic
motherstone@motherstone.it
:: Motherstone - Terror Is Over - (autoprodotto – 2010)
Era da tanto che non sentivo una band che, oltre alla freschezza di suono imprescindibile perché si decreti la buona riuscita di un prodotto, porti con sé anche una buona dose di originalità.
I Motherstone vengono da Roma e possono senz’altro vantare una carriera decennale e una serie di concerti insieme ad alcune tra le più importanti realtà italiane, culminati in un tour europeo di spalla a Blaze Bayley. La band giunge con “Terror Is Over” al secondo full-length, parte di una trilogia sulla follia iniziata con il primo EP “Through the paths of insanity” e che qui trova il suo approdo definitivo in dieci tracce che si snodano nei meandri più intricati della mente umana. Metallo quadrato e granitico, con salde radici nella tradizione thrash di fine ’80 e inizio ’90 e un occhio sapiente a soluzioni più attuali e melodiche. Il tutto ridisegnato secondo uno stile molto personale, dovuto anche al vero asso nella manica dei Motherstone: il sapiente bilanciamento tra la voce femminile di Vale e il multiforme timbro abrasivo di JJ Mammasasso, punte di diamante nel bel mezzo dell’indiscutibile capacità tecnica dei restanti membri.
Si comincia con “Face your fate”, blend tra il massiccio rifferama della Bay Area e l’alternative di stampo anni ’90, con Vale che non si limita ai soliti vocalizzi appannaggio delle gothic singers, ma articola il suo cantato su tempi vari e stoppati. Uno stile vocale che ricorda alla lontana Anja dei Punishment Park, in un contesto più rotondo e cristallino. In “24/7 Sedation” una base degna dei migliori Testament è ravvivata da uno dei ritornelli catchy che impreziosiscono “Terror is over”: se pensate ai Lacuna Coil, pensate alla riscrittura degli stessi su coordinate più dinamiche, che non disdegnano l’azzeccatissima citazione di “Harvester of sorrow” dei Metallica tra la coda del brano e l’inizio della track successiva. Già, “Mental wreckage”; immaginate che Dave Grohl decida di metter su un nuovo disco dei Probot con i membri della sua band madre e avrete un’idea di cosa sto parlando: un omaggio ai Foo Fighters in chiave metal.
Si giunge a “Frozen waters”, uno dei migliori episodi dell’album, che non sfigurerebbe in heavy rotation su canali specializzati: inserti di chitarra pulita tipicamente alternative che lasciano spazio ad incalzanti ritmiche. Una chitarra che ci regala soluzioni sempre nuove e originali, come avviene in “Satellite” e “Mad man walking”, a cui si unisce senza soluzione di continuità l’ottimo lavoro di cesello che sorregge le linee vocali di “Down to my knees”.
Chiusura del disco e del claustrofobico concept affidate degnamente alla title-track, altro connubio ben riuscito tra ritmi cadenzati tipici del power core e soluzioni vocali quanto mai vicine al pop, in contrasto stridente con l’urlo di disperazione che emerge dalle liriche. Menzione speciale va ovviamente al lavoro di impaginazione, che fa emergere la componente visiva e di scrittura come elemento fondante dell’album. Che dire… se non vi siete ancora accorti di loro, è tempo di entrare nel mondo dei Motherstone!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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:: Motherstone - Through the path of insanity - (Autoprodotto)
I romani Motherstone, nascono nel 2003, nel 2005 danno alla luce un promo live intitolato “Just a little dose”. Il 2006 è l’anno di questo \"Through the paths of insanity\", quattro brani più traccia multimediale, un misto tra nu metal e thrash / death di stampo statunitense, suoni corposi, due voci, una maschile più graffiante e aggressiva, e una femminile più melodica.
Sinceramente la soluzione delle due voci non mi ha entusiasmato tanto, sin dal primo brano l’accoppiata porta a ricordare melodie vocali in stile Lacuna Coil, anche sei il sound della band non che proprio ricordi quello della band italiana.
Nonostante questa pecca, il lavoro delle due voci di Eliana e Giorgio è ben fatto e strutturato.
Tra le quattro tracce che compongono questo cd la migliore è senza dubbio l’opener “Through the path of insanity”, il brano è ben arrangiato, le chitarre corpose e potenti, sonorità thrash / death made in USA, ottimi gli incastri tra le due voci.
Segue “The unsaid words”, brano più cadenzato con un arrangiamento che può ricordare molto i Pantera.
Il terzo brano “Spark” è sicuramente il più aggressivo di tutti, è qui che la voce di Giorgio da il 100% di se, ottimo il misto di growl e screm.
Il lavoro si chiude con “Invisibile Tears”, il brano che mi ha convinto meno di tutti.
Musicalmente la band è valida, ben preparata, i brani sono ben composti, unifica pecca è quella della doppia voce che a mio avviso è sfruttata in un modo poco originale, lavorerei di più su questo punto.
La quinta traccia, quella multimediale, è un video girato durante le registrazioni del disco, una simpatica testimonianza sul lavoro svolto ai Temple of Noise Studio’s di Roma.

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BF
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