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Reviews - Maneaters
:: Maneaters - Ugly Dirty Evil - (Contro Dissonance - 2015)
Aaah, il grunge al femminile… se c’è un merito a livello di “pari opportunità” (come si direbbe oggi) che il movimento che ebbe come fulcro la città di Seattle può vantare, è proprio quello di aver abbattuto molte delle barriere e dei tabù che hanno sempre visto con sospetto e con curiosità mista a diffidenza la presenza femminile in un certo genere. Non solo perché Kim Gordon era alla guida dei Sonic Youth, non solo perché Courtney Love è stata la perenne first lady del grunge, riuscendo a ricamarsi uno spazio altrimenti insperato senza l’incontro con il buon Kurt, ma anche perché il genere in sé professava un “ritorno alle origini” che stilisticamente attingeva a piene mani agli anni ‘70, guardando però alla Summer Of Love o giù di lì in quanto ad ideali e stile di vita. In sostanza, al ribaltamento del machismo tipico di molte manifestazioni (anche) musicali, del quale hanno beneficiato anche fenomeni che magari c’entravano poco in senso stretto col grunge, se non per il fatto di portar con sé la stessa aria di freschezza: penso a P.J. Harvey, a Tori Amos e, perché no, al grrl power più specificatamente punk di Bikini Kill e simili. Ora, grazie alle baresi Maneaters apprendo come tutto ciò abbia anche una definizione specifica, ossia “fox core”. È proprio vero: non si finisce mai di imparare, nonostante sia stato personalmente dietro il microfono dei Graceful Fist (ciao Karen, Carmen e Nicola!) che però non erano evidentemente una band all female e tra l’altro mi avevano assoldato proprio per aggiungere un’attitudine marcatamente Youth Of Today/Gorilla Biscuits in contrasto ad un sostrato tipicamente “al femminile”. Ecco, a parte che dei miei trascorsi interesserà il giusto, è proprio questo senso di appartenenza alla “altra metà del cielo” che scatena la mia diffidenza iniziale, nonostante sia perfettamente cosciente che si vive di definizioni un po’ come si vive di ideologie, e per di più io non sia immune né alle une né alle altre. Cosa trovate in questo “Ugly Dirty Evil”? Proprio ciò che vi aspettate, se siete “dentro” gli stili e le storie citati sinora, magari con un pizzico di nostalgia per i bei tempi in cui le L7 erano a proprio agio su MTV esattamente come lo sarebbero state nel salotto di casa. Le Mangiatrici di Uomini, capitanate dall’esplosiva Miriam In Chains (che in molti ricorderanno per la sua militanza nei Viper Venom) giungono al secondo full length e lo fanno mantenendo immutata l’attitudine un po’ caciarona da party band, il cui miglior biglietto da visita sono titoli come “Vagina Era” e “Bitches In Love” (che fanno il paio col titolo del debut, “Viva La Vulva”) accompagnati ad un sound irriverente e votato al recupero delle tradizioni di cui sopra. Se l’opener “HeartBreaker” riporta in un colpo solo il calendario al 1994 e la bussola sulla costa Ovest degli Stati Uniti, tocca a “Vagina Era” dipingersi di quell’inquietudine tipica dei progetti nostrani dell’epoca, in un momento in cui le suggestioni provenienti da oltreoceano si mescolavano alla passione per il noise e alla mai sopita grande tradizione hardcore/punk italiana. Stesso discorso valga per “Bitches In Love”, con la sua puzza di ‘90 che si avverte a chilometri, accompagnata dall’approccio minimale e dalle melodie un po’ spigolose che hanno fatto la fortuna dei Sonic Youth e hanno relegato i Veronika Voss nel dimenticatoio (tranne che per il sottoscritto, eh!). Il disco scorre così, onesto e fedele agli intenti della band, nonostante qualche momento di stanca tipo “No Money” (in cui le vocals appaiono mal direzionate), beneficiando sia delle credenziali punk/wave sciorinate su “Black Cherry” sia del riffing quadrato di pezzi dannatamente convincenti come “Mama Said”, in cui le Maneaters vestono i panni dei Soundgarden in gonnella. Tocca alle fredde melodie di “Bad Nature” il compito di chiudere un lavoro genuino, che troverà sicuramente un nutrito gruppo di estimatori tra i nostalgici (e non) di un certo sound del recente passato.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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