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Reviews - Maelstrom
:: Maelstrom - On The Gulf - (Black Widow Records – 2013)
In un’epoca in cui ogni album è a portata di click, cosa fa la differenza? La competenza, ovvio. E’ vero che è tutto lì, ma anche vero che bisogna sapere cosa cercare. In casa Black Widow questa perizia non è mai mancata, ormai sono decenni che l’etichetta genovese alterna alle nuove uscite, album di formazioni dimenticate. Nel novero di queste compagini vanno inseriti gli statunitensi Maelmstrom, progster abbastanza atipici, se si considera la carta d’identità. Dimenticatevi le sonorità che hanno reso celebri le band della (misera) scena progressive USA, come Kansas, Plavov’s Dog , i Malemstrom sono europei nell’anima, canterburyani di elezione. Il primo nome che salta in mente è quello dei Van Der Graaf Generator, il sax Roberts Owen (Robert Williams all’anagrafe) ricorda quelle di David Jackson. Però procedendo l’ascolto saltano fuori Gentle Giant (strutture barocche) e Caravan (vocalizzi). Un’opera complessa e raffinata, fatta di sfuriate elettriche, ricami teatrali e parti cantate oscure (ancora una volta aleggia il fantasma dei VDGG e di Peter Hammill). Come un album del genere possa essere passato inosservato è un mistero, almeno che non si voglia ritornare a quanto detto all’inizio, cioè alla provenienza della band e al poco ricettivo mercato statunitense per certi suoni raffinati. L’edizione 2013 di On The Gulf riprende quella datata 1997 edita dalla Black Moon Production, contente non solo l’album del 1973 ma anche due brani in più registrati dal vivo durante un’esibizione al Three Rivers Festivalin (Indiana) nel 1980, ci una formazione comprendente i soli Owen (chitarra, tastiera, sax) e Klotzbier (basso) della line-up originale. “Opus None” pare uscita dal songbook di Keith Emerson, e si distingue rispetto a quanto contenuto nell’album d’esordio proprio per questa predomina delle tastiere, la stessa sensazione permane anche durante l’ascolto del secondo pezzo live, “Genesis To Geneva”. Facile immaginare che il sound del gruppo si sarebbe sviluppato in questo senso, se solo avessero avuto la possibilità di pubblicare il successore di Paradigms, opera seconda uscita nel 1975. Al di là dei rimpianti che questa considerazione genera, resta comunque il conforto di sapere che oggi una perla oscura del prog è di nuovo disponibile e di facile reperibilità, almeno per chi non si accontenta di un modesto click.
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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