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Reviews - Maybe I’m
:: Maybe I’m - Bwa Kayiman - (Jestrai – 2014)
Terzo album per i fenomenali Maybe I’m, band tra le migliori della scena alternativa italiana. Questa volta il duo punta su un concept che, partendo dalla sommossa degli schiavi di Santo Domingo che porterà alla fondazione dello stato di Haiti, parla di rivoluzioni spirituali e prese di coscienza. Ormai di acqua sotto i ponti ne è passata da quel 14 agosto del 1791, giorno in cui il sacerdote voodoo Dutty Bookman celebrò la cerimonia che diede il via ai fatti di cui abbiamo parlato nelle righe precedenti, ma evidentemente la situazione è cambiata poco nei secoli. Ed è per questo i Maybe I’m hanno ben pensato di officiare il loro personale Bwa Kayiman, dando inizio a anch’essi a una rivolta concettuale e spirituale. E sono le percussioni di Antonio Marino a dettare i tempi della battaglia, mentre il compito di infervorare gli animi tocca alla chitarra di Ferdinando Farro. La ricetta è la stessa dei primi due album: musica estremamente semplice, low-fi e primitiva. L’atmosfera fumosa che traspira dai solchi di questo lavoro vi scaraventerà al centro di un maelstrom di emozioni; non sempre sarà facile mantenere la lucidità, ma nella dimensione in cui vivono i Maybe conta più l’istinto che il raziocinio. A dar man forte al duo hanno contribuito Andrea Caprara (sax in “Education Of Young Citizen”, “Damballah Wedo”, Bawa Kayiman” e “Sele”), Cazzurillo (voci, chitarre e pianola in “commen-sale”) e Anacleto “Av-K Prod” (synth in “Sele”). L\'album invece è stato registrato per Garage Factory di Serradarce (Sa). Unplatter che scaraventa i salernitani fuori da ogni scena italica e non, certificandone l’originalità di un combo che fa tirare un sospiro di sollievo a tutti coloro i quali che vanno oltre il “già sentito”.
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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:: Maybe I’m - Homeless Ginga - (Jestrai – 2012)
A circa un paio d’anni dalla pubblicazione di We Must Stop You, tornano quei bifolchi dei Maybe I’m. Il duo formato da Antonio Marino (voce, batteria, percussioni e ciaramella) e Ferdinando Farro (voce, kazoo e chitarra elettrica/acustica) ripiomba sulle scene con un album minimal, che non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Se WMSY c’aveva colpito in positivo, proprio per il suo approccio “primitivo” alla musica, Homless Ginga, anche se non può più sfruttare l’effetto sorpresa, risulta convincente in egual misura. La formula è immutata, blues, indie rock, country e tante altre “porcherie” si miscelano tra loro, quasi casualmente. Questo album ha lo steso fascino kitsch di una catapecchia costruita con pezzi vari raccolti chissà dove, magari da uno di quegli homless decantati nel titolo. Certo che per apprezzare una lavoro di tal guisa bisogna spogliarsi degli abiti di rocker intellettualoide e vestire quelli più comodi dell’ascoltatore ironico e discantato. Solo così si potrà appezzare il fascino evocativo dei nove brani presenti su questo secondo lavoro dei Maybe. Anche perché sono loro stessi i primi a non prendersi sul serio, basta guardare il video tratto dalla title track per capire cosa intendo. La più becera provincia americana non è mai stata così vicina a noi!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Maybe I’m - We Must Stop You - (Jestrai Records – 2010)
Copertina bianca con teschio in bella mostra e caratteri gotici utilizzati per il monicker e per il titolo. Di primo acchito We Must Stop You pare un disco di post-core. Nulla più di errato! I Maybe I’m fanno del sano blues-folk primordiale (la definizione è loro). Nati nel 2007 come progetto solista, hanno pubblicano un demo, “Satan’s Holding A Little Room For Me…” (poi riedito dalla Recycled Music) e partecipato a una compilation natalizia della Lepers Produtcions di Bari. La band ha iniziato a lavorare su questo lavoro nel 2009, e solo oggi riesce a pubblicarlo grazie a una line up consolidata intorno alle figure di Antonio Marino (batteria, voci e percussioni) e Ferdinando Farro (voce e chitarra). A dare loro una mano sono intervenuti: Clara Foglia (violino e percussioni), Superfreak (banjo) e Alexander De Large (organo). La struttura dei pezzi è semplice e si rifà alla cultura blues e folk americana. Il sound è “fuomoso”, ipnotico, ammaliante e ricco di mistero, merito della scelta di ricorrere a una produzione, curata dallo stesso duo, lo-fi . Otto pezzi, otto spaccati di musica come se ne fa raramente in Italia, peccato che il gioco duri poco (26 minuti e rotti), altrimenti ci saremmo divertiti molto di più. Sentirete il Mississippi scorrere al vostro fianco mentre vi cullate su una sedia a dondolo sotto un vecchio portico in legno, magari con lo sguardo diretto verso il crocicchio in attesa che arrivi la mezzanotte e con lei Satana il mercante. Per gli amanti di Robert Johnson, Nick Drake e della bella musica in generale.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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