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Reviews - M-pire of Evil
:: M-pire of Evil - Creatures Of The Black - (Iron Pegasus Records – 2011)
Per lungo tempo l’unico album dei Venom che ho tenuto nella mia discografia (rigorosamente in cassetta, con scrittina classicamente riprodotta sulla costina a penna tratto) è stato “Prime Evil”. Non avevo di certo ancora carpito l’essenza di una band che rappresenta con i suoi primi tre album una vera e propria pietra miliare per l’evoluzione di thrash, death, black e contaminazioni varie, ma avevo probabilmente colto nel segno con l’ascolto di un disco che è dai più ritenuto come la maturità compositiva della band di Newcastle. L’innesto di Tony Dolan al posto del leader Cronos smussò di sicuro quell’aura di malignità, ma segnò un’evoluzione dal punto di vista tecnico che assicurò nuova credibilità presso le evolute masse di ascoltatori della fine degli anni ’80. Vent’anni dopo, dal nuovo incontro tra Tony “Demolition Man” Dolan e il chitarrista fondatore dei Venom Jeff “Mantas” Dunn, sorge il nuovo progetto M-pire of Evil, che debutta con questo EP di sei tracce dal titolo “Creatures of the Black”, edito in vinile dalla Iron Pegasus e in cd dalla Scarlet. Alla batteria troviamo il granitico Antony “Antton” Lant, che gli aficionados ricorderanno come fratello di Cronos, nonché batterista sugli album “Resurrection”, “Metal Black” e “Hell”. La scelta del monicker era inizialmente caduta su Primevil, poi cambiato per riguardo ad una band omonima, e il sito stesso del trio è infarcito di dichiarazioni di rispetto e libertà, che lasciano presupporre una discreta egida dittatoriale esercitata da parte del buon Cronos nei confronti dei suoi compagni di viaggio negli anni dei Venom.
“Creatures of the Black” è composto da quattro cover più due brani originali: l’impressione generale è che Mantas sia il vero e proprio perno della band, forte di un livello tecnico sicuramente maturato nel tempo senza per questo scalfire un intento compositivo da sempre dedito a macinare riffs oscuri e granitici. L’inedita “Reptile” si dipana su una linea chitarristica che ricorda un po’ “Ravenous Medicine” dei Voivod, con buone variazioni e un drum beat dinamico, per un brano rozzissimo e dominato dal timbro profondo e rauco di Tony Dolan. La title track strizza l’occhio alla modernità, con un riff che sembra partorito dalla mente di Tommy Victor dei Prong, e con una bella apertura nel chorus. In tutto ciò, l’impressione è di trovarsi dinanzi ad un esperimento alla Probot nello stile di “Centuries of Sin”, uno dei punti più alti dello sforzo compositivo di Dave Grohl in quell’occasione, che non a caso vede la presenza del “rivale” Cronos dietro il microfono. Non una riscrittura pedissequa del sound delle origini dunque, ma il reimpiego di quello spirito su coordinate affini.
Venendo alle cover, gli M-pire of Evil imprimono il loro marchio di thrash/black su “Exciter” dei Judas Priest, “Motorhead” dei Motorhead, “God of thunder” dei Kiss “Hell ain’t a bad place to be” degli Ac/Dc. Se il classico dei Kiss, su cui Dolan si mostra particolarmente a proprio agio, appare fedele all’originale – gli Entombed hanno osato molto di più nella loro versione – e serve come ulteriore conferma delle profonde radici che i tre musicisti affondano nell’hard rock e nella NWOBHM, la versione degli Ac/Dc appare un po’ tamarra e forzatamente “indurita”. Su Motorhead e Judas Priest, ad emergere è soprattutto Mantas, a conferma di quanto detto sopra.
Un giudizio interlocutorio è quello che mi sento di esprimere in conclusione, in attesa della prova della band sulla lunga distanza, e un ringraziamento particolare a Claudietto della Iconoclast Records per aver inserito il disco nella sua distribuzione. Tutti i fans di Venom (in particolar modo chi ha apprezzato “Prime Evil”), Atomkraft e del lato più oscuro della NWOBHM sanno cosa attendersi, al di là delle mie parole…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
mpireofevil.tripod.com
:: M-pire of Evil - Crucified - (Mausoleum Records - 2013)
Tornano gli M-pire of Evil, già intercettati su queste pagine con l’ep di esordio “Creatures of the black”. Da allora, il trio guidato dagli ex Venom Jeff “Mantas” Dunn e Tony “Demolition Man” Dolan ha fatto registrare l’uscita di un full-length, “Hell To The Holy”, e soprattutto la defezione di Antton dietro le pelli, sostituito da Jxn (no, non è un deejay…). Fredda cronaca la mia, in attesa di sciogliere l’inevitabile perplessità per un capitolo come “Crucified”, che lungi dal rappresentare il secondo atto della nascente discografia del trio, si presenta come disco di auto-cover, essendo principalmente costituito da brani già composti, eseguiti e registrati a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90, ossia quando Tony Dolan era nella band madre degli M-pire, i Venom. Undici brani in tutto, di cui due inediti: a mio parere, non è il miglior biglietto da visita per chi voglia costruire una propria rispettabilità a partire da un progetto nuovo, pur ovviamente radicato in un’epoca ben definita ed eretto sugli allori del blasonato passato da cui due su tre componenti provengono. Campioni del raschiamento del barile o animati dal più puro spirito di recupero sonoro? Questo è il dilemma su cui sostanzialmente si divideranno le vostre tasche e le vostre query di ricerca su Soulseek o simili (ooops, io non l’ho mai detto, ok?). Sarà che sono un ottimista di natura, ma credo che la verità stia nel mezzo, con una leggera propensione verso la purezza di Mantas e soci. In effetti, se la presenza di brani come gli estratti da “Prime Evil” permette alla band di “vincere facile” è pur vero che la gran parte della tracklist si gioca su brani di nicchia (per usare un eufemismo) dell’era Dolan. La tracklist, come detto, pesca a piene mani dal più celebre “Prime Evil” e soprattutto dal successivo “The Waste Lands” (disco che a me – lo confesso – era completamente sconosciuto in precedenza), ultimo capitolo di quell’incarnazione dei Venom, uscito praticamente in sordina nel 1992, ben tre anni prima della relativamente breve reunion della line-up originale. Fa eccezione l’opener “Temples of Ice”, dall’omonimo album del 1991, una delle tracks che acquistano maggior valore da questa operazione (per così dire) di recupero.
Anche provando a giudicare solo sugli inediti il giudizio sarebbe interlocutorio: da un lato c’è la nondimeno piacevole patina vintage che avvolge la mistura di thrash, black e semplice rock’n’roll motorheadiano che ha caratterizzato la premiata ditta Dunn/Dolan sin dagli esordi nel 1989; Dall’altro c’è il fatto che brani come “Demone” e “Taking It All” non sono obiettivamente dei capolavori dal punto di vista compositivo, se cogliete la mia sottile deferenza nei confronti di un uomo che ha inventato alcuni dei riff più maligni del Grande Rumore una trentina di anni fa (insieme a Cronos, certo…) e comunque sia, non aggiungono poi nulla di nuovo alla proposta musicale di “Crucified”. Pur preso in sé, senza considerare il fatto che la stragrande maggioranza del materiale sia una riedizione di precedenti originali, il disco appare in più punti scialbo: ciò è dovuto al predominare dei mid-tempo di cui sono disseminati i brani tratti dal già citato “The Waste Lands” (“Need to Kill”, “Wolverine”, la stessa title-track) a scapito dei sempreverdi “Parasite”, “Blackened Are The Priests” e “Carnivorous”, non a caso originariamente inclusi in “Prime Evil”, quello che è e resta uno dei migliori album dell’intera discografia dei maestri di Newcastle. Se ve ne fosse ancora bisogno, è questo forse l’elemento che gioca maggiormente a favore della limpidezza di intenti di Dunn e Dolan: l’opera di recupero di un periodo sconosciuto ai più (non salite in cattedra, lo so che siete tutti a digiuno di “Venom di nicchia”, d’altronde una ventina d’anni fa la Armando Curcio Editore ne ha ristampato solo uno di disco del trio, e indovinate quale?), quando avrebbero potuto vincere a mani basse inserendo brani del calibro di “Skool Daze” e “Harder Than Ever”, solo per citarne un paio. Una cosa è certa: la controversia a suon di riff e dischi oscuri e anche un po’ caciaroni in atto tra Cronos e Mantas somiglia sempre di più ad una versione in piccolo di quella che si svolgeva tra Ozzy e il resto dei Sabbath all’epoca del primo split. E dunque? Non ho cuore di mettere meno di sette, per una serie di motivi: amo il timbro di Dolan, Mantas è sempre Mantas, “Parasite” è un gran pezzo e, se proprio lo volete sapere, non vedo l’ora di vederli dal vivo e cantare “Prime Evil” a squarciagola. M-pire of Evil raccomandati? Ma fatemi il piacere…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/mpireofevil
www.mpireofevil.com
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