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Reviews - Mad Chickens
:: Mad Chickens - Kill, Hermit! - (LadyMusicRecords/Crashsound - 2012)
Nuovo album per le pollastrelle impazzite Mad Chickens. L’ex all female band di Avezzano si presenta con una formazione rinnovata rispetto all’esordio “Goodbye Butterfly”, e soprattutto giunge al traguardo sulla lunga distanza. “Kill, Hermit!”, edito come il precedente dalla Lady Music Records, prosegue sulla strada tracciata dall’EP, mescolando quelle suggestioni noise e quelle schitarrate figlie del grunge che tanto hanno infiammato i cuori due decenni fa da una parte e dall’altra dell’Atlantico.
Il disco inizia col botto, introdotto dal riff malinconico della quasi title track “Kill, Hermit! Gun in my head” che ricorda i Sonic Youth di “Sonic Nurse” per poi richiamare addirittura i primi vagiti dei nostrani Marlene Kunz nel break. La voce di Valeria è a metà tra Thurston Moore e Kim Gordon (pur senza il lirismo di quest’ultima), sostenuta in più punti dagli efficaci cori di Laura, una peculiarità che si colloca senz’altro tra i punti di forza del combo abruzzese. Proseguendo nell’ascolto, in “Mr. Harvey” e “Bed never bed” emergono intenti minimalisti che a qualcuno ricorderanno il fiorente movimento musicale di certo underground italiano (Veronika Voss, Shock Treatment e in generale la scena fasanese), a qualcuno le velleità alternative di Verdena e soci. Rispetto a tante delle influenze finora citate, le Mad Chickens aggiungono in più un pizzico di psichedelia nei feedback vocali di brani come “Horses enchantress” e anche nell’impiego (a volte eccessivo e non sempre azzeccato) del sintetizzatore. “Black magic, black allergic” presenta qualche concessione alla parte più pop e radio-friendly del movimento riot grrrlz (Bikini Kill su tutte), per poi lasciare spazio alle atmosfere rarefatte e sbilenche di “Extremely reflexed in your mirror”, e agli inserti acustici dal forte impatto descrittivo di “The Tinman”. Chiude il lotto “Liar dog”, divisa in due parti accumunate dalla presenza costante di un sintetizzatore quasi floydiano, finalmente a proprio agio nel tessuto armonico.
Se l’uso delle tastiere sembra essere uno degli elementi distintivi della band, come evidenziato in più punti, tali inserti sono spesso portati avanti in maniera (volutamente?) elementare, con echi di no wave che possono piacere o no all’ascoltatore. “Kill, Hermit!” è in generale un disco spigoloso ma non acerbo, che necessita di più ascolti per essere compreso. In ogni caso, una band che tenta un approccio personale ad un genere non proprio recente, in tempi non sospetti.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.madchickensband.com
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