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Reviews - Meshuggah
:: Meshuggah - The Violent Sleep of Reason - (Nuclear Blast - 2016)
I Meshuggah hanno sempre avuto il potere di farmi viaggiare con la mente. Ogni volta che li ascolto in cuffia a casa, mi metto steso al buio e il cervello parte per mondi sconosciuti, tetri, assurdamente psichedelici, sonoramente opprimenti. I loro dischi mi scorrono disinvoltamente, e in men che non si dica lo svarione è finito, purtroppo. Aspettavo con ansia una loro nuova uscita discografica, dopo il non troppo soddisfacente Koloss, del quale mi sono innamorato solo di “Demiurge” e “Break Those Bones Who Sinews Gave it Motion”, e l’attesa è stata ben ripagata.
Come i fun più affezionati sapranno, il quintetto di Umeå ha una certa propensione nel creare immagini fortemente filosofiche, ad esempio nella sopracitata “Demiurge” (il titolo lo suggerisce di per sé) c’è un chiaro riferimento al Demiurgo platonico, o “Bleed” è una riflessione di un uomo di fronte al momento della sua morte, e non si sono smentiti in questo ultimo lavoro. The Violent Sleep of Reason si propone di riprendere l’immagine creata, nel 1797, dal noto pittore Francisco Goya nella sua opera “Il sonno della ragione genera mostri”. Il Goya commentava la sua stessa opera in questa maniera: “La fantasia priva della ragione genera impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie”. Credo che i Meshuggah, con questo disco, abbiano perfettamente centrato l’obiettivo, andando a creare uno stato d’animo nell’ascoltatore simile alla caduta in uno stato di sonno profondo angosciato da creazioni mostruose frutto della sua mente, che, in quel momento, viaggia libera non accompagnata dalla sopita ragione ed è soggetta alle tuonanti 8 corde e ai tamburi di Haake. Il sound del disco è impeccabile, ma d’altronde si conoscono perfettamente le abilità di produzione di Thordendall & Co, che da sempre hanno prodotto con grandissimi risultati i propri lavori.
A mio parere il livello compositivo si è alzato rispetto al precedente lavoro, facendo riecheggiare la potenza di album storici come Chaosphere, Nothing, ed il masterpiece Obzen. La cosa che subito mi ha colpito è che, in un periodo in cui band “filo-meshugghiane” abbiano ulteriormente complicato il genere di cui Loro sono i padri fondatori, sono tornati a scrivere riff di grande impatto sonoro, trascurando a volte (non troppo eh, non si spaventino gli amanti dei loro groove atipici) quella complessità nell’articolarli, e lasciando ancor più spazio all’effetto “cazzotto nell’orecchio”, distinguendosi ancora come grandi innovatori. Il brano d’apertura, Clockworks (forse il più bello del disco) è un’apoteosi di violenza sonora e groove alla Chaosphere, ma con la particolarità di una piccola soluzione melodica nel ritornello, cosa alquanto introvabile nella discografia dei Meshuggah, l’unica di cui io abbia memoria è in un brano di Nothing chiamato “Straws Pulled at Random”. L’album scorre potente sulla scia dei vecchi lavori fino ad arrivare ad “Ivory Tower”, unico pezzo che sembra un po\' ricordare lo stile che il combo svedese presentava in Catch 33, molto decadente, lento, con le armonie che solo Thordendall sa rendere così opprimenti e psichedeliche. Dal brano successivo, “Stifled”, fino al decimo e conclusivo “Into Decay”, la band ritorna sui binari intrapresi in questo disco, in stile Nothing.
Questo The Violent Sleep of Reason mi ha colpito molto, sinceramente non mi aspettavo che i Meshuggah sarebbero tornati così, ed è stato molto piacevole invece tornare a stupirmi con loro. Se non si è notato sono una delle mie band preferite, e con questo disco non hanno fatto altro che confermare ciò che ho sempre pensato su questa band: potenti, tecnicamente mostruosi, profondi, ed assurdamente geniali.
Voto: 10/10
Antonio Paolillo

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www.meshuggah.net
www.facebook.com/meshuggah
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