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Reviews - Led Green
:: Led Green - My dream… come true - (Autoprodotto - 2013)
I Led Green sono il progetto solista del “nostro” Leandro Partenza, anche noto per essere stato il batterista dei The Buddha Pests, nonché il mastermind della Ghost Record e della Crash Sound, attivissime label londinesi di management. Eh sì, perché ricordiamo che il Nostro rulla i tamburi da Oltremanica, lì dove più forte echeggiano i suoni di avanguardia da ormai varie decadi. Certo, rispetto alla robusta attitudine alternative rock a cui il batterista di origine livornese ci aveva abituato, la scelta di pubblicare un disco con una forte componente elettronica e per di più completamente strumentale si mostra avveniristica, ma il dato è relativo se consideriamo che proprio i britannici sono stati tra i maggiori fruitori della lezione dei Kraftwerk, specie a partire dall’inizio degli anni ’90 con act quali Prodigy e Chemical Brothers, per non parlare della successiva esplosione trip-hop. Cosa troviamo dunque nelle nove tracce che compongono “My dream… come true”? La definizione delle note promozionali recita “instrumental electro rock music”, e in effetti si tratta di un discreto progetto di elettronica con particolare attenzione ai suoni d’atmosfera, e con la particolarità del drumming “umano”. Se l’opener “Dancing on the moon” apre le danze in ostinato dancebeat anni ’90, le cose migliorano di sicuro con la successiva “Dragonfly”, un po’ influenzata dalle sonorità care ai Cure, un po’ caratterizzata da un particolare incedere da soundtrack di spy story. “Happiness in a rainy day”, sembra un incontro impossibile tra Decibel e Kraftwerk, “Escape from my prison” e “Chaos”, guidate dal basso, ricordano a tratti alcuni esperimenti di supporto cinematografico nello stile di Claudio Simonetti, e tocca a “Sweet emotions” riportare un raggio di luce. Oggi come oggi penso che l’ideale sia fornire un cantato a simili forme di progettualità, in quanto molto è stato detto su queste coordinate musicali, e sono sempre dell’idea che un cantato (e dei testi) servano a fornire un valore aggiunto ad un prodotto musicale, di qualunque genere esso sia. Comunque sia, va detto che il contrasto tra il drumming “vero” e i campionamenti conferisce un sapore più autentico ad un disco prettamente “electro”; verso il finale, le varie soluzioni proposte abbracciano addirittura sonorità marcatamente “space” in “See you soon”, un brano dove spunta anche il fantasma dei francesi Rockets (ricordate “Galactica”? “It’s been a long time since I watched from the stars”… eheheh!).
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.ledgreener.com
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