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Reviews - Listener
:: Listener - Being Empty: Being Filled - (Sounds Of Subterrania - 2018)
Inutile girarci intorno, scoprire i Listener è stato un evento che ancora non riesco a circoscrivere. Figuriamoci quando si tratta di “descrivere” il loro nuovo album “Being Empty: Being Filled”, un disco che definire di non facile assimilazione è il minimo. Se da un lato i riferimenti usuali saltano, in questa sede, dall’altro so bene a cosa appellarmi per rendere l’idea: il giro Touch & Go, Fugazi, Karate sono le prime cose che arrivano in mente quando parte “Pent Up Genes”, opener di questo lotto di dieci pezzi. Soprattutto, ad emergere è tutta quell’atmosfera DIY mai spenta, semmai sopita ma in perfetto agio sotto la cenere dei decenni, oggi come nella Mitteleuropa degli anni ’80, mentre i Kina magari scorrazzavano tra l’Olanda e la Berlino divisa, e i Negazione giungevano fin sulla punta dello Jutland insieme ai Declino. Certo, non possiamo negare come dal punto di vista musicale siamo distanti dai modelli succitati, che (Karate a parte) fanno parte della storia dell’hardcore/punk, sia tricolore che a stelle e strisce, per quanto intimisti possano apparire alle orecchie dei più romantici tra gli esponenti della controcultura. Il trait d’union, semmai, è l’attitudine, quel modo di vedere che ti porta a dedicare ampio spazio del tuo sito ai testi, che nel caso dei Listener hanno un’importanza evidentissima, essendo declamati dal parlato del bassista Dan Smith più che essere convenzionalmente “cantati”. Intendiamoci, non siamo qui dinanzi ad uno spoken word continuo, e la metrica non manca di una sua musicalità – quando non è a sua volta condita da melodie fredde ed eteree come solo il post/rock sa offrire. In questo senso, ascoltate “There’s Money In the Walls” e provate a restare indifferenti all’effetto glaciale delle vocals che si stagliano sull’accompagnamento scarno dell’incipit. Il resto lo fanno gli arpeggi di Jon Terrey, il cui stile è ben più “loud” di tonnellate di distorsioni fuori fuoco, e le spettrali marcette in coda all’opener, poi riprese su “Manhattan Projects” e sulla tooliana “Plague Doctor”, collocata in chiusura di un disco impegnativo, ma di sicuro valore. E ora mi è venuta voglia di riascoltare “The Bed is in The Ocean”...
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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