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Reviews - Michael Monroe
:: Michael Monroe - Horns And Halos - (Spinefarm/Universal - 2013)
Michael Monroe, Michael Monroe. Hanoi Rocks, Razzle, la storia dannata del glam ottantiano, poi i Demolition 23. Ecco, brainstorming finito. Ricordo quando Vanessa Warwick si ingrippava con Monroe alla tarda ora della domenica, mandando “Nothin’s alright” proprio mentre si era tutti in attesa di un bel video dei Vader, o magari di uno spezzone live di Slayer o Sepultura. Così, oggi che Headbangers Ball è un ricordo di gioventù, capita di perdonare il peccato veniale di quella Vanessa dai capelli multicolori, nonché di scoprire che se il nome di Monroe è rimasto indelebile nel tempo lo si deve (oltre alla mia proverbiale memoria) all’indiscusso carisma del biondocrinito finnico. Non so se “Horns And Halos” rappresenta un disco di ritorno, di rinascita o semplicemente un nuovo capitolo dopo la recente reunion degli Hanoi Rocks; resta il fatto che per l’occasione, oltre al fido Sami Yaffa, troviamo in line-up anche l’estroso Dregen, comprimario di Nicke Andersson nella formazione classica degli Hellacopters. Il risultato? Neanche a dirlo, un disco di puro rock’n’roll; un album che si muove discretamente, tra il pop di maniera di “Stained Glass Heart”, l’incedere anthemico della title-track e lo sconfinamento su lidi cari a U2 e The Mission di “Ritual” (complice il titolo?), in cui il combo abbandona per un attimo il caratteristico stile sleazy per abbracciare atmosfere vellutate che emergono soprattutto nella strofa. Il tutto non è male, magari manca un po’ di mordente e di quell’appeal da hit che invece sembra abbondare nella cornucopia di Mr. Andersson, oggi come ieri. “TNT Diet” è infatti la classica opener dinamica e d’impatto, ma forse troppo simile alle centinaia di altre tracks scritte per lo stesso scopo. Se non altro, la successiva “Ballad Of The Lower East Side” è l’eccezione che conferma la regola, un episodio buono per i cuori (e le orecchie) legate agli anni ‘90 di MTV… farà faville anche tra i giovani? In verità tredici pezzi sono forse un po’ troppi (e anche in questo gli Hellacopters erano maestri, riuscendo a condensare il tutto in meno spazio), tanto che quando si arriva ad “Happy Never After” si è un po’ stanchi e non per il pezzo in sé, che sarebbe anche un discreto filler in stile rock americano. Cosicché, la scanzonatissima “Don’t block the sun” va presa per quello che è; piuttosto, se cercate l’essenza di Michael Monroe in questo disco, non dovete far altro che ascoltare “Eighteen Angels”, il brano in cui l’indomito rocker sfodera entrambe le sue passioni: l’armonica e il sax. Secco, preciso e diretto, con quel minimo di pomposità che vi farà rimpiangere la vostra compagna di banco dai capelli cotonati…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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www.michaelmonroe.com
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