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Reviews - Louise Lemon
:: Louise Lemon - Devil - (Icons Creating Evil Art - 2020)
Quando si tenta di scrivere un articolo, in questo caso musicale, una delle regole primarie è l’onestà, sia intellettuale che – diciamo – tecnica (vista la situazione giornalistica nel panorama attuale dell’Italia, c’è da farsi una grassa risata...). Onestà intellettuale, dicevamo... anche per questo EP dell’autoproclamatasi regina del death gospel, Louise Lemon. Sì... perché, non conoscendo a fondo il personaggio, né musicalmente né da altri punti di vista, questo EP sarebbe da bocciare vista la sua trita e ritrita confezione standard di musicalità che emerge al primo ascolto. Certamente la voce è molto bella, equilibrata e lasciva al punto giusto, sensuale ma alle volte fine a se stessa. Nonostante ciò, dopo ripetuti ascolti ci si immerge nel suo mondo depressivo, deprimente, come se i Muse più intimi facessero l’amore con i Radiohead più tristi. L’onestà tecnica sta nel dire che il prodotto è perfettamente bilanciato con una produzione perfettamente scivolosa nella nudità di un letto fresco appena fatto pronto per un “make love” costante. Si fa l’amore subito partendo con la titletrack (“Devil”, appunto) e ci si addentra nel “romanticismo” anni 80 con i colori di una new wave sognante fatta di tastiere e batteria pop con le chitarre di contorno. “Forever Alone” è una lenta discesa nella valle lacrimale sotto forma di ballata con punte di cangianti lacrime. Un po’ di ambient d’atmosfera come nel pezzo d’apertura per un night alla Cotton Club, come se il George Michael di “Kissing a fool” jammasse con gli Extreme di “When I First Kissed You”. La drammaticità misteriosa nelle corde dell’anima in “Bathe In Gold” ti fa stringere il cuore. Intima intimità che ricorda PJ Harvey o Alicia Keys, mentre le note fanno vibrare la pelle liscia dell’amore, finché l’ammaliante Louise Lemon cuce con “All My Tears” un finale lento e soave di lucida malinconia. Vi lascio con le parole di questa artista che si ama o si odia ma che non lascia indifferenti… “Ascolta sempre quell’istinto. Non puoi aspettarti amore da qualcuno che non sa amare sé stesso. Volevo solo tirarlo fuori con la mia band. Sono sempre alla ricerca di questa unica sonorità, è come l’ansia e la libertà in un suono più unico che raro. Ho discusso con loro di questo sound da quando ho iniziato a suonarci assieme e nell’assolo di chitarra della title track l’abbiamo trovato, dopo dieci anni di lavoro” [sì, peccato che l’amabile Louise si confonda probabilmente con “Bathe In Gold”, unico pezzo che sfoggia un assolo, ndr]. Ecco perché non è un disco da bocciare ma da ascoltare soli o in piacevole compagnia... luce soffusa di candele, vino bianco fresco, e naturalmente “make love”.
Voto: 7/10
Daniele Mugnai

Contact
www.louiselemonmusic.com
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