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Reviews - Macròlle
:: Macròlle - One Over Zero - (Autoprodotto - 2014)
C’è poco da fare: quando un disco ti comunica qualcosa, lo fa a prescindere dal genere proposto. Nel mio caso, aiuta molto la vicinanza ad atmosfere eteree e un po’ oscure, in qualsiasi modo esse siano interpretate. Dico davvero: è un po’ come tracciare una linea ideale che unisca le più audaci commistioni di prog e jazz, le sulfuree nebbie del doom e del proto-metal, gli incubi industriali di certo hardcore/punk di città e la sperimentazione sbilenca del miglior post rock. Senza trascurare, questo è vero, la carica emotiva che determinati filoni di musica per il cinema riescono a convogliare. Ecco, i Macròlle sono tutto questo, o almeno una buona parte: un quartetto guidato dalla tagliente voce di Ilaria, dedito ad un’interessantissima interpretazione del verbo indie rock che non prescinde da una solida preparazione musicale. “One Over Zero” è il loro disco di debutto: otto tracce (più una ghost track) in cui il rumorismo sonoro si fa mellifluo, assumendo quelle morbide connotazioni che celano le lame più affilate. Un po’ come avviene nell’opener “5.9 Crumbling Walls” – un nome che non ha bisogno di presentazioni, per chi vive in Emilia da almeno un paio di anni – dove ad accrescere la tensione è l’inquietante linea vocale che rompe la rigorosa successione disegnata dalle chitarre e sorretta dalla variegata sezione ritmica. Uno scenario che non tarda a lasciare il passo alla maestosa e “crimsoniana” coda di “Scream” (un po’ un anello di congiunzione tra la produzione di metà ‘70 e quella più moderna di Fripp e soci), che a sua volta dà il via alla sbilenca “Bowline”, guidata dal basso e dalle essenziali soluzioni chitarristiche; l’incedere è morboso quanto basta, e l’immaginario qui evocato si avvicina pericolosamente al cinema francese. Non si può fare a meno di pensare ad act di peso come Lebowski e Blonde Redhead (che poi non siano francesi, poco importa in questa sede: preferite i Mansfield TYA? Per me è lo stesso, o quasi), e tocca già alla sinuosa e maliziosa “Murder Instructions”: non nego come si tratti di una delle mie preferite, con il suo blues/soul acido un po’ da spy-story, alla Shirley Bassey o Beth Gibbons che dir si voglia. Certo, l’atmosfera è tutto, e i Macròlle lo sanno bene: ecco perché riescono a conferire un senso di inquietudine persino alle aperture di “I’m free”, diluite come sono in una partitura di chitarra degna di “OK Computer”, alla spigolosa “Stupid Obscene Binary Code” (altrettanto vicina ai Radiohead e a certo guitar rock britannico), alla sbilenca “The Burglar”, con il suo flavour vicino a Siouxsie ma mai eccessivamente noir/maudit, e alla conclusiva “Gravity”, in cui l’essenzialità dello stile asciutto di chitarra giunge a richiamare i Karate, oltre ad indulgere piacevolmente nei già citati intenti “cinematografici”. Al di là dei richiami ai gruppi succitati, “One Over Zero” è un disco che non ha mancato di ricordarmi, con le dovute differenze attitudinali, persino il neo-folk, proprio per via di un ruolo di prim’ordine qui affidato agli arpeggi di chitarra, che riescono a spaziare dai lidi più aspri alle dimensioni vicine all’etereo; in questo senso, menzione particolare va di certo alla timbrica vocale, in grado di essere precisa ed evocativa allo stesso tempo. Attendiamo dunque con fiducia le prossime mosse dei Macròlle, che hanno già dimostrato il loro indiscusso valore in sede live, una dimensione in cui il loro suono non perde di una virgola le caratteristiche distintive. Per il momento, procuratevi “One Over Zero”!
Voto: 9/10
Francesco Faniello

Contact
www.macrollemusic.it
www.facebook.com/pages/MACRòLLE/70112619472
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