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Reviews - Lelahell
:: Lelahell - Al Insane... The (Re)Birth Of Abderrahmane - (Horror Pain Gore Death Productions - 2014)
Cavolo, heavy metal in Algeria! Ok, siamo nel 2014, ma certi eventi riescono a preservare la mia capacità di stupirmi… e comunque, etichetta statunitense, missaggio e mastering avvenuti in Bielorussia, concerti in Francia e a Malta: non c’è che dire! Mi piace sempre pensare che certi luoghi di provenienza, spesso presenti nell’immaginario collettivo come fortemente evocativi, possano suscitare determinate atmosfere, e sembra proprio che anche qui io ne abbia conferma: è così che i Lelahell non suonano propriamente robaccia moderna di matrice Nu o affini, ma affidano la loro poetica ad un death/black marcissimo e senza compromessi, per quanto fortemente influenzato da influenze (appunto) arabeggianti e dal sapore orientale. È il caso di buona parte del riffing di “Al Intissar” e soprattutto di “Voices Revealed”, in cui le suggestioni patrie non sono mai esenti da quel tocco di rozzezza marcia che ricorda i colombiani Masacre e in generale quel death metal diretto e brutale che imperversava ad inizio anni ‘90. Era da quando recensivo i dischi della Hells Headbangers che non sentivo roba così, e non lo dico assolutamente per sminuire i Lelahell – la maggior parte dei dischi di quella label erano terribili, ed è in quell’occasione che sono fioccate le mie prime insufficienze – ma per dare il senso di un qualcosa di incredibilmente oscuro. La tentazione di tracciare parallelismi con situazioni tipo gli iracheni Acrassicauda (descritti dal documentario Heavy Metal In Baghdad) è sempre forte, ma da una ricerca su internet (con fonti dello stesso Lelahel) apprendo come la scena algerina sia abbastanza attiva specie sul versante estremo. Dimostrazione ne è questo disco, con gli stacchi parossistici di “Kalimet Essir” che non lasciano presagire le ardite variazioni di tempo sorrette dal drumming freddo e glaciale di Slaveblaster e coronate dalla lead guitar di Lelahel (progetto quasi solista? E chi lo sa…), insieme a titoli come le violentissime “Hillal” e “Mizmar”, o l’intermezzo “Imzad”, che portano ad interrogarsi su quali arcani di stampo lovecraftiano celino (di sicuro si tratta di agghiaccianti saghe che magari ispirarono a suo tempo il maestro di Providence). Dunque, sono tanti i fattori che mi portano a consigliare l’ascolto di “Al Insane…” a tutti quelli in perenne ricerca di sonorità sanguigne e non troppo laccate in ambito death, senza per questo rinunciare al mood oscuro che questo genere da sempre è deputato a creare. Comunque sia, il tempo speso sui testi del buon vecchio Howard Phillips mi suggerisce che la rinascita di Abderrahmane è qualcosa da cui tenersi a debita distanza…
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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