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Reviews - Monolithe
:: Monolithe - Nebula Septem - (Les Acteurs De L’Ombre Productions - 2018)
Rieccomi con il nuovo lavoro uscito per l’ottima LADLO, un’incredibile etichetta francese che riesce a sfornare ottimi dischi che ruotano perlopiù nel mondo del black metal atmosferico. Monolithe è il nome della band, Nebula Septem è il titolo dell’album e il dark/doom metal è la loro proposta. Curiosità, è il sette (come numero) a “dominare” l’intero album della band francese, il settimo (appunto) della loro discografia! Sette sono le tracce presenti sull’album; sette sono i minuti di ogni brano; sette è parte del titolo del nuovo disco; sette sono, in ordine alfabetico, le lettere che iniziano i titoli di ogni brano (a. b. c. d. e. f. g.)… vi esprimo subito un mio parere: rispetto ai brani dei dischi (e degli Ep) precedenti, Nebula Septem si apre a sonorità più “progressive”, che spesso ricordano i primi Opeth (per il sottoscritto, una nota positiva); e colgo “riferimenti” anche ai primi Paradise Lost (un’altra nota positiva). I testi delle canzoni sviluppano storie di fantascienza, principalmente incentrate sulla vita extra-terrestre; mentre la musica è piena di nuove influenze, un omaggio alle atmosfere oscure, tra un doom alla Paradise Lost (appunto) e sinfonie struggenti, dove la melodia si incastona con sapienza al growl, narrando “fantastiche” e suggestive litanie. Mi è difficile citarvi uno o più episodi… e se non lo faccio, sapete il perché – il disco merita, dalla prima all’ultima traccia! L’album scorre con piacere e anche con delle “soprese”: in merito, potrei citare Engineering The Rip (la quinta traccia) per l’intro dal sapore darkwave; o Gravity Flood (la settima e ultima traccia), per l’intro di stampo elettronico… insomma, un disco comunque vario e che non sfigurerà nei vostri scaffali. La mia versione, come sempre (grazie LADLO), è una versione digipack (formato con 1000 copie); ma se amate il vinile, affrettatevi, ci sono in giro solo 300 copie. Un altro bel colpo per questa incredibile etichetta francese… un altro bel colpo per i Monolithe. Cosa state aspettando, correte a prenotare la vostra copia!
Voto: 8,5/10
Giovanni Clemente

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:: Monolithe - Okta Khora - (Les Acteurs de l’Ombre Productions - 2020)
Nel 2018 ho avuto modo di conoscere e apprezzare questa band francese con “Nebula Septem”; oggi, i Monolithe tornano con l’ottavo disco e con il loro cosmic doom metal. L’album si chiama “Okta Khora” ed esce ancora una volta per l’etichetta francese LADLO, tra le migliori label nel campo delle uscite post black metal e dintorni. Come nel disco precedente, la band francese ci delizia con una sorta di progressive doom, regalandoci atmosfere spirituali, riportando l’ascoltatore in un “linguaggio” espressivo che ha caratterizzato anche alcune cose degli Opeth, degli Amorphis, degli Insomnium, etc… un altro aspetto “curioso” è il gioco con i numeri (vedi anche il titolo dell’album); questo curioso gioco lo troviamo anche nella durata delle canzoni: 4 – 8 – 8 – 4 – 4 – 8 – 8 – 4 (totale 44 minuti). Fra i solchi di questo disco di prog doom melodic death (e chi più ne ha più ne metta, ndr), è piacevole l’alternanza della voce di Rémi Brochard fra growl e clean, quasi a sottolineare le atmosfere malinconiche e “cosmiche” allo stesso tempo. Sul web trovo questa informazione, per me interessante: “Okta Khora si basa sul concetto di una civiltà aliena che crede debba riportare l’universo nel suo caos primordiale; questa civiltà ha un intrinseco bisogno di distruggere tutto, per raggiungere il suo scopo (religioso), credendo che sia la loro Ottava Crociata”. La band conferma la sua maturità compositiva, già palesata su “Nebula Septem” e… non vi resta che lasciarvi andare e perdervi con “Okta Khora (part 1)”, “Onset of the Eighth Cycle”, “Dissonant Occurrence”, “Ignite the Heavens (part 1)”, “Ignite the Heavens (part 2)”, “The Great Debacle”, “Disrupted Firmament” e “Okta Khora (part 2)”. Certo, la definizione “cosmic doom metal” – come ce li ha presentati la LADLO – è riduttiva; perché in “Okta Khora” c’è il doom, il dark metal, il prog metal, il melodic death metal… e ogni sfumatura, ogni atmosfera, ogni brano è un singolo viaggio cosmico (appunto), da assaporare e da ascoltare, più e più volte (soprattutto di notte, al riflesso di un semplice lume). No track by track! Perché fidatevi, non si resta indifferenti dinanzi a un disco di questa caratura; questa è una band da seguire, da amare… e che non ha nulla da invidiare a realtà più blasonate e/o provenienti dal Nord Europa (fidatevi!).
Voto: 8,5/10
Giovanni Clemente

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