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Reviews - Melvins
:: Melvins - Hold It In - (Ipecac Recordings - 2014)
Formazione a quattro per l’ultimo lavoro dei Melvins, che vede il ritorno di Dale Crover alle pelli dopo l’esperienza al basso e Buzz Osborne supportato anche da una seconda chitarra. Recensire un disco così è sempre difficile, poiché non si sa mai quanto sia saggio e onesto affermare che c’è stata o meno una evoluzione del sound di una band che ha contribuito in tempi non sospetti alla creazione/esplosione di veri generi e sottogeneri (grunge, stoner, sludge..) rispettata e citata fra le influenze principali da molte altre band (a volte diventate paradossalmente anche più famose di loro) come Crowbar, Soundgarden, Helmet, Voivod, Faith No More, Primus, Tool, Corrosion Of Conformity e (che ci piacciano o meno) Nirvana. Come i Venom di Welcome To Hell, forse non sospettavano nemmeno loro quello che avrebbero combinato, e come ogni bravo rivoluzionario si sono “limitati” ad accendere la miccia fregandosene delle conseguenze.
E infatti dopo trenta anni di magagne, questi padri (ir)responsabili della nascita di tanti figli illegittimi musicali ne approfittano per pubblicare un lavoro sempre in linea con il loro non essere in linea con niente e nessuno, ma che comunque conferma la loro capacità di reinventarsi anche entro il loro territorio.
“Hold It In” si attesta su quello a cui la band ci ha abituato con gli ultimi lavori come “Tres Cabrones” (2012), ovvero… un album dei Melvins!
Le 12 tracce sono quindi diversissime tra loro e come al solito a volte non si sa mai dove si andrà a parare anche all’interno dello stesso brano, ma in mezzo a cotanta follia si possono distinguere (in linea di massima) lo stoner “multidirezionale” con i riff dissonanti e il vocione sparato alla Danzig (“Bride of Crankestein”, “Onions Make The Milk Taste Bad”, “Sesame Street Meat”), il rock-grunge anni ’90 (“Nine Yards”, “Brass Cupcake”, “Eyes On You” e “You can make me wait”, dalla voce effettata con il vocoder filtrato), le “canzoncine” di rock’n’roll psichedelico (“The Bunk Up”, “I Get Along”) e la roba più sperimentale-rumoristica (“Barcelonian Horseshoe Pit”, “House Of Gasoline”). In definitiva, un buon album che non deluderà minimamente i fan della band e gli estimatori della scompostezza sonora “di genere”.
Voto:8/10
WOLVIE

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