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Reviews - Lilyum
:: Lilyum - Nothing Is Mine - (Dusktone - 2011)
I Lilyum irrompono nelle scene del metal più oscuro con un altro nuovo capolavoro “Nothing Is Mine”: ovviamente qui la mente del gruppo è sempre Kosmos Reversum. “Nothing is mine” è un concentrato di profondissimo black metal ben adulterato (che esce dai soliti schemi dettati dal tipico black metal) dotato di atmosfere angoscianti, tetre e affascinanti che fanno venire i brividi e si addentrano nell’animo umano dell’ascoltatore. Le chitarre producono suoni molto graffianti e taglienti. I tempi di batteria si combinano adeguatamente al contesto dell’album. La voce, che produce una tonalità growling molto più gutturale e meno tendente alla tonalità screaming, squarcia totalmente l’accompagnamento di “Nothing Is Mine” come un’eco nel totale silenzio. Un ottimo lavoro ben progettato, strutturato e dotato di un solido scheletro compositivo. Anche il concetto profondo di questo lavoro è molto interessante, che parte subito dal titolo del cd “Nothing Is Mine”, “Il Niente è mio”. Un ottimo cd.
Voto: 8/10
Lara Calistri

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www.myspace.com/lilyum
:: Lilyum - October’s Call - (Naked Lunch Records - 2015)
Bene, veniamo ora alla quasi one-man band torinese Lilyum… dico “quasi” perché nel loro caso è il mastermind Kosmos Reversum a suonare tutti gli strumenti, lasciando però il buon Xes (singer dei blacksters lucani Infernal Angels) ad occuparsi delle vocals. La band vanta una carriera più che decennale, costellata di releases di vario genere, tutte ascrivibili in un modo o nell’altro al variegato panorama black metal: ecco, nonostante la definizione “black” (che normalmente mi porterebbe a gettare il tutto tra le amabili grinfie del buon Simone), qui c’è qualcosa che ha solleticato la mia fantasia. Sarà l’età (mia) che avanza, sarà l’epicità che permane (nel genere), ma sembra proprio che i Lilyum siano una di quelle realtà da tener d’occhio e soprattutto da segnalare, in una scena quanto mai inflazionata ma che evidentemente mostra ancora qualcosa da dire. “October’s Call” è il loro sesto lavoro sulla lunga distanza, un disco in cui gli aggettivi “atmospheric” e “post” mostrano una valenza reale e non fumosa: niente sperimentazioni fini a se stesse, né tanto meno improbabili innesti e rimescolamenti tra i generi, ma cinque tracks (più intro) dritte al punto, che poi sarebbe la ricerca di atmosfere (appunto…) malinconiche e plumbee, sulle orme sì dei maestri del Rumore Nero ma con un innato senso della melodia oscura. “Mother of Flies” e “Justice Palace” sono costruite secondo una formula nota ma ben rodata, che consiste nel disegnare efficaci architetture dall’epicità malefica seguendo un uso scarno delle chitarre, mai indulgente ai barocchismi neanche nei momenti in cui parrebbe facile forzare la mano in tal senso. Uno spirito avanguardista che ricorda da vicino le produzioni della label francese Ladlo, ma senza mai perdere di vista l’originario impianto metal, con un occhio di riguardo nei confronti del doom che emerge nei tanti passaggi lisergici di cui è disseminato il disco. Il rifferama di attacco di “In Too Blue” ricorda l’operato del maestro Paul Chain con i Violet Theatre, prima di cedere il passo a variazioni dal sapore classico, sempre dominate dal timbro profondo di Xes (che poi è il motivo per cui riesco ad apprezzare appieno questa proposta musicale, lontana com’è dal tipico stile scream di matrice black!); tocca a “Nothing” conferire l’ultima pennellata al “richiamo di ottobre”, con i suoi riferimenti a mostri sacri del genere come Septic Flesh e Darkthrone, il tutto calato in una veste prettamente underground e minimalista. Probabilmente avrei apprezzato una maggiore varietà di pattern ritmici, oltre alla presenza di tracks più corte, ma il valore dei Lilyum qui emerge anche al di là dei miei gusti personali, consegnandoci una band i cui punti di forza sono proprio quelli in cui si distacca dai canoni (da me mai troppo amati) del black anni ‘90 per stabilire connessioni con altri filoni, tra cui il death (qui ben rappresentato dalle vocals di Xes) ma anche il prezioso lascito di nomi del calibro dei Bathory e dei Celtic Frost di “To Mega Therion”, la cui influenza aleggia su molti dei passaggi del disco conferendo alla voluta fattura monolitica del sound una sua spiritualità particolarmente evocativa. Probabilmente il paragone è azzardato, ma rende almeno in parte l’idea della visione stilistica di Kosmos Reversum: ora non vi resta che ascoltarli!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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www.facebook.com/lilyumofficial1
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